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Putin gioca allo Zar in Crimea e nel Donetsk si muore ancora

Il presidente russo Vladimir Putin ha visitato la Crimea con un’accoglienza da Zar per il giorno della vittoria sovietica della seconda guerra mondiale.

E nel sud est dell’Ucraina, nella città costiera di Mariupol, si è scatenato l’inferno con morti e feriti. I filorussi sono padroni del centro nella totale anarchia. Putin è arrivato ieri in Crimea a Sebastopoli atterrando in elicottero su una nave da guerra. Per assistere, davanti a 150mila persone, alla parata della vittoria nella repubblica secessionista. Il presidente russo ha voluto sottolineare «l’orgoglio e il trionfo russi» lanciando un messaggio simbolico molto forte all’Occidente. Davanti alla folla sono sfilati mille uomini, 70 aerei ed elicotteri ed una decina di navi erano davanti a Sebastopoli. Nel discorso ai veterani della seconda guerra mondiale ha lanciato un monito all’Occidente: «Chiediamo che ognuno tratti i nostri interessi legittimi, come il ripristino della giustizia storica ed il diritto all’autodeterminazione, allo stesso modo».

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Il governo ucraino, la Nato e gli Usa hanno protestato per la visita del capo del Cremlino in Crimea. Kiev l’ha definita «una flagrante violazione della sovranità nazionale». La mossa dello zar darà nuova forza ai fermenti separatisti nel sud-est dell’Ucraina. Come si è visto ieri nella città costiera di Mariupol, dove siamo arrivati nel mezzo di una battaglia fra filorussi e guardia nazionale ucraina. Una densa colonna di fumo nero si alza dal centro semideserto, a parte i militanti separatisti. Raffiche di kalashnikov e tiri singoli dei cecchini ci costringono al riparo. Davanti ad un bar una pozza di sangue ha inzuppato uno striscione del giorno delle vittoria, cavallo di battaglia dei filorussi.


Bande di civili ci fanno attraversare le laterali di corsa nella zona della centrale di polizia dove si combatte. In un ampio viale alberato una piccola folla vuole linciare un soldato ucraino catturato chissà come. La situazione è drammatica: il poveretto disarmato e in mimetica si dispera, ma viene colpito da calci e pugni. Si chiama Petro e viene da Kiev. Quando mostra il documento militare i filorussi si accaniscano ancora di più. Un paio di poliziotti, che sembrano stare dalla parte dei militanti, alla fine lo portano via malconcio.

Davanti alla centrale di polizia ci sono due cadaveri, una macchina sforacchiata di colpi e le fiamme che divorano l’edificio. Uno dei corpi è di un miliziano con tanto di giberna per le munizioni e un foro di proiettile nel fianco. Una mano pietosa ha messo sul cadavere un’icona di San Nicola. Un altro morto potrebbe essere un agente.

Sopra il telo che lo copre è stato lasciato il cappello di poliziotto. Si parla di 21 vittime, ma altrettanti sarebbero i corpi carbonizzati nell’edificio della polizia secondo fonti locali. I feriti sono decine, compreso un cameraman russo che è grave. Ed un consigliere regionale che ci mostra la fasciatura sulla gamba per un proiettile di striscio. «Eravamo in corteo con donne e anziani per la festa della vittoria, quando è scoppiato l’inferno» racconta Alexander Romanenkov. Il municipio, preso d’assalto dai filorussi, è circondato da una barricata di copertoni dati alle fiamme. Poco più in là si sente il rumore sordo di un paio di esplosioni e raffiche di mitra. Il centro città è sprofondato nella totale anarchia con ragazzotti mascherati che inneggiano alla Repubblica secessionista di Donetsk. I filorussi, alcuni ubriachi, hanno bloccato la via principale con una barricata. E adesso cercano di ribaltare un camion per rafforzarla. In questo caos, un gruppo di donne guidato da una signora con la fisarmonica canta l’inno dell’Unione sovietica. All’incrocio con via Lenin i filorussi sono riusciti a catturare un blindato ucraino. Dopo aver sparato con il cannoncino il mezzo è andato in panne. I soldati all’interno sono scappati. I separatisti aprono uno dei portelloni posteriori e trovano nastri di munizioni pesanti oltre ad un’arma anticarro che portano via.