IRAN 2013 PRESIDENTIAL ELECTION CANDIDATES

Rohani vara l’Iran 4.0

Internet è ormai divenuto uno dei mezzi fondamentali con i quali far crescere uno Stato. Senza telecomunicazioni efficienti e una rete internet che colleghi il Paese, sia all’interno sia con l’esterno, uno Stato non può dirsi in grado di reggere il confronto con le potenze internazionali. E non è soltanto il quadro economico a esserne interessato, ma anche, in via non secondaria, la stessa società. Una popolazione connessa è una popolazione che nel Terzo Millennio ha certamente maggiori possibilità di aggiornarsi, di studiare, di conoscere e di sentirsi parte di una comunità che travalica l’appartenenza territoriale. Con dei rischi, connaturati al sistema, che però devono essere ritenuti “calcolati” nell’ottica di un approccio benevolo nei confronti della modernità.

Il confronto con la modernità è uno dei temi centrali dell’islam politico. Da sempre l’Occidente considera il mondo islamico, senza distinzioni, come un sistema incapace di potersi relazionare con il moderno, con le tecnologie e tutto ciò che ne consegue. Non sembra si riesca a concepire un sistema politico fondato sull’islam che non debba collassare con l’arrivo delle nuove tecnologie, e in special modo di internet. L’Iran di Rohani sembra invece voler interrompere questa narrazione con una campagna di modernizzazione del Paese in cui internet deve essere il principale strumento di questa evoluzione. L’idea della nuova amministrazione iraniana è quella di far intraprendere al Paese la strada della quarta rivoluzione industriale, trasformando l’Iran in una potenza emergente e non più un attore regionale con problemi di arretratezza in molte aree.

Proprio per questo motivo, la decisione del governo Rohani è stata quella di investire nella creazione di una rete che porti internet per 932 città e 28mila villaggi. Una rete che dovrebbe servire circa 45 milioni di utenti. L’annuncio è arrivato a margine della conferenza internazionale “Industry 4.0” che si è tenuta a Teheran il 13 e 14 luglio nel salone dei ricevimenti della Milad Tower. Non un annuncio qualsiasi, ma l’avvio di un fenomeno di massa che porterà alla cablatura dell’Iran e alla massificazione di internet. Una riforma richiesta non solo dallo Stato, ma anche dalla società civile. Un Paese giovane, con il 60% della popolazione fra i 20 e i 32 anni e che una diffusione capillare di telefoni cellulari, necessita di tecnologie che portino la rete internet a livelli di avanguardia per non aumentare il gap con i Paesi industrializzati.

Ma è una riforma che vuole soprattutto far comprendere al mondo che l’Iran non è un Paese arretrato, ma un Paese che, nonostante la forma di Stato peculiare, offre ai suoi cittadini una società tecnologicamente avanzata. Con una tecnologia non per pochi ricchi, come nei Paesi del golfo Persico, ma una tecnologia diffusa come gli Stati più evoluti. Un messaggio che assume un ruolo importante anche nei confronti degli investitori stranieri, che beneficiano di una struttura statale e sociale più moderna e quindi sono più facilitati nell’ingresso nel Paese e a mettersi in contatto con le realtà locali. Gli investimenti stranieri, come ha dimostrato l’ultima serie di contratti firmati dall’Iran con cinesi, francesi e italiani, sono il fulcro dell’evoluzione economica impostata dal governo di Teheran, e passano per forza per la diffusione d’internet.

Questo scatto in avanti della Repubblica Islamica nei confronti dell’utilizzo d’internet e della rivoluzione industriale 4.0, non è un dato irrilevante, ma dimostra quanto sia profondo il senso di riformismo imposto da Rohani al governo del Paese. E dimostra anche il motivo della rielezione come presidente del Paese, grazie anche al voto delle fasce più giovani e più liberali. Rohani è il riformismo applicato all’Iran, che non abbandona il sistema islamico ma lo rende permeabile alla modernità. Un tema centrale anche all’interno del Paese, dove esistono forti sacche di resistenza alla liberalizzazione del sistema mediatico e delle comunicazioni, ma in generale alla modernizzazione del Paese. Il compito del presidente iraniano non è semplice, perché c’è una parte conservatrice del sistema politico e religioso che vorrebbe frenare quest’evoluzione dello Stato, ma dall’altro c’è una cosiddetta società civile, perfettamente inserita e integrata nel sistema della Repubblica Islamica, che non vede conflitto tra modernità e forma di governo dell’Iran.