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Reporter Day: capita

Capita un giorno che ti arriva un link di un’amica che ti invita a dargli un’occhiata.

Capita che quel link ti piaccia e ti coinvolga e carpe diem, invii un po’ di link inerenti ai tuoi lavori.

Capita che nel prosieguo dei giorni tu te ne dimentichi completamente di aver partecipato a un contest dedicato ai reporter.

Capita che nel frattempo perdi un amico carissimo, all’improvviso, che viveva a Milano e cercavi il momento giusto per salire e andarlo a trovare.

Capita che esattamente il giorno dopo dalla brutta notizia, tu riceva una mail da quel contest di reporter e sei stato selezionato.

Capita che la vivi stranamente e che ci sia lo zampino del tuo amico.

Capita che ti chiedano di inviare un’idea di reportage da presentare a una commissione e che finalmente hai l’occasione per provare a realizzarla.

Capita che l’accettino, che t’invitino a Milano alla sede de “Il Giornale” per partecipare al contest.

Capita che ti senti uno schifo perché l’occasione di riabbracciare il tuo amico sarebbe arrivata, ma qualcos’altro è arrivato prima.

Da qui in poi nulla è più una casualità ma una realtà. Un pezzo di vita da vivere, da affrontare, da riprendere in mano, perché troppo presto accantonata, quella speranza di respirare bellezza, quella leggerezza che provi quando ti senti in un posto fatto per te, alla tua altezza, dove tutto può accadere e nulla può svanire.

Parto da Bari con ansia, oltre che in ampio anticipo in aeroporto, tant’è che non c’erano neanche i cornetti caldi per fare colazione. Sono arrivati dieci minuti dopo e mi hanno fatto l’applauso.

Cintura allacciata, oh mia bella madunnina arrivo, caldo ci si rivede tra qualche giorno.

Non l’avessi mai pensato, arrivo a Milano e mi accorgo subito che c’è qualcosa che non va, che quel clichè del “Ah la neve, ah la nebbia, ah il fresco” “mi raccomando a nonna portati il visone che fa freddo a Milano” non esiste più. Una Milano così calda non si era mai vista.

Il vero ragazzo del Sud arriva nel luogo di destinazione almeno ventiquattro ore prima, proprio per ambientarsi, per non perdersi nella metro e accorgersi subito che i bus a Milano sono più puntuali della bolletta condominiale ogni primo del mese.

Cena, doccia, nanna.

Sveglia ore 6, sono a Milano e fa ancora caldo, più caldo di ieri, più caldo di Bari, insomma, più caldo. La verità? Ho pensato seriamente di presentarmi in mutande alla sede del “Il Giornale” e accreditarmi, oltre che screditarmi, con la scusa che mi avessero rapinato, svestito e lasciato solo 10€ per un happy hour. Poi ho optato per una polo celeste e via.

Alle 8.30 c’erano già tantissimi ragazzi, in attesa. Chi fumava, chi spolliciava facebook, chi da sotto gli occhiali da sole pensava “ma che cavolo ci sono venuto a fare qui”. Ansia, molta ansia, sembrava come se fossimo tornati al Liceo e stavamo per vivere la prima giornata degli esami di Stato. Lo stesso stato d’animo lo percepivi negli sguardi di tutti e la tensione andava smorzata, stigmatizzata e così decido di rompere il ghiaccio, ho iniziato a presentarmi a tutti, anche al cane del barbone lì vicino. A tutti. Ciao piacere, sono Giovanni, vengo da Bari e a Milano fasc cald, più cald che in Puglia.

E da quel momento le cose sono andate meglio, ci siamo accreditati, marchiandoci con dei badge, avevamo un nome da mostrare e avevamo un nome da leggere. Eravamo finalmente identificati. A vita. 150 reporter tutti convocati in Via Gaetano Negri 4 per intraprendere un’esperienza stimolante e unica.

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