OLYCOM_20171010125231_24586707

Quei missili da Gaza che ostacolano ancora la pace

A pochi giorni dallo storico ingresso del leader di al-Fatah nella Striscia di Gaza, un altro evento interrompe la lenta strada della pace tra Israele e Palestina.

Un lancio di razzi in un momento non casuale

È stato infatti riportato come un lancio di razzi sia partito proprio da Gaza e diretto contro il territorio di Israele. Il primo è stato registrato domenica sera, caduto nella zona di Eshkol, proprio al confine con la Striscia. Secondo le fonti israeliane non vi sarebbero stati né morti né feriti. Tuttavia i razzi sono stati considerati come attacco al territorio israeliano e Tel Aviv ha così risposto alla provocazione.

Alcuni carri armati israeliani sono stati utilizzati per colpire la postazione, da cui si ritiene siano partiti i missili. La stessa pare si trovasse all’interno di un campo profughi situato nella Striscia. Non è però ancora chiaro se l’azione di rappresaglia israeliana abbia causato morti o feriti. Questo che appare come un attacco gratuito contro Israele non poteva essere fatto in un momento peggiore, per le conseguenze negative che avrà a livello diplomatico. Si stava infatti concludendo con successo proprio in questi giorni il processo di riconciliazione tra l’Autorità Nazionale Palestinese (quella che detiene il potere amministrativo in parte della Cisgiordania) e il movimento di Hamas.

Hamas aveva appena rinunciato al controllo di Gaza

Il leader di al-Fatah, Rami Hamdallah, era entrato qualche giorno fa proprio nella Striscia di Gaza per incontrarsi con gli esponenti di Hamas. Il movimento sunnita islamista ha infatti deciso di rinunciare alla leadership su Gaza, conseguita con la vittoria alle elezioni del 2006. Il motivo? Hamas è arrivato ad un momento di profonda crisi. Da una parte infatti l’Egitto di Al Sisi ha implementato nell’ultimo periodo un blocco economico ai danni della Striscia, che ha indebolito e non poco Hamas. A ciò si deve aggiungere la recente crisi diplomatica dei Paesi del Golfo con il Qatar. Quest’ultimo era infatti uno dei principali sponsor del movimento palestinese e nell’attuale condizione di isolamento troverà non poche difficoltà a proseguire tale strategia di supporto.

Chiuso in un vicolo cieco Hamas ha così deciso di facilitare il rientro dell’Autorità Palestinese su Gaza e interrompere questa divisione in atto da circa dieci anni. La riunificazione di Gaza con la Cisgiordania sotto un’unica autorità avrebbe sicuramente ridato linfa a negoziati stabili con Israele. Da Tel Aviv sono arrivate anche delle chiare condizioni affinché un tavolo di dialogo potesse essere aperto. Disarmo completo di Hamas e rottura definitiva dei rapporti con l’Iran. Queste le condizioni sine qua non dettate da Netanyahu. Sembrava che Hamas potesse accettare le richieste israeliane e invece già la scorsa settimana è arrivata la doccia fredda.

Hamas non deporrà le armi

Il leader di Hamas Ismail Haniyeh ha così dichiarato: “Ci sono le armi del governo e della polizia e ci sono le armi della resistenza. Il popolo palestinese ha diritto a possedere armi per resistere all’occupazione”. Una posizione condivisa anche dal leader della brigata al-Qassem, il braccio armato di Hamas. “Il possesso di armi non dovrà essere argomento di discussione”, ha così chiuso la questione il portavoce della brigata. Poi è arrivato il lancio di razzi contro Israele. Più che una coincidenza, sembra che parte di Hamas non abbia nessuna intenzione di favorire un processo di pace con Israele.

La storia che si ripete e una pace ormai quasi impossibile

Non è la prima volta che un evento violento interrompe bruscamente il riavvicinamento tra le due parti in causa. Il 4 novembre 1995 il premier israeliano Yitzhak Rabin venne assasinato da un estremista israeliano, proprio quando gli accordi di Oslo stavano per passare dalla carta alla pratica. Nel 2000 fu invece la visita di Ariel Sharon nella spianata delle moschee a scatenare la Seconda Intifada, in un periodo in cui Israele stava progressivamente ritirando l’esercito da Gaza e dalla Cisgiordania. Infine la vittoria alle elezioni di Hamas nel 2006 rese nullo l’impegno israeliano di ritiro totale delle truppe dalla Striscia di Gaza. Ivi venne addirittura imposto un blocco navale contro il Governo di Hamas. Ogni momento decisivo viene interrotto da azioni violente delle parti più estreme del conflitto. Una condizione permanente che mostra l’ormai quasi impossibilità di un duraturo processo di pacificazione.