La leggenda e la vicenda dei ragazzini La storia della grotta di Tham Luang

Da Chiang Mai (Thailandia) – La vicenda dei ragazzi intrappolati dal 23 giugno scorso nella grotta di Tham Luang, nel nord del Paese, è ormai finita per il meglio. Tutti i baby calciatori e il loro vice allenatore sono usciti martedì scorso, grazie ad una straordinaria operazione di soccorso fatta da una squadra di professionisti thailandesi e stranieri. Stanno bene e finalmente hanno rivisto la luce, dopo più di due settimane d’oscurità. Ma qui, in Thailandia, un posto dove le credenze sono parte fondante della cultura, la leggenda che si intreccia a questa storia rimarrà eterna.

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Il mito della grotta

Tham Luang Kun Nam Nang Non, che letteralmente significa “Caverna della donna sdraiata”, sarebbe abitata dallo spirito di una principessa dell’antico regno di Chiang Rung. “Il mito narra che questa principessa era stata messa in cinta dallo stalliere di famiglia e che, per sfuggire a suo padre, che non approvava il suo amore, sarebbe scappata e si sarebbe rifugiata dentro la grotta”. A raccontarmi questa storia è Sriveang, una donna sulla cinquantina d’anni che, come tutti da queste parti, è convinta che la leggenda sia vera. “La principessa si stava riposando, mentre l’uomo era andato alla ricerca di cibo. Ma non è più tornato, perchè è stato trovato e ucciso dai soldati del padre”.

Profondamente turbata dalla situazione, la giovane si sarebbe poi suicidata. “Il mito racconta – continua a spiegarmi Sriveang mentre sul cellulare mi fa vedere dei video che parlano della leggenda – che la principessa si sia uccisa conficcandosi una pinza per capelli alla testa e che, la fuoriuscita del suo sangue sia diventato poi il fiume che ora divide la cittadina thailandese di Mae Sai a quella birmana di Tachileik, mentre il suo corpo sdraiato ha dato forma alla montagna Doi Nang Non”. Forma che, vista dalla strada principale che conduce al parco nazionale, assomiglia veramente ad una donna distesa.

La reincarnazione

Ma cosa c’entra questa antica storia con il salvataggio dei 13 giovani intrappolati? Qui tutti credono che Kruba Boonchum Yannasangwalo, il monaco eremita che ha predetto il ritrovamento dei ragazzi dopo la preghiera fatta insieme ai genitori dei piccoli calciatori fuori dalla grotta, sia l’attuale reincarnazione dello stalliere ucciso dagli uomini del padre della principessa. E sarebbe proprio per questo che, quando il religioso ha parlato con lo spirito della donna morta, lei avrebbe permesso il ritrovamento dei ragazzi, per poi farli liberare.

“Non preoccupatevi, i ragazzi stanno bene. Verranno fuori tra pochi giorni”, aveva detto quando i giovani non erano stati ancora trovati. E aveva aggiunto: “I soccorritori sono vicini a loro”. Il giorno dopo, tutti sono stati trovati dal ricercatore britannico. Sriveang mi racconta che “la visita del monaco è stata molto importante”, perchè ha dato una “speranza concreta alla gente del posto affinché i giovani venissero trovati sani e salvi”. D’altronde, aggiunge, “la sua presenza ha fornito più di un semplice sostegno morale, quello che ha predetto si è rivelato vero”.

Il monaco delle tre Nazioni

Kruba Boonchum Yannasangwalo, 54 anni, è un monaco esperto di tradizione della foresta, particolare scuola buddista diffusa nel Paese. Nato nel distretto di Mae Chan a Chiang Rai, ha vissuto a lungo nel tempio di Phra That Don Ruang, nella città di Pong, nello Stato Shan del Myanmar. Dopo essere diventato noto per i suoi pellegrinaggi nel nord della Thailandia, nel nord-est della ex Birmania e nel nord del Laos, si è guadagnato il soprannome di “monaco delle tre Nazioni”. E in questa parte di Thailandia, è molto venerato. Kruba, infatti, è una parola del dialetto Lanna – quello della zona – e viene usato solo per religiosi adorati.

Il legame tra le grotte e l’uomo

Nella Thailandia buddista, è bene ricordarlo, la relazione tra l’uomo e le caverne è sempre stata forte. Si ritiene, infatti, “che le grotte ospitano una speciale energia, che solo gli uomini virtuosi che osano entrarci possono accumulare”, scrive l’antropologo e ricercatore all’Università di Kyoto Edoardo Siani, su New Mandala. “Coloro che praticano ascetismo, come i monaci e gli eremiti, sono tra questi temerari”. Meditando dentro una grotta, “si addomestica l’aspetto selvaggio di questo potere, trasformandolo in qualcosa che è benefico per la società”. “E le offerte che si vedono nelle grotte di tutto il regno –  conclude –  si spiegano con il bisogno di placare gli spiriti di chiunque sia riuscito ad addomesticare quel potere in cambio della loro protezione”.

  • Vlado Cremisi

    Adesso inizia il vero esperimento “da grotta” nella crescita del loro cervello.