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“Lui mi ha stuprato
Ora può vedere mio figlio”

Ieri vittima di violenze e oggi dell’ingiustizia. Quello che sta succedendo a Sammy Woodhouse, una ragazza inglese, dovrebbe fare – come minimo – imbestialire l’esercito del #Metoo. 

La scorsa settimana vi abbiamo parlato delle violenze perpetrate da innumerevoli pedofili nel Regno Unito a danno di bambine e ragazzine. Tra le testimonianze raccolte da Gli Occhi della Guerra, anche quella di Sammy: una delle vittime del mega scandalo di sfruttamento sessuale minorile di Rotherham. Un breve riassunto: in questa piccola cittadina inglese nello Yorkshire, 1400 bambine sono state violentate per anni (dal 1997 al 2013) dalle gang pakistane locali. Sono decine le condanne per stupro e traffico di minori. Le ultime in ordine di tempo risalgono al 16 novembre, quando sei uomini sono stati condannati a più di 100 anni di carcere per stupro e maltrattamenti.

Abbiamo incontrato Sammy in un locale di Rotherham e ci ha raccontato la sua storia. Un incubo, il suo, a base di violenze, minacce e botte perpetrate per anni da Arshid Hussain– condannato a 35 anni di prigione in quanto ritenuto colpevole di 23 reati, tra cui lo stupro e aggressione di bambine di soli 11 anni – nella totale indifferenza di polizia e autorità locali (guarda il reportage).

“Mi ha messo incinta la prima volta a 14 anni e mi ha obbligato ad abortire. Poi mi ha messo di nuovo incinta a 15. E ho tenuto il bambino”. E ancora: “Se provavo a oppormi mi minacciava di morte. Una volta mi ha portato sull’orlo di un dirupo e mi ha detto che mi avrebbe buttata giù. Poi, in macchina, mi ha violentata”. Sammy, di questi episodi, aveva le prove e per questo è riuscita a ottenere giustizia. Giustizia, però, che a quanto pare vacilla quando si tratta del bimbo avuto dall’uomo. “Dopo che è stato condannato a 35 anni, gli hanno detto che avrebbe potuto fare richiesta per ottenere la custodia. Una cosa assurda perché lui è un pericolo per mio figlio e per gli altri bambini. Lui è in prigione e non dovrebbe essere autorizzato a prendere nessuna decisione su mio figlio. Né ora né mai”.

Ora emergono nuovi dettagli su questa vicenda inquietante. Come riportato il 27 novembre dal quotidiano inglese The Times,  l’autorità locale “ha invitato l’aggressore a giocare un ruolo attivo nel futuro del bambino”.”Il Consiglio di Rotherham ha offerto allo stupratore che mi ha violentata la possibilità di chiedere la potestà genitoriale sul bambino”, afferma Sammy sulla sua pagina Facebook. 

A quanto si apprende dal quotidiano,  il Consiglio ha contattato l’aggressore e gli ha offerto la possibilità di ricevere le visite del figlio, promettendogli inoltre di tenerlo aggiornato sui futuri sviluppi. Questo è accaduto – si legge sempre sul quotidiano – dopo che il condannato era stato elencato come parte in causa in un caso gestito dal tribunale familiare che coinvolge il bambino.   “Il Consiglio sapeva cosa ha fatto a me e ad altre ragazze vulnerabili. Sanno che è un rischio per mio figlio e  sanno che io non voglio averci niente a che fare, ma si sono attivati per  cercare di includerlo nella causa”, afferma Sammy.

In un video pubblicato poche ora fa dalla Bbc,  la donna afferma: “Sto ancora cercando risposte. Da una parte il Consiglio di Rotherham dice che per legge era tenuto a contattarlo, dal Ministero della Giustizia mi dicono invece il contrario”. Secondo la legge inglese, infatti, il padre biologico – anche se non compare sul certificato di nascita del bambino – è tenuto a essere informato riguardo ad alcuni procedimenti giudiziari  che coinvolgono il bambino. Il Consiglio, però, viste le circostanze del caso, avrebbe potuto chiedere un’esenzione, proprio per “proteggere” la vittima.  Un funzionario del Ministero della Giustizia ha infatti commentato al Times che in questo caso sarebbe stato necessario chiederla.

Il Consiglio, raggiunto via mail da Gli Occhi della Guerra,  non ha risposto. Intanto Sammy ha lanciato un appello su Facebook per cambiare il Children’s Act del 1989, in modo da impedire agli stupratori di aver accesso ai figli avuti da una violenza.  Ad oggi ha raccolto già più di 200mila firme. “Come vittima di stupro, non ottengo i miei diritti umani. Il mio aggressore, invece, sì”, denuncia Sammy su Facebook.”Questo succede in tutto il Regno Unito. Succede a migliaia di donne e deve finire”. Al suo fianco anche la parlamentare laburista Louise Haigh che ha dichiarato: “Gli stupratori condannati non dovrebbero avere diritti parentali. Stiamo conducendo una campagna per una modifica alla Children Act per fermare i tribunali che sono abituati a traumatizzare le vittime e rimuovere i diritti degli uomini che hanno generato figli con lo stupro”. Anche il parlamentare John Healey si è attivato per aiutare Sammy e le tante donne nella sua stessa situazione.  In una lettera indirizzata al Ministero della Giustizia inglese, Healey ha scritto: “Vi esorto a lanciare una revisione urgente delle attuali norme che hanno gravemente danneggiato la Signora Woodhouse e ad apportare qualsiasi modifica necessaria per porre fine a tali danni alle vittime di stupri”.

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