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Quei 3500 mujahideen
che fanno base in Albania

È stata segnalata in Albania la principale base del gruppo d’opposizione iraniana Mujahideen e-Khalq (MEK), organizzazione bollata come terrorista da Iran e Iraq. Nei pressi di Durazzo sarebbe in costruzione un loro campo di addestramento.

In precedenza MEK era inserita nella lista nera anche da Unione Europea, Gran Bretagna, Usa e Canada, per poi venire “sdoganata” tra il 2008 e il 2012. L’organizzazione nasceva nel 1963 in Iran con l’obiettivo di opporsi all’influenza occidentale nel Paese e di combattere il regime dello Shah. Nel 1979 il MEK partecipava alla Rivoluzione guidata da Khomeini ma l’ideologia divulgata, un incrocio di marxismo, femminismo e islamismo, si scontrava con quella degli Ayatollah e veniva messo al bando.

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Nel 1981 il MEK si traferiva a Parigi dove fondava il proprio quartier generale e cinque anni dopo si spostava a Camp Ashraf, a nord di Baghdad, da dove supportava la guerra di Saddam Hussein contro l’Iran. Il Campo ha continuato a svolgere un ruolo di primo piano nell’attività politica e diplomatica contro il regime di Teheran ed ha anche incassato il supporto di diversi esponenti politici internazionali tra cui l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, l’ambasciatore americano all’Onu John Bolton ed Emma Bonino in veste di vice-presidente del Senato, nel giugno del 2012.

I leader dell’organizzazione sono i coniugi Massoud e Maryam Rajavi; Massoud non si mostra in pubblico dal 2003, ovvero da quando venne meno la protezione datagli da Saddam Hussein e vive oggi in una località segreta per timore di attacchi da parte di Teheran.

Le controversie

“Organizzazione terroristica” basata sul “culto della personalità dei propri leader” nonché “registi e responsabili di attentati ed atti di violenza politica” secondo Teheran; “principale forza di opposizione promotrice di democrazia e laicità in Iran” per gli Stati Uniti. Tutto ciò è espresso chiaramente in un articolo del New York Times del 21 settembre 2012  che spiega come l’allora Segretario di Stato, Hillary Clinton, avesse deciso di “sdoganare” il MEK facendolo togliere dalla lista nera delle organizzazioni terroriste del Dipartimento di Stato.

Il New York Times faceva notare che diversi esponenti del Congresso erano divenuti convinti sostenitori del movimento che, se una volta era marxista-islamista, si è poi ricreduto trasformando la propria lotta e diventando il principale movimento organizzato contro la teocrazia iraniana.

Sempre secondo il quotidiano newyorchese, tra i sostenitori del MEK ci sarebbero R. James Woolsey e Porter J. Goss, ex direttori della CIA; Louis J. Freeh, ex direttore dell’FBI; Tom Ridge, ex segretario della Homeland Security sotto la presidenza George W. Bush; il procuratore generale Michael B. Mukasey e il consigliere per la sicurezza nazionale, il Generale James L. Jones, operativo sotto l’amministrazione Obama.

Il trasferimento del MEK dall’Iraq all’Albania

Nel 2003 l’esercito statunitense aveva assunto il controllo di Camp Ashraf, disarmando i miliziani del MEK e trasferendoli a Camp Liberty, nei pressi dell’aeroporto di Baghdad. L’allora governo iracheno in mano sciita manteneva legami stretti con Teheran e i membri del MEK si sentivano minacciati in seguito alla caduta del regime di Saddam Hussein, era dunque fondamentale trovare una nuova collocazione ai circa 3,500 miliziani anti-Ayatollah.

Il New York Times ipotizzava la decisione della Clinton come parzialmente legata alla chiusura di Camp Ashraf: per trasferire i “mujahideen” era necessario toglierli dalla lista nera. Si pensò dunque a una ricollocazione lontana dalla lunga mano degli agenti iraniani; bisognava soltanto trovare un Paese disposto ad accoglierli, ovviamente con tutti i relativi rischi.
L’8 gennaio scorso il quotidiano online “Balkanspost” pubblicava, un articolo di Anne Khodabandeh, esperta di de-radicalizzazione che ha più volte criticato il MEK, avendone fatto parte in passato. Lo stesso giorno la Khodabandeh rilasciava anche un’intervista a Sputnik dove descriveva i dettagli della sua esperienza negativa nel MEK.

Nell’articolo veniva denunciato il trasferimento dell’intero MEK in Albania: è qui dunque che l’amministrazione USA ha deciso di trasferire gli alleati anti-Teheran, con pieno appoggio del governo Rama.

Il trasferimento sarebbe avvenuto alla fine del 2016, indicato come “intervento umanitario”, con la supervisione dello UNHCR e con un finanziamento di almeno venti milioni di dollari. In aggiunta, veniva reso noto che a breve l’Albania avrebbe ospitato anche vedove e orfani di jihadisti dell’Isis uccisi in battaglia. L’accordo sarebbe stato stretto nel 2013 tra l’esecutivo albanese e l’amministrazione Obama.

La presenza del MEK in suolo albanese

Nonostante il profilo relativamente basso mantenuto dal MEK in Albania, la sua presenza non è passata in osservata sia all’interno dell’edificio di un’ex università privata a Tirana e sia in un vero e proprio fortino a Manez, piccolo comune a pochi chilometri da Durazzo, tutt’ora in costruzione, scoperto dal giornalista investigativo Gjergj Thanasi, il quale ha illustrato agli Occhi della Guerra il suo operato.

In che modo si è accorto della crescente presenza del MEK a Durazzo, ma in particolare del fortino di Manez? “Il Consiglio dell’Organizzazione del Territorio (Keshilli i Rregullimit te Territorit) ha la responsabilità per l’emissione dei permessi per la costruzione di opere pubbliche e di edifici privati (fabbriche, hotel, scuole, strade ecc). Questo Consiglio aveva pubblicato un elenco dei permessi rilasciati per una serie di opere e tra queste ne figurava uno nei confronti di una ONG denominata F.A.R.A. Il permesso era del 16 ottobre 2017 e indicava l’autorizzazione per “un complesso residenziale e servizi per la comunità iraniana in Albania”. A quel punto ho indagato su questa F.A.R.A che, stranamente e contrariamente alla legge albanese, non risultava registrata presso l’Ufficio delle Imposte e non aveva neanche una partita IVA, cosa vietata in Albania.

Ho allora proseguito l’indagine presso l’ufficio urbanistico del comune di Durazzo (che conosco molto bene avendo vissuto qui per 52 anni); là mi mostravano una richiesta scritta della F.A.R.A. nella quale veniva chiesto il permesso per la creazione di un cantiere (recinto, collegamenti d’acqua, elettricità, container ecc.) ed emergeva che il Municipio non aveva rilasciato alcun permesso. La lettera di richiesta non aveva un’intestazione, non era presente alcun indirizzo o recapito telefonico.
A questo punto mi sono recato a Manez (nella prima settimana di novembre 2017) per vedere cosa stava succedendo e mi sono trovato davanti a un recinto finito, a una rete elettrica già installata, e a dei canali in costruzione, per la rete idrica. C’era anche un container con degli uffici all’interno della recinzione. Intorno al cantiere c’erano guardie e anche tre agenti con la divisa della Polizia di Stato”.

Da quanto tempo il MEK è presente in Albania e in che modo si è sviluppata questa presenza?
“I primi 14 mujahideen sono arrivati dall’Iraq a Tirana il 14 maggio 2013 e facevano parte di un gruppo di 210 persone trasferite qui poco dopo. Nel marzo 2016, dopo una visita in Albania dell’ex Segretario di Stato John Kerry, il governo Rama ha informato che stavamo per ospitare 2000 mujahideen. In teoria una parte doveva essere ospitata in Romania ma poi alla fine sono venuti tutti qui in Albania, ben 3500. Sono stati sistemati quasi tutti in un’ex edificio universitario nella zona di Tirana mentre i leader in delle villette limitrofe”.

Per quale motivo sono stati trasferiti proprio in Albania?

“Hanno scelto l’Albania perché nessun altro Paese li avrebbe presi, nemmeno l’isola Nauru o le isole Kiribati. Gli USA li hanno fatti trasferire in Albania perché le milizie sciite in Iraq erano pronte a massacrarli su ordine di Teheran”.

Conclusione

La presenza in Albania del MEK non fa altro che aggravare ulteriormente la delicatissima situazione nei Balcani dove sono già presenti in forze altri gruppi jihadisti e islamisti. Sembra quasi che l’area balcanica occidentale stia diventando una zona logistica e di transito in supporto alle politiche di guerra in Medio Oriente. In primis è fondamentale tener presente che da almeno un decennio in paesi come Albania, Kosovo, Bosnia e Macedonia è presente un’infiltrazione islamista sunnita/salafita che sta facendo breccia tra giovani e meno giovani, molti dei quali in difficili condizioni socio-economiche; non a caso sono più di mille i foreign fighters hanno lasciato i Balcani per arruolarsi nelle file dei jihadisti in Siria dal 2011; trattasi della più grande mobilitazione di musulmani balcanici per andare a combattere una guerra “esterna” nella storia di quell’area. Molti di questi jihadisti stanno rientrando nei propri Paesi d’origine, con tutti i relativi rischi.

Vi è poi un importante flusso di finanziamenti, da parte di Paesi e ONG del Golfo, nei confronti di centri culturali e moschee che divulgano l’ideologia wahhabita e salafita. La Bosnia in particolare sta risentendo pesantemente di quest’infiltrazione.
La diffusione dell’ideologia islamista radicale sta influenzando anche la diaspora balcanica in Europa, come dimostrano anche gli ultimi arresti e le ultime espulsioni in territorio italiano.

La collocazione in Albania dei mujahideen del MEK è interessante perché l’organizzazione condivide con le formazioni wahhabite e salafite la lotta contro i nemici sciiti (Iran in primis) e contro l’ Asse Sciita che da Teheran attraversa Iraq e Siria per raggiungere Hizbullah in Libano; Asse supportato da Mosca e uscito vittorioso dal conflitto siriano-iracheno. Il rischio di una sua presenza oltre-Adriatico rischia però di incrementare la destabilizzazione in un’area già caratterizzata da forti tensioni etnico-religiose, politiche e in difficili condizioni socio-economiche.

  • stufo

    D’Alema ha già organizzato una nuova missione arcobaleno ?

  • Ling Noi

    Un piccolo esercito mercenario islamico di proprietà Usa da utilizzare quando servirà, ovviamente a far danni nella serva Europa e nel Medio Oriente.