russia avangard

Ecco perché la Russia
ha testato il missile Avangard

Nella giornata di mercoledì 26 dicembre, la Russia ha effettuato un lancio, coronato da successo, di un missile balistico intercontinentale dotato del nuovo veicolo di rientro del tipo aliante ipersonico – o Hgv (Hypersonic Glide Vehicle) – Avangard.

Dalla base di Dombarovsky, nell’Oblast di Orenburg sito nella Russia centrale al confine col Kazakistan, il vettore, un missile tipo UR-100N UTTKh (o SS-19 “Stiletto” in codice Nato) ha testato il nuovo sistema, in grado di violare qualsiasi difesa antimissile grazie alle sue caratteristiche, che dovrebbe entrare in servizio entro la fine del 2019.

 Le caratteristiche di Avangard

Avangard è la soluzione russa del progetto Hgv attualmente in fase di sviluppo anche in Cina e Stati Uniti, ovvero la costruzione di un veicolo di rientro per missili balistici intercontinentali capace di eludere le difese nemiche grazie al suo particolare profilo di volo e alla capacità di manovrare nell’atmosfera compiendo virate e cambiamenti di quota durante la planata, come se fosse una sorta di aliante.

 Avangard infatti raggiunge una velocità di Mach 20 e grazie al suo profilo di volo, più basso rispetto a quello di un bus di veicoli rientro di una testata di un Icbm tradizionale, e grazie anche alla possibilità di cambiare la propria quota e di virare, può eludere con facilità le bolle Abm (Anti Ballistic Missile) note del nemico. 

Le caratteristiche del nuovo “aliante ipersonico” russo sono ancora segrete ma sappiamo che è costruito in materiali compositi per poter resistere alle altissime temperature del volo ipersonico a bassa quota – il veicolo viaggia avvolto da plasma come avveniva per la navicella Space Shuttle al rientro in atmosfera – e anche ad un eventuale attacco con armi laser ad alta energia. 

Si ritiene che sia dotato di una carica atomica di potenza compresa tra i 450 kilotoni ed un megatone e misura circa 5,4 metri, rendendo così possibile montarne in grande numero sui nuovi missili balistici intercontinentali pesanti RS-28 Sarmat. A quanto pare, rispetto alle prime notizie trapelate lo scorso marzo in occasione della firma del contratto di produzione, Avangard avrà capacità dual use, ovvero sarà in grado di montare anche una carica convenzionale, facendone l’arma perfetta per attacchi chirurgici preventivi contro installazioni C4I. 

Lo sviluppo di Avangard è stato lungo per le ben immaginabili difficoltà tecniche: i primi test di questo sistema sono cominciati nel2004 presso il cosmodromo di Baikonur, mentre quelli con il nuovo missile Sarmat sarebbero stati condotti nel 2016. Attualmente, come riportato anche da fonti russe, il vettore privilegiato per Avangard sarà il missile SS-19 in attesa che l’RS-28 entri in produzione e diventi pienamente operativo. 

Perché il lancio di Avangard?

Il video rilasciato dal Ministero della Difesa russo per testimoniare il lancio di Avangard ci fornisce qualche informazione tecnica in più che, unita alla tempistica, apre a una chiave di lettura particolare dell’evento.

Innanzitutto dalle immagini possiamo notare che il lancio dal silo del poligono di Dombarovsky è avvenuto a caldo e che si tratta di un missile UR-100N UTTKh – SS-19 Stiletto. 

Gli SS-19 sono dei vecchi missili balistici intercontinentali a propellente liquido ed in particolare, in questo caso, si tratta di un lotto che era stato schierato in Ucraina ai tempi dell’Unione Sovietica. Missili poi restituiti alla Russia come modalità di pagamento nei primi anni 2000 per il debito accumulato da Kiev per la fornitura di gas contratta con Mosca.

La scelta della Russia di utilizzare proprio gli stessi missili per montarvi il sistema Avangard risponde, più che a una volontà di lanciare un segnale diplomatico simbolico a Kiev, ad una necessità pragmatica data dall’infelice situazione finanziaria.

Abbiamo già avuto modo di parlare della cancellazione di diversi sistemi d’arma, tra cui anche missilistici come RS-26 Rubezh, per effetto della crisi economica data sia dalle sanzioni internazionali imposte a Mosca post annessione della Crimea, sia a causa della struttura stessa dell’economia russa, troppo legata al volatile mercato degli idrocarburi. 

Ripiegare sugli SS-19 di origine ucraina, già disponibili in numero di trenta ed in quasi perfetta efficienza, risulta quindi la risposta più semplice ed a buon mercato per poter schierare in tempi brevi il sistema Avangard, che, se previsto come da programmi, diventerà il primo sistema Hgv operativo al mondo. In attesa, ovviamente, che sia disponibile il nuovo Sarmat, un missile intercontinentale pesante in grado di trasportare più sistemi Avangard su una distanza maggiore e con l’ausilio di Penaid (Penetrator Aid) qualora ve ne fosse bisogno. 

La tempistica del test missilistico è particolarmente interessante e ci fornisce la chiave di lettura strategica principale. 

Sebbene, come da accordi siglati per la prima volta nel 1988 con il Ballistic Missile Launch Notification Agreement e poi ribaditi nel 2000 con il Memorandum of Understanding on Notifications of Missiles Launches, qualsiasi lancio di prova di missili balistici basati a terra o su sottomarini vada preannunciato con un preavviso di almeno 24 ore – quindi nessun lancio di sorpresa nemmeno in questo caso – la scelta di effettuare il test di Avangard in questo periodo è un messaggio inequivocabile frutto della crisi multilivello che intercorre tra Stati Uniti e Russia.

Oltre il ben noto “incidente” dello Stretto di Kerch che ha destabilizzato ulteriormente l’Ucraina ed il Mar Nero provocando una mobilitazione di forze armate su entrambi i fronti, il lancio di prova arriva a pochi giorni dalle parole di Putin che ci ricordano come lo spettro di un conflitto atomico non sia da escludere. 

Il Presidente russo in quella occasione si riferiva, nemmeno troppo velatamente, alla denuncia del Trattato Inf da parte degli Stati Uniti ed il lancio di Avangard – ad esattamente sei giorni di distanza – è un chiaro segnale per Washington di non sottovalutare la Russia ed il suo arsenale strategico. La natura stessa di Avangard, con la sua capacità di penetrare le difese antimissile avversarie, e la scelta di testarlo – preferendolo ad altri sistemi missilistici – sono di per sé un esplicito segnale in questo senso.

Il Cremlino è cosciente della propria inferiorità sul piano delle armi convenzionali rispetto alla Nato, retaggio della crisi post dissoluzione dell’Unione Sovietica ma anche dovuta ad una economia altalenante e alle prese con le sanzioni come già detto, pertanto ha da tempo scelto di ripiegare sul proprio arsenale missilistico strategico per continuare ad avere un efficace strumento di deterrenza. In questo quadro, la strategia americana che vede, oltre alla presenza negli arsenali di armi convenzionali precise e di alta potenza, il ritorno delle armi nucleari tattiche – o di bassa potenza – crea uno squilibrio non indifferente nell’equilibrio delle forze e soprattutto nella percezione della minaccia. 

Mosca si sente minacciata dalla possibilità americana di effettuare un first strike letale anche con armi non nucleari, o nucleari di bassa potenza, non avendo nulla da potervi opporre di pari efficacia. Pertanto l’unica scelta immediata, oltre a cercare tra notevoli difficoltà economiche di dare impulso a nuovi sistemi d’arma, è quella di poter utilizzare tutto quanto l’arsenale strategico è in grado di offrire e di avvisare la Casa Bianca che non può difendersi da un eventuale attacco di ritorsione: ecco perché il test di Avangard.