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Quale futuro per il Kurdistan iracheno?

Nonostante il terromoto scaturito dal referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno e convocato da Masud Barzani sembra, dopo qualche scossa di assestamento (vedi i fatti di Kirkuk ), essersi placato, le elezioni che si terranno quest’anno a Erbil saranno decisive per capire la direzione che la leadership curda vuole far prendere al paese. Il 2017 è stato un anno tumultuoso per i curdi iracheni, ma il 2018 sarà cruciale. Dopo il referendum per l’indipendenza, rivelatosi un fallimento nonostante la popolazione curda si sia espressa favorevolmente, Barzani, lo storico leader del Partito Democratico del Kurdistan (PDK), si è dimesso. Coadiuvato dalle Forze di mobilitazione popolare (hashd al-shaabi), milizie sciite vicine a Teheran, l’esercito iracheno ha conquistato prima l’importante Kirkuk, provincia dove si concentra oltre il 75% di tutto il petrolio iracheno, per poi continuare l’avanzata (di cui vi abbiamo parlato su Gli Occhi della Guerra ) verso i territori conquistati dai peshmerga curdi durante la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico. A completare il quadro di grandi cambiamenti c’è stata anche la morte di Jalal Talabani – leader dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), principale partito di opposizione – scomparso i primi di ottobre. Inoltre a inizio novembre il partito aveva l’intenzione di sciogliere il politburo e sostituirlo con un comitato composto da 11 membri, che sarebbero dovuti essere guidati dall’ex vice-presidente del Kurdistan iracheno Kosrat Rasul; il piano però non si è concretizzato perché Rasul si è ammalato ed è stato portato in Germania dove ha ricevuto cure per circa due mesi, per poi tornare in Kurdistan lo scorso sabato.

Intervistato dalla testata curda Rudaw Mala Bakhtiyar, politico dell’Unione Patriottica, ha confermato che anche se non è ancora certa la data precisa delle elezioni curde, quasi sicuramente saranno fissate in un giorno che va dal 5 al 15 marzo. Nella lunga intervista tra i tanti temi è stata discussa in particolare la questione relativa al controllo sui peshmerga, che storicamente sono divisi tra i due partiti principali, a loro volta controllati dalle due famiglie Barzani e Talabani. Bakhtiyar afferma che il PUK, comunque vadano le elezioni di marzo, continuerà ad amministrare sia i combattenti peshmerga che le forze di sicurezza e di intelligence che operano nelle aree sotto il controllo dell’Unione Patriottica. La questione relativa al controllo sulle milizie dei peshmerga è di cruciale importanza: già a ottobre, durante l’avanzata dell’esercito iracheno per riprendere il controllo di Kirkuk, erano scoppiate grandi polemiche a seguito della notizia che i peshmerga che rispondono alla famiglia Talabani avessero abbandonato la loro postazione a Kirkuk senza opporre resistenza, così da far entrare l’esercito iracheno e le milizie sciite in uno degli avamposti più importanti per Erbil, con il chiaro intento di destabilizzare i piani di Barzani.

Le elezioni parlamentari e provinciali si avvicinano e secondo le prime proiezioni il PUK è destinato a perdere tra il 10 e il 15% dei voti e l’affermazione di Bakhtiyar “la forza e l’influenza del PUK nella regione del Kurdistan non dipendono da quanti voti riceverà alle prossime elezioni” non fa ben sperare in un futuro prossimo di stabilità politica all’interno dei confini sotto il controllo della Regione autonoma del Kurdistan. “Nessuno può prendere una decisione sul destino della regione del Kurdistan senza l’Unione patriottica del Kurdistan”, ha concluso il politico curdo. Alla domanda se pensa che questo messaggio di avvertimento possa essere in contrasto con un pacifico e democratico trasferimento di potere, Bakhtiyar ha detto che il PUK non accetta che in Kurdistan si stia pensando di disarmare i peshmerga sotto il controllo del partito di cui fa parte: “Abbiamo istituito delle forze armate molto importanti per la regione e quindi nessuno può permettersi di disarmarci.”

Riguardo all’elezione di un nuovo leader per il partito, ha detto che il PUK deve trovare una nuova formula per affrontare le sfide del futuro: infatti dopo la morte di Talabani – teoricamente – nessuno può assumere il ruolo di segretario generale del partito. Quando gli viene chiesto cosa pensi di Qubad Talabani, figlio minore di Jalal, dice che come rappresentante dell’Unione Patriottica negli Stati Uniti ha svolto un ottimo lavoro e che le sue capacità sono fuori discussione. Ora bisognerà attendere e vedere che tipo di novità ci saranno ora che è tornato il vice-presidente Rasul in Kurdistan. Per ora l’unica certezza, mentre le elezioni di marzo si avvicinano, è che le divisioni interne che contraddistinguono i rapporti tra i curdi rappresentino da sempre il peggior nemico e ostacolo a un Kurdistan politicamente autonomo.

  • Zeneize

    Piccola nota: Kirkuk non è curda, ma ha maggioranza irachena.

    • Guido M Dell’Omo

      Nell’articolo non è stato scritto che Kirkuk – avamposto conteso avidamente per il petrolio – sia curda, ma che sia stata conquistata dai curdi durante la battaglia contro i miliziani di al-Baghdadi. Un bottino di guerra non indifferente se non fossero stati scacciati subito dopo il referendum dall’esercito iracheno coadiuvato dalle milizie sciite. Per questo nell’articolo scrivo che l’esercito iracheno abbia poi “continuato la sua avanzata verso i territori conquistati dai peshmerga curdi durante la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico”.

      • Zeneize

        D’accordissimo, lo so che non l’ha scritto, ma trovo importante precisare, poiché la stampa di regime (non la vostra) spesso abusa dell’ignoranza dei lettori proprio su Kirkuk, e poi imbastisce le campagne dei suoi padroni su queste storielle.