Il Segretario di Stato, Pompeo, è andato a Seul e Pechino per incontri di alto livello e spiegare il vertice Trump-Kim

Il tour in Asia di Pompeo
rischia di rivelarsi un fallimento

Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha realizzato un tour in Asia tra Seul e Pechino.

Pompeo a Seul

Quella di Seul era una visita programmata da tempo per spiegare i dettagli dell’accordo raggiunto a Singapore tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un. Ma con gli ultimi sviluppi sulle esercitazioni congiunte fra Usa e Corea del Sud e con l’idea paventata da Trump di ridurre il numero dei soldati americani nella penisola, le cose sono cambiate.

Proprio per questo motivo, se all’inizio era previsto solo il trilaterale con il ministro giapponese Taro Kono e quello della Corea del Sud, Kang Kyung Wha, è stato aggiunto anche il summit con Moon Jae-in

La decisione di Trump di voler sospendere le manovre militari congiunte in Corea del Sud, preoccupa. Il Giappone ha già manifestato la sua contrarietà a questa scelta. Da sempre il governo di Shinzo Abe ha assunto una politica molto più dura nei confronti di Pyongyang. Come spiegato da Andrea Muratore su questa testata, Kim per il governo conservatore nipponico è molto più di un avversario.

La Corea del Sud era già stata informata di quanto deciso da Trump e Kim. Moon ha avuto una conversazione telefonica di venti minuti con Trump subito dopo il summit di Singapore. Ma un incontro con Pompeo diventava a questo punto molto importante per regolare alcune questioni in sospeso.

La presidenza sudcoreana vede con favore la possibile sospensione delle esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti. “Riteniamo che sia necessario prendere in considerazione vari modi per promuovere ulteriormente il dialogo fintantoché si svolgeranno seri negoziati tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord per la denuclearizzazione della penisola coreana e l’instaurazione della pace”, ha detto il portavoce Kim Eui- Kyeom.

Una dichiarazione che segue di poche ore quel tweet di Donald Trump in cui il presidente Usa ha affermato: “Risparmiamo una fortuna non facendo giochi di guerra, finché stiamo negoziando in buona fede come stanno facendo entrambe le parti!”. E da Seul sono d’accordo. Ma nelle ultime settimane, è circolata la notizia che il presidente Usa volesse ridurre il numero delle truppe di stanza in Corea. E questo, per Seul, è un problema diverso.

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Dopo Seul, Pechino

La seconda tappa di Mike Pompeo è stata Pechino, dove il segretario di Stato ha incontrato il presidente Xi Jinping, l’ex ambasciatore negli Usa e attuale consigliere di Stato, Yang Jiechi e il ministro degli Esteri, Wang Yi. “Verranno discusse le relazioni bilaterali e saranno scambiate opinioni su importanti questioni internazionali e regionali di interesse comune”, aveva dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang pochi giorni prima del vertice. E così è stato.

Al centro dei colloqui la Corea del Nord, ma non è l’unico dossier sul tavolo. È chiaro che sul fronte coreano, la sfida fra Cina e Stati Uniti è molto più ampia: Pyongyang è solo uno dei tanti campi di battaglia di una sfida a lungo termin. Pompeo ha ringraziato Xi Jinping e la Cina per aver condotto la Corea del Nord a trattare, ma sui rapporti bilaterali pesano altre importanti questioni ancora irrisolte.

La tensione è molto elevata. Nelle ultime settimane, il Dipartimento di Stato ha diramato l’allerta per attacchi acustici contro i funzionari diplomatici in Cina. Ma questo fenomeno arriva dopo mesi di discussioni relative al Mar Cinese Meridionale, alla flotta Usa nel Pacifico, ai dazi commerciali e alla sfida in diversi ambiti.

Non ultima, proprio in questi giorni, l’apertura dei nuovi uffici dell’American Institute di Taipei. Questi uffici operano sostanzialmente come un’ambasciata statunitense a Taiwan. Il governo di Pechino ha già manifestato tutta la sua indignazione e “ferma opposizione” a “ogni forma di contatto e scambio ufficiale” tra Washington e Taiwan. E Xi Jinping, sul tema della sovranità dell’isola, si è sempre mostrato molto duro.

Ma la campagna d’Asia di Pompeo potrebbe rivelarsi anche un fallimento. O quantomeno non una campagna foriera di pace. L’annuncio di Trump sull’imposizione dei dazi commerciali per 50 miliardi di dollari contro i beni importati dalla Cina pesa come un macigno sulle relazioni bilaterali. E questo potrebbe avere un peso nelle diverse aree di crisi tra Pechino e Washington.

  • Alox2

    I dazi Trump li impone a tutti (tranne che alla Russia) pensando che gli altri stanno a guardare…il boss di Trump, Putin, ha ordinato i dazi per livellare il problema sanzioni….

  • eusebio

    Sia la Russia che la Cina stanno riducendo la loro partecipazione al debito pubblico americano e visto che la spesa per gli interessi sull’enorme debito supera quella militare, Trump è obbligato a ridurre le spese militari, consegnando di fatto la Corea del sud alla Cina, e cercando di salvare in qualche modo la faccia con Taipei.
    Il Giappone per salvarsi dal dominio cinese dovrebbe accordarsi con la Russia, gli USA devono abbattere le spese militari e ridurre il deficit commerciale per non finire in default (evento previsto dal congressman repubblicano Andy Biggs entro 8-10 anni) e non possono più aiutare i loro alleati orientali.