ISIS-Turkey

Qamishli, i curdi accusano la Turchia: “Aiuta l’Isis”

L’abbiamo ritrovata dentro una base dello Stato Islamico. Qualcuno dovrà spiegarci cosa ci faceva un militare di Ankara in una base di terroristi situata ben 80 chilometri dentro i territori siriani? E perché la sua piastrina è finita lì”.

La mano del generale Redor Kalili stringe quella piastrina di metallo, te la rigira sotto gli occhi. Il generale è uno dei comandanti delle milizie curde che combattono l’Isis sul fronte di Qamishli, una città siriana al confine con la Turchia circondata sul lato meridionale dallo stato Islamico. Qui l’Isis attacca ogni giorno. E qui, come a Kobane, la principale preoccupazione dell’esercito turco, posizionato appena dietro la linea del confine, sembra essere quella di impedire l’afflusso di qualsiasi tipo di rifornimento alla città assediata.

Ma quel che fa più infuriare il generale Redor Kalili è il sospetto che Ankara fornisca un appoggio esplicito al terrore jihadista. Un sospetto rafforzato dalle prove raccolte nelle basi dello Stato Islamico, e in quelle di Jabat Al Nusra, cadute sotto il controllo dei peshmerga. “Vuoi sapere cosa abbiamo trovato? Allora guarda qua – spara il generale mentre affonda le mani nel cassetto della scrivania e tira fuori una mazzetta di passaporti e carte d’identità. “Guarda… sono tutti passaporti di terroristi. Questo – spiega esibendone uno color rosso – veniva dal Bahrein… È arrivato in Siria dall’aeroporto d’Istanbul.. come puoi vedere dal visto”.

Poi sbatte sul tavolo un passaporto verde. “Questo era di un tunisino… Anche qui come puoi notare c’è il timbro dell’aeroporto d’Istanbul. Stesso timbro che trovi su questo passaporto libico… Questo signore abitava a Bengasi, ma per raggiungere la base dell’Isis dove abbiamo trovato il suo documento è passato pure lui dalla Turchia. Direi che tutti questi documenti e questi timbri siano la dimostrazione del ruolo assolutamente falso e ambiguo giocato da Ankara. A voi occidentali Erdogan fa credere di essere un alleato della Nato, ma in verità quel signore è il principale alleata dello jihadismo internazionale. Fa di tutto per garantire ai militanti e ai volontari jihadisti il libero transito sul proprio territorio e attraverso i propri confini”.

Il vero tris d’assi del generale Kalili sono tre documenti d’identità con la mezzaluna rossa di Ankara. “Queste sono tre carte d’identità turche. Appartenevano ad altrettanti militanti dello Stato Islamico. Abbiamo trovato anche queste in una loro base. Questi signori sono solo tre dei centinaia di cittadini turchi impegnati a combattere tra le fila dei terroristi”. Non pago Redor Kalil mette mano ad un paio di registri. “Se non ci credete sfogliatevi questi. Sono registri di Jabat al Nusra, la formazione legata ad Al Qaida che ora sta stringendo un patto con l’Isis. Qui dentro ci sono i nomi dei “mohajerin”, ovvero gli stranieri che combattono con loro. I militanti sono registrati con pseudonimi, ma i luoghi di provenienza però sono autentici. E sono quasi tutti luoghi d’origine turchi”.