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Quel rimpasto di governo
che rivoluziona l’Arabia Saudita

Le gravi ripercussioni politiche a seguito del barbaro assassinio del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato di Istanbul, in Turchia, hanno indotto Re Salman, monarca dell’Arabia Saudita, a ordinare un rimpasto di governo e a nominare un nuovo ministro degli Esteri: si tratta di Ibrahim al-Assaf, che sostituisce Adel al-Jubeir, retrocesso a sottosegretario.

Come riporta Middle East Eye, Assaf, ex ministro delle finanze e membro del consiglio di amministrazione del colosso petrolifero nazionale Aramco, è stato tra le numerose persone detenute nel quadro della “repressione della corruzione” attuata dal principe ereditario Mohammed bin Salman nel novembre 2017.

Il neo ministro degli Esteri saudita fu detenuto per un breve periodo all’interno dell’hotel Ritz-Carlotn di Riyad, insieme ad altri importanti uomini d’affari. Le indagini contro di lui, tuttavia, non hanno portato a nulla e non sono state trovate prove a suo carico. Altri hanno raggiunto un’intesa – spesso di tipo economico – con il regno per essere liberati.

Caos Khashoggi, il Re Salman ordina il rimpasto

Come riporta l’Agi, chiuso il caso, al-Assaf era stato nominato ministro di Stato, cioè membro del Consiglio dei ministri sauditi, che è guidato dal re. E a gennaio di quest’anno aveva guidato la delegazione saudita al Forum di Davos, sulle Alpi svizzere. Al-Jubeir è stato uno dei principali esponenti del regno negli anni passati e ha avuto un ruolo di primo piano tanto nella guerra in Yemen che nel caso Khashoggi.

Nonostante qualche tentativo di minimizzare l’accaduto, secondo fonti vicine al regno citate da Middle East Eye, la retrocessione di Jubeir viene considerata come una vera e propria umiliazione per uomo fino ad oggi così potente. Secondo le stesse fonti, il rimpasto è stato voluto in prima persona dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. L’ex ministro Jubeir, infatti, sarebbe colpevole di non aver adeguatamente protetto il principe dallo scandalo dell’omicidio di Jamal Khashoggi e di aver gestito male la situazione sotto il profilo diplomatico.

Nell’ambito del rimpasto, scrive l’Agi, Turki al-Shabbana è stato nominato ministro della Comunicazione, Hamad Al-Sheikh ministro dell’Educazione, il principe Abdullah bin Bandar ministro della Guardia nazionale e sostituito da Faisal bin Nawaf come governatore della regione di Jouf. Tra le altre nomine, Abdulaziz bin Turki al-Faisal sarà presidente dell’Autorità per lo Sport mentre il predecessore Turki Al-Sheikh sarà a capo dell’Autorità per l’intrattenimento. Particolarmente interessante è la nomina Turki al-Shabbana, che i media sauditi dipingono come un vero e proprio genio dei media. 

I cambiamenti dentro e fuori il Regno: licenziato l’ambasciatore a Londra

Ma il rimpasto saudita non si ferma al solo governo. Re Salman, infatti, ha ordinato anche il licenziamento dell’ambasciatore saudita nel Regno Unito, il principe Mohammed bin Nawaf. Sempre secondo Middle East Eye, si tratterebbe di una punizione contro il ministero degli Esteri voluta dal principe ereditario bin Salman. L’ambasciatore avrebbe commesso il grave errore di essersi avvicinato troppo al principe Ahmad bin Abdulaziz, il fratello del Re tornato in Arabia Saudita dalla sua residenza a Londra nel pieno dello scandalo Khashoggi.

il 76enne principe Ahmed bin Abdulaziz, fratello minore di Re Salman e zio del principe ereditario, è la figura su cui punterebbero alcuni membri della famiglia reale e delle alte sfere di governo per impedire che bin Salman possa salire al trono alla morte dell’attuale monarca. Secondo fonti anonime saudite citate dalla Reuters nel mese di novembre, decine di principi e di cugini del principe appartenenti alla famiglia reale vorrebbero un cambiamento nella linea di successione. Il rimpasto odierno sembra una chiara risposta a quelle voci e agli oppositori interni del principe ereditario. Sarà sufficiente?