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Il Pentagono vuole annunciare
il numero dei soldati in Siria

La presenza americana in Siria è sempre stata un oggetto quasi misterioso quanto ai numeri e ai mezzi utilizzati. Per molto tempo, il Pentagono si è trincerato dietro una cifra ufficiosa di circa 500 unità in territorio siriano. Il Force Management Level (FML), sistema di monitoraggio dell’impegno militare Usa in territorio straniero introdotto sotto l’amministrazione Obama, riporta la presenza di 503 militari Usa in Siria e di 5.262 soldati in territorio iracheno. Cifre che però non sembrano essere vicine a quelle reali, che al contrario dimostrerebbero un numero ben maggiore di forza d’Oltreoceano nel conflitto siro-iracheno. Ad affermarlo sono stati gli stessi alti ufficiali del Pentagono che, a condizione di anonimato, hanno detto alle maggiori testate anglo-americane che la Difesa degli Stati Uniti potrebbero, a stretto giro di posta, annunciare pubblicamente di avere sul campo, in Siria, circa 2000 uomini. In sostanza il quadruplo rispetto a quelli espressi nei dati ufficiali pubblicati negli ultimi mesi. Una novità che muta la percezione mediatica, anche a livello di opinione pubblica americana, rispetto alle forze in campo in Siria ma che non è un unicum nella storia recente delle forze armate Usa. Ad agosto, il Pentagono aveva dichiarato pubblicamente che il numero dei soldati schierati in Afghanistan era di circa 11mila uomini: un numero superiore di qualche migliaio di unità rispetto a quelli previsti dai dati precedentemente forniti da Washington.

Il fatto di pubblicizzare il numero di truppe statunitensi in Siria è sempre stato un problema delicato per gli apparati del Pentagono. Il segretario alla Difesa, James Mattis, aveva dato indicazioni sulla possibilità di intraprendere una politica di trasparenza per riconoscere apertamente il numero – anche solo approssimativo – delle truppe schierate, ma aveva detto anche che non sarebbe stato eccessivamente specifico. Dichiarazioni che, in ogni caso, dimostravano apertura e allo stesso tempo denunciavano la mancanza di verità in quei numeri dati dal Pentagono. Del resto, i problemi riguardo la chiarezza dei numeri non mancavano, né continuano a mancare. Un primo problema era di ordine politico, e cioè quello di giustificare agli occhi dell’opinione pubblica interna un dispiegamento di forze superiore, nella realtà, a quanto promesso e confermato dalle amministrazioni Usa, sia Obama che Trump. La guerra in Siria è sempre stata vista come un problema non di primaria importanza per gli elettori americani e l’impegno contro lo Stato islamico è sempre stato osservato con occhi critici per mancanza di obiettivi specifici e mancanza di risultati chiari, specie dopo il disastro afghano e iracheno. Prova di questo è stata l’elezione di Donald Trump che, almeno in corsa per le primarie, aveva detto di volere a tutti i costi ridefinire la campagna Usa contro il Califfato perché dispendiosa e priva di esiti positivi. Il secondo motivo, è stato quello di ordine militare, legato in particolare alla sicurezza delle truppe. Le forze statunitensi in Siria non sono riconosciute come partner militari del governo di Damasco e dunque non si poteva pubblicamente affermare di avere migliaia di uomini in territorio ostile. Un conto era parlare di circa 500 uomini dislocati a sostegno delle Syrian Democratic Forces, un conto è dire di avere 2000 unità, tra cui quelle delle forze speciali, impiegate al fronte dopo aver affermato di non avere i cosiddetti “boots on the ground”. Questo metteva in pericolo le forze statunitensi ma soprattutto metteva a repentaglio le missioni di questi ultimi in territorio siriano. Terza ragione che giustificava la segretezza, il profilo politico internazionale. Gli Stati Uniti, come ricordato prima, non fanno parte di una forza multinazionale autorizzata dallo Stato siriano, e dunque rappresentano in realtà, dal punto di vista formale, forze di occupazione. Che poi l’impegno sia stato contro il terrorismo, questo comunque non nega che Damasco si ritrovi forze dichiaratamente ostili sul proprio territorio. E non nega che gli stessi alleati di Assad, cioè Russia e Iran, siano le uniche forze legittimamente presenti in Siria. È impensabile che russi e iraniani non sappiano il numero effettivo di uomini presenti sul campo, ma un conto è dirlo pubblicamente, un conto è lasciare siano notizie divulgate da fonti considerate non attendibili dai media americani e occidentali.

La notizia della maggiore trasparenza sulle forze americane arriva, adesso, per due ragioni. Da un lato c’è la sconfitta dello Stato islamico in Siria e Iraq, che, di fatto, permette agli Stati Uniti di manifestarsi in maniera più chiara e di rimodulare il proprio impegno. Dall’altro lato, c’è stata una maggiore pressione del Congresso per la trasparenza da parte del Pentagono, in cui si può percepire anche la volontà di scalfire la presidenza Trump in questa delicata fase della guerra. Infine, l’avvicinarsi del round dei negoziati di Ginevra e il conseguente tavolo di pace fra le parti per il futuro della Siria impone una maggiore chiarezza di tutti i contendenti. La Russia ha già dichiarato che diminuirà il numero delle forze e si chiede evidentemente agli Stati Uniti di cambiare il loro impegno nella regione per non incidere sul futuro assetto dei rapporti di forza.

  • Demy M

    …omissis…. Gli Stati Uniti, come ricordato prima, non fanno parte di una forza multinazionale autorizzata dallo Stato siriano, e dunque rappresentano in realtà, dal punto di vista formale, forze di occupazione. Che poi l’impegno sia stato contro il terrorismo, questo comunque non nega che Damasco si ritrovi forze dichiaratamente ostili sul proprio territorio. E non nega che gli stessi alleati di Assad, cioè Russia e Iran, siano le uniche forze legittimamente presenti in Siria. Non è necessario commentare oltre.

  • Divoll79

    Ci fosse anche un solo soldato Usa, la sua presenza e’ assolutamente illegale. Spero che, dopo aver cacciato le loro “armi improprie” impersonate dai jahidisti, l’esercito siriano e i russi non siano costretti a cacciare anche gli americani dalla Siria. Si comportano sempre di piu’ come criminali mafiosi.

    • Demy M

      E’ impossibile postare circa il MOUS. La redazione, forse, non gradisce. Conservalo. Saluti
      • Il terminale MUOS di Niscemi sarà costituito da tre grandi antenne paraboliche del diametro di 18,4 metri per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari con frequenze che raggiungeranno i 31 GHz e da due trasmettitori di 149 metri d’altezza per il posizionamento geografico con frequenze tra i 240 e i 315 MHz. Un mixer di onde elettromagnetiche che penetreranno la ionosfera con potenziali effetti devastanti per l’ambiente e la salute dell’uomo.
      A denunciare l’insostenibilità ambientale del MUOS e le “gravi carenze” degli studi effettuati dagli statunitensi ci ha pensato nel novembre 2011 il Politecnico di Torino, attraverso un report dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. “Con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente”, scrivono i due ricercatori. “C’è poi il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti”.
      “Il fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente”, spiegano Zucchetti e Coraddu. “
      Nonostante i rilievi del Politecnico e in aperta violazione delle norme di attuazione del Piano territoriale paesistico della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi entro cui ricade la base statunitense, l’1 giugno 2011 la Regione siciliana ha autorizzato l’avvio dei lavori del MUOS.
      Circa la costruzione del MUOS si avverte il timore che il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa possa essere in qualche modo legato all’HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program), il Programma di Ricerca Attiva Aurorale con Alta Frequenza che dal 1994 la US Air Force e la US Navy portano avanti dalla base di Gakona, in Alaska.
      Il 5 febbraio 1998, la Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa del Parlamento europeo sentì il dovere di convocare un’audizione pubblica sull’HAARP a cui NATO e forze armate USA scelsero di non partecipare.
      “L’HAARP può essere impiegato per molti scopi”, scrive l’on. Maj Britt Theorin, relatrice della proposta di risoluzione (mai adottata) sull’uso potenziale delle risorse di carattere militare per le strategie ambientali della commissione sulla sicurezza del Parlamento europeo (14 gennaio 1999).
      “Tutta una serie di atti normativi internazionali (Convenzione sul divieto dell’utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di modificazione dell’ambiente, The Antarctic Treaty,Trattato recante principî per il comportamento degli Stati nell’esplorazione dello spazio esterno e la Convenzione dell’ONU sulle leggi del mare) fanno risultare l’HAARP assai dubbio non soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello giuridico”, concludeva l’europarlamentare.
      In un suo recente saggio sulle guerre climatiche (“Owning the weather”, Limes, ), il generale Fabio Mini, già comandante delle forze NATO in Kosovo, rileva come da ormai diversi anni la ricerca militare si sia rivolta sia alle bassissime frequenze (ELF) sia a quelle alte. “trasmissione di segnali radiomagnetici”, scrive il militare.
      Per l’economista Michel Chossudovsky, l’HAARP è un vera e propria arma di distruzione di massa.
      Nella lista dei trasmettitori in VLF utilizzabili per il monitoraggio SID, predisposta dalle forze armate statunitensi, oltre alla stazione di Niscemi, compare anche quella dell’isola di Tavolara in Sardegna.
      Bibliografia
      – Maj Britt Theorin, Relazione sull’ambiente, la sicurezza e la politica estera. Proposta di Risoluzione. DOC_ITRR370370003, Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa, Parlamento europeo, Bruxelles, 14 gennaio 1999.
      – Mark D. Dankberg, Mark J. Miller, William F. Sullivan and Lee E. Taylor, A Robust Satellite System Architecture for the Mobile User Objective System, ViaSat, Inc. Carlsbad, California, 1999.
      – Nicholas Gavin, Sicily Radhaz Model, AGI – Maxim Systems, San Diego, California, 2006.
      – Maureen Jackson, Leveraging Commercial Off-the-Shelf Solutions for Architecting the MUOS Ground System, Communications Satellite Program Office (PMW-146), February 2007.

      – Samuel J. MacMullan, Christopher J. Karpinsky, Reuben E. Eaves and Andre R. Dion,Geosynchronous Satellites for MUOS, M.I.T. Lincoln Laboratory, Lexington –Massachusetts, 1999.
      – Christopher K. Matassa, Comparing the Capabilities and Performance of the Ultra High Frequency Follow-on System with the Mobile User Objective System, Naval Postgraduate School, Monterey, California, june 2011.
      – Jean-Philippe Muller, Jean-Marie Muesser, Rémi Buxeron, Surveillance de l’activité solaire, Project Moniteur Sid, Lionel Loudet, Septembre 2007.
      – Bryan Scurry, Mobile User Objective System (MUOS), ForceNet Engineering Conference, Norfolk, June 2005.
      – Space and Naval Warfare Systems Center – SPAWAR, Electromagnetic Environmental Effects (E3) Site Approval Review Final Report for the Installations of the Mobile User Objective Systems (MUOS) and Ultra High Frequency (UHF) Helical Transmitters at U.S. Naval Radio Transmitter Facility (NRTF), Niscemi, Sicily, Charleston, South Carolina, February 2006.
      – The Combined Communications-Electronics Board (CCEB), Ionospheric Sounder Operations ACP191 (C), March 1999.
      – Donald v. Z. Wadsworth, Military Communications Satellite System Multiplies UHF Channel Capacity for Mobile Users, Naval Postgraduate School, IEEE Conference Publishing, Piscataway, New Jersey, 1999.
      – Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu, Mobile User Objective System (MUOS) presso il Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) di Niscemi: Analisi dei rischi, Politecnico di Torino, novembre 2011.

      Relazione presentata alla Conferenza Beyond Theories of Weather Modification – Civil Society versus Geoengineering, European Parliament, Bruxelles 9 aprile 2013.

  • venzan

    Il pentagono vuole rilanciare e rafforzare l’isis

    • Demy M

      Per adesso lo hanno “parcheggiato” in Libia e Yemen. Poi si vedrà. Saluti