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Putin, la libertà o la sicurezza?

Da oggi in Russia bisognerà stare un po’ più attenti nel filtrare i contenuti che si inviano per messaggio ad altre persone. Sono infatti entrati in vigore alcuni degli emendamenti contenuti nel pacchetto di riforme facenti parte della Legge Federale № 1039101-6 “Sugli emendamenti al Codice Penale e al Codice di Procedura Penale della Federazione Russa per l’introduzione di misure aggiuntive per contrastare il terrorismo e assicurare la pubblica sicurezza”, più semplicemente conosciuto come “Pacchetto Yarova”, dal nome del Deputato della Duma di Stato, Irina Anatolevna Yarova, già membro della Commissione sulla Pubblica Sicurezza e Anti-Corruzione della Camera Bassa del Parlamento russo e principale promotrice di questa riforma.

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Approvata dalla Duma in terza lettura il 29 giugno scorso e firmata dal Presidente Putin il 7 luglio, parte di questi emendamenti sono entrati in vigore già in data 20 luglio, cioè due settimane dopo la pubblicazione della legge, sebbene il resto degli emendamenti riguardanti la registrazione dei contenuti trasmessi attraverso telefoni cellulari e internet avranno effetto a partire dal primo luglio 2018. In realtà, tale data è stata ulteriormente posposta su emendamento di Anton Belyakov, membro del Consiglio della Federazione, che prevede lo slittamento al 2023 dell’entrata in vigore di tali aggiunte. Ciò essenzialmente dovuto ad un adeguamento dei notevoli costi di gestione di tali nuove procedure a carico di tutte le compagnie private e gli enti pubblici che sono affetti da tali modifiche: Pochta Rossii, vale a dire il servizio postale nazionale, dovrà sostenere costi una tantum per 500 miliardi di rubli (circa 7,1 miliardi di euro) e ogni anno per 100 miliardi di rubli per l’acquisto di strumentazione adeguata e nuovo personale specializzato nel settore. Allo stesso tempo le azioni delle due principali compagnie telefoniche russe, MTS e Megafon, hanno perso in borsa rispettivamente il 2,5% e l’1%, in vista dell’enorme cifra di 2200 miliardi di rubli (30 miliardi di euro) che costerà loro l’adeguamento alla nuova legge, con incremento dei costi all’utente finale di 2 o 3 volte rispetto al passato.

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Si sono sollevate molte opposizioni alla legge in questione, provenienti anche e soprattutto dal mondo politico, anche all’interno del parlamento stesso, come la Commissione per i Diritti Umani, o da parte del rappresentante del Partito Liberal-Democratico e Vice Presidente della Duma, Vladimir Zhirinovsky, che ha anche diffuso un video di denuncia. Edward Snowden, ex collaboratore dei servizi di sicurezza americani, ora rifugiato politico a Mosca, ha constatato i costi della legge in 33 miliardi di dollari, oltre ad un tweet al vetriolo in cui sostiene che si tratti di un giorno buio per la Russia, in quanto è stata approvata una legge che viola il buonsenso. La legge ha ricevuto anche delle aspre critiche dal Ministro delle Telecomunicazioni Nikolay Nikiforov, il quale ha aggiunto che in autunno proporrà degli emendamenti ulteriori alla stessa legge.


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Ciò che sicuramente ha suscitato perplessità a riguardo è l’invasività nella privacy del cittadino, le cui conversazioni private sono registrate e conservate per un periodo che va dai sei mesi ai tre anni e il divieto di utilizzo di programmi di messaggistica istantanea con encryption – pena una contravvenzione e il sequestro dello smartphone -, in quanto gli altri emendamenti vanno a punire essenzialmente la complicità e l’omertà riguardo alla pianificazione di atti terroristici, con l’inasprimento delle pene detentive e la perdita dello status di cittadino della Federazione Russa.

Tale riforma ricorda per grandi linee il Patriot Act americano, approvato il 25 ottobre 2001 e che in maniera più subdola si insinua nella vita delle persone, con in aggiunta la facoltà da parte delle forze di sicurezza e di polizia di poter condurre indagini a carico dei cittadini americani senza che vi sia un mandato di autorizzazione da parte di un giudice, o neanche un avviso di garanzia. D’altro canto, in un Paese come la Russia, abituata a fronteggiare una grave piaga come il terrorismo di matrice islamista, garantire un minimo di sicurezza aggiuntiva, non fa mai male. È un rimando alla classica teoria delle relazioni internazionali circa il dilemma del trade off tra Libertà e Sicurezza, e spesso la risposta non è ovvio che tenda verso una condizione di assoluto rispetto delle libertà dell’individuo, vedasi il caso francese. Insomma, Liberi perché Sicuri, o Sicuri perché Liberi?

  • perbos

    The so called “liberal democracy” of the West is not defendable against rigid Islamic ideology.
    Islam is ideology much more than the religion and is using idiotic weak laws of democracies to penetrate their unsustainable system.
    The only way to try to stop this Islamic onslaught is to limit idiotic “human rights” and “political correctness” approach of liberal fools in the West.
    Reading the book of Umbrto Ecco I came across interesting statement made by a priest in the year 1324:
    “GLI UOMINI DI UNA VOLTA ERANO BELLI E GRANDI (ORA SONO DEI BAMBINI E DEI NANI), MA QUESTO FATTO E SOLO UNO DEI TANTI CHE TESTIMONI LA SVENTURA DI UN MONDO CHE INCANUTISCE. ……….IL MONDO INTERO CAMINA SULLA TESTA, DEI CECHI CONDUCONO ALTRI CECHI E LI FAN PRECIPTARE NEGLI ABISSI,…… L’ASINO SUONA LA LIRA, I BUOI DANZANO”.
    How acute in the year of 2017 !!!!
    Good luck democracy.