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Putin rafforza l’asse con la Serbia
E adesso sfida la Nato nei Balcani

Vladimir Putin vola a Belgrado per incontrare Aleksandar Vucic. Una visita di Stato particolarmente importante, che riafferma i legami fra Russia e Serbia: la prima, superpotenza che guarda a ovest verso l’Europa orientale; la seconda, ultimo vero avamposto russo dopo l’espansione verso Est della Nato. 

Il presidente russo è stato accolto con tutti gli onori. Belgrado si è vestita a festa, quasi che ad arrivare nella capitale serba non fosse solo un presidente di un Paese estero ma una sorta di star. Le strade della città avevano manifesti con scritto “benvenuto presidente Putin, caro amico”. Una folla di persone si è radunata nel centro della capitale, nei pressi della chiesa di San Sava, per celebrare l’arrivo di Putin. Nei giorni scorsi, i negozianti hanno messo in vendita magliette, tazze e anche dei libri con il volto del leader della Federazione russa. Una fontana è stata anche illuminata con il blu e il rosso a simboleggiare la bandiera russa, che condivide i colori di quella serba. Mentre all’arrivo del presidente russo, le campane di Belgrado hanno iniziato a risuonare a festa per annunciare lo sbarco del potete alleato di Mosca.

Per Putin un vero e proprio bagno di folla, che è servito a dimostrare che la Serbia non si è allontanata dalla sfera di influenza della Russia. E questo nonostante Belgrado giochi una partita molto complessa, divisa fra la volontà di entrare a far parte dell’Unione europea, le mire della Cina, e lo storico legame con Mosca. E su questo legame Putin non sembra voler transigere, tanto che le frasi pronunciate prima del viaggio sono apparse estremamente chiare: secondo il leader del Cremlino, l’espansionismo Nato nei Balcani e in Serbia serve a destabilizzare la regione.

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Un messaggio molto netto che Putin ripete da tempo. Il presidente russo sa che la Serbia rappresenta l’ultimo baluardo di Mosca nei Balcani dopo che l’Occidente ha avviato una forte politica espansiva nella regione sudorientale d’Europa. Una a una stanno cadendo tutte le nazioni che un tempo facevano parte della grande ala protettrice della Russia. Quella rete costruita ai tempi dell’Unione sovietica è stata fatta oggetto delle mire dell’Alleanza atlantica e dell’Unione europea, a tal punto che molte capitali che un tempo erano parte del blocco orientale, oggi sono diventate pienamente parte della strategia di Stati Uniti, Nato e Unione europea. È successo con il Montenegro, e potrebbe succedere con la Macedonia. Tanto che anche in questo teatro, rappresentato dal cambio di denominazione da Fyrom a Macedonia del Nord, si gioca una complessa partita fra Mosca e l’Occidente.

Per evitare che anche la Serbia cada nell’orbita occidentale, Putin ha mosso le sue pedine. In poche ore, durante il viaggio del presidente a Belgrado, sono stati siglati 21 accordi di collaborazione in diversi settori. I contratti siglati fra Russia e Serbia rappresentano nero su bianco la volontà di consolidare l’asse fra i due Stati. Uno in particolare desta molto interesse, quello sul Turkish Stream. L’obiettivo di Mosca è quello di portare il gas del Turkish Stream fino in Serbia spendendo fino a 1,4 miliardi di dollari. Una mossa che aprirebbe le porte al definitivo rafforzamento dell’alleanza con Belgrado, trasformandola nell’hub del gas russo nei Balcani. 

Ma Putin ha anche deciso di risolvere definitivamente il nodo dei rapporti fra Serbia e Kosovo. Il presidente russo è popolare in Serbia per diversi motivi. Uno dei principali è quello del mancato riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Mosca, al pari di Pechino, ha sempre negato di riconoscere l’autonomia del Kosovo e ha fatto di tutto per evitare che Pristina entrasse nelle Nazioni Unite. E non a caso Cina e Russia sono interessate alla Serbia come loro testa si ponte nei Balcani e nel cuore dell’Europa.

Come riportato da La Stampa, “Putin non ha risparmiato critiche al Kosovo e ha definito ‘provocatoria’ la creazione di un esercito regolare a Pristina. Ma ha soprattutto puntato il dito contro l’Ue sostenendo che la sua mediazione in Kosovo non abbia ottenuto i risultati sperati e accusando Bruxelles di voler mettere Belgrado davanti a un bivio obbligandola a ‘una scelta artificiale’ tra Russia e Occidente”. Ma proprio sotto questo profilo, Putin ha anche aperto alla possibilità di un accordo sui confini fra Kosovo e Serbia, anche per fare in modo che il Kosovo non diventi definitivamente una piattaforma della Nato nei Balcani e proprio al confine con uno Stato come la Serbia a cui la Federazione russa ha già consegnato i suoi Mig.