Angela Merkel - Getty

Rischi e opportunità per la Germania
nella guerra dei dazi tra Cina e Usa

Le statistiche ufficiali tedesche del 2017 segnalano che nello scorso anno è stata confermata la tendenza del 2016, che vedeva la Cina in testa alla classifica dei partner commerciali della Germania. Un interscambio complessivo di oltre 186,8 miliardi di euro poneva la Repubblica Popolare saldamente davanti ai Paesi Bassi e agli Stati Uniti, scalzati nel 2015.

L’ascesa della Cina è stata veicolata negli ultimi anni dal consolidamento dei rapporti bilaterali con Berlino, basati su una crescente integrazione nel settore manifatturiero. Come segnala ByophysEco, negli ultimi anni Cina e Germania hanno di fatto consolidato un duopolio manifatturiero a livello mondiale. La Cina, da un lato, ha sinora virato dallo status di “fabbrica del mondo” a leader nella produzione e esportazione di prodotti a medio valore aggiunto, con una tendenza a crescere manifestata negli ultimi piani economici, e ha beneficiato dell’integrazione con il settore industriale tedesco, da un lato portatore di know-how focalizzato sulla qualità e elevati tassi di valore aggiunto e dall’altro fornitore di essenziali macchinari industriali.

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In questo contesto, la guerra commerciale scatenata dall’amministrazione Trump contro Pechino rischia di mettere in difficoltà anche Berlino ma da un lato apre anche scenari inediti per la collaborazione bilaterale.

Cina e Germania compatte contro Trump

Nei giorni in cui la guerra dei dazi inizia a deflagrare, Cina e Germania sono al lavoro per comprendere l’impatto che la sfida commerciale tra Pechino e Washington e i suoi possibili allargamenti sul fronte tedesco potrebbero causare alla loro relazione bilaterale. Il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, ha dichiarato all’agenzia Xinhua che la Germania si aspetta importanti progressi nelle relazioni con la Cina sotto il profilo politico-economico ed ha auspicato che l’imminente visita a Berlino del Primo ministro Li Keqiang, inviato speciale di Xi Jinping per tutte le principali questioni commerciali dall’Europa orientale alle Filippine, risulti un successo.

Risulta chiaro che l’offensiva inopinatamente lanciata da Donald Trump contro la Cina coinvolga in prima linea anche la Germania: una quota importante dell’export tedesco, che ha chiuso gli ultimi anni con un surplus superiore all’8% del Pil del Paese, è infatti assorbito dall’industria cinese, che come detto si procaccia in Germania macchinari ad alta tecnologia utili, a loro volta, per la produzione di massa destinata a altri mercati, Stati Uniti in primis. I dazi rischiano di causare un effetto-contagio che Berlino vuole tenere sotto controllo.

Negli ultimi giorni di maggio il cancelliere Angela Merkel si è recata in Cina per rafforzare il dialogo tra la Germania e la Cina in una fase segnata, in quella circostanza, dalle tensioni sul nucleare iraniano. La dichiarazione congiunta dei due leader ha rappresentato un vero e proprio endorsement alla strategia del multilateralismo che i due Paesi puntano a voler perseguire anche in ambito commerciale.

Le vie della seta tra Pechino e Berlino

Un’alternativa strategica da contrapporre alle mosse statunitensi potrebbe essere un rafforzamento della connettività commerciale terrestre tra la Germania e la Cina sulle rotte della “Nuova via della seta”. Berlino si è unita di recente ai partner comunitari nella critica all’opacità di progetti e appalti legati alla Belt and Road Initiative (Bri), ma al tempo stesso ha giocato in anticipo rispetto al resto d’Europa nel campo.

Nello scorso dicembre, il quotidiano Handelsblatt ha pubblicato un’interessante reportage sulle opportunità che la Bri offre alla Germania, sottolineando come essa potrebbe aprire nuovi mercati al Paese e, soprattutto, amplificare le possibilità del mittelstand, l’ampio e variegato panorama di piccole e medie imprese tedesche, che “con le loro competenze  e le vaste esperienze internazionali potrebbero giocare un ruolo importante nei progetti di connettività infrastrutturale”, come dichiarato da Volker Treier, vicedirettore dell’associazione delle Camere di Commercio tedesche.

Di questa connettività sta beneficiando il porto fluviale di Duisburg, città della Vestfalia che sorge nella confluenza tra Reno e Ruhr: colpita da una forte deindustrializzazione negli Anni Novanta, Duisburg ora sta rilanciandosi come hub di smistamento dei container merci provenienti via ferrovia dalla Cina. Terminale della linea Chongqing-Xinjiang-Europa, Duisburg è sede di collegamenti regolari dal 2015: sulla tratta, dagli 815 viaggi del 2015 si è passati ai 3271 del 2017. Nell’era dei dazi, Germania e Cina posseggono tutte le carte in regola per saldare sul lato interno il loro potenziale commerciale. Depotenziando in questo modo l’effetto delle mosse di Trump.