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Il piano americano per l’Europa:
“Liberarla dal gas della Russia”

Gli Stati Uniti sono interessati alla realizzazione dei nuovi gasdotti che porteranno l’oro blu dal Medio Oriente e dal Caucaso in Europa. A dirlo è stato l’ambasciatore statunitense a Tirana, Donald Lu, durante una conferenza sulla realizzazione dello Iap, il gasdotto adriatico-ionico, ramificazione del più famoso Tap, e che rifornirà di gas il Montenegro, la Bosnia e la Croazia. La realizzazione del gasdotto transadriatico (Tap) che collegherà il giacimento azero di Shah Deniz all’Europa e il suo ramo balcanico “supporterà non solo la sicurezza regionale ma anche la crescita economica”. Ma al netto dello sviluppo regionale, quello che sta a cuore, davvero, agli Stati Uniti, è un altro fattore ben più importante nella geopolitica di Washington. E a rivelarlo, o meglio, a renderlo ancora più chiaro, è stato lo stesso ambasciatore, che ha dichiarato alla stampa il suo pensiero riguardo al fatto che l’infrastruttura servirà soprattutto “a liberare l’Europa dalla sua dipendenza dal gas proveniente dalla Russia”.   

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Il Trans Adriatic Pipeline (Tap) inizia in prossimità di Kipoi, città al confine tra Grecia e Turchia, dove si collega al Trans Anatolian Pipeline (Tanap). Da Kipoi, il gasdotto percorrerà tutta Grecia settentrionale, terminando il suo percorso sulla terraferma ad ovest, in Albania, sul litorale adriatico. Dalle coste albanesi vicino la città di Fier, inizia il tratto sottomarino del gasdotto che attraverserà l’Adriatico per connettersi alla rete italiana di trasporto del gas in Puglia. Il percorso del Tap sarà di 878 chilometri (di cui 550 chilometri in Grecia; 215 chilometri in Albania; 105 chilometri nell’Adriatico e 8 chilometri in Italia).

Il gasdotto è in piena fase di costruzione ed è giunto ormai a più del 50% della sua realizzazione a un anno e quattro mesi dall’inizio dei cantieri. Oltre 5.500 persone lavorano per il progetto nei tre paesi attraversati dal Tap, e oltre l’85% dei questi è costituito da personale locale.

Il progetto delle pipeline meridionali ha assunto, negli ultimi anni, un ruolo di primissimo piano nella politica europea per due ragioni fondamentali: il graduale esaurimento dei giacimenti degli Stati Membri dell’Unione europea; e la necessità strategica dell’Europa di diversificare l’approvvigionamento di idrocarburi per non dipendere esclusivamente dal gas di Mosca. Oltre a questi interessi di matrice comunitaria, gli Stati del Mediterraneo centrale e orientale hanno poi un ulteriore interesse di natura economica, potendo diventare hub del gas orientale in territorio europeo e potendo alimentare l’indotto creato dal passaggio delle pipeline. Si tratta di progetti infrastrutturali imponenti, che possono cambiare non soltanto la vita di molte aziende dei territori interessati, ma anche la stessa politica europea.

Per comprendere quest’ultimo passaggio, basta mettere in relazione l’aspettativa degli Stati Uniti per il Tap con le sanzioni alla Russia che hanno colpito il progetto North Stream 2. Se, infatti, gli Usa sostengono apertamente la creazione di gasdotti euro-mediterranei che colleghino l’Europa ai Paesi del Vicino Oriente e del Caucaso, dall’altro lato vedono con estremo sfavore alla possibilità che la Russia fornisca direttamente la Germania. In questo curioso intreccio, l’Unione europea è chiaramente divisa – aggiungeremmo, come al solito – e ha posizioni nettamente diverse a seconda dell’area geografica di riferimento. L’Europa centrale osserva con preoccupazione allo sviluppo di pipeline alternative al North Stream. L’Europa mediterranea non ha alcun interesse a che la Germania diventi l’hub energetico russo. I Paesi dell’Europa orientale hanno già accordi con gli Stati Uniti per diminuire il rifornimento russo – gli Usa stanno entrando in Europa dell’Est attraverso il mercato, assai complicato, del gas liquefatto – e ad occidente, la Francia in particolare non sembra molto interessata a dare un aiuto a Berlino, soprattutto in un periodo in cui Macron tenta di assumere la leadership europea a spese della sua mentore Angela Merkel.

  • johnny rotten

    Poche idee, ma povere e confuse.

    • virgilio

      ma ben confuse loro non sanno ancora su che continente vivono!!

  • Вв Pp

    Piano Amrikan: per popolare l’UE con i migranti e vendere gas costoso ai poveri disoccupati europei

  • virgilio

    mi viene in mente una barzeletta!!!
    uno con una picolissima auto va dal benzinaio e gli fa……per la mia piccola auto mi metta un bicchiere di benzina e un ditale di olio…….il benzinaio………le ruote come vuole che le gonfio con una scoreggia??

    giusto per farsi 2 risate!

  • Luigi za

    Prossimi disordini annunciati in Georgia e Nagorno Karabakh? Questa volta con sponsor differente, quindi le ‘rivoluzioni’ non saranno colorate a tinta unita ma a pois.
    L’Orso é ormai uscito dal letargo e pare che ultimamente non sia più disposto a stare solo alla finestra.