Markthal Rotterdam, MVRDV architecten

Orti e pascoli galleggianti,
il nuovo volto di Rotterdam

Rotterdam – Per capire veramente Rotterdam bisogna salire su uno dei suoi rooftops, i tetti attrezzati dove bar, club di lusso e ristoranti convivono con coltivazioni di erbe, prati inglesi, fiori di campo e ortaggi. Come l’Op het Dak (significa prosaicamente «Sul tetto», in olandese) a cinque minuti dalla modernissima stazione ferroviaria.

Si arriva al settimo piano con un ascensore traballante e senza porta interna e ci si trova in un orto dove i tavoli, tempo permettendo, sono sistemati tra le aiuole, e olandesi di tutte le età dall’aria assai rilassata mangiano zuppe, insalate e roast beef sorseggiando birra artigianale o tisane. Come in campagna, ma circondati dallo skyline della città, fatto di grattacieli di vetro e acciaio separati da ampie strade.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale infatti qui si è deciso di ricostruire il centro storico, quasi completamente distrutto dai bombardamenti del 1940, con edifici moderni anziché riprodurre l’antico, come a Varsavia. Segno che la città preferisce, da sempre, reinventare il proprio passato e guardare al futuro.

Come ha fatto l’agricoltura olandese, intensiva, priva di pesticidi, tecnologica, che ha reso la piccola Olanda il primo esportatore di semi e il terzo di ortofrutta al mondo, e il maggior produttore di cipolle. Certo, il sole è quello del Nord e il clima pure. L’agricoltura hi-tech olandese infatti vive in serra, ce ne sono distese intere arrivando in treno in città. Illuminate da lampade a basso impatto energetico (ideate dal colosso olandese Philips) hanno sistemi di riciclo di acqua e rifiuti e producono più energia di quella che utilizzano. La sorpresa più grande passeggiando per il mercato cittadino infatti non è solo la grande varietà di frutta e verdura di tutti i tipi, degna di un mercato mediterraneo, dalle angurie ai meloni alle melanzane, ma il loro prezzo: un chilo di ciliegie a 1,50 euro, tanto per fare un esempio.

L’impressione è che a Rotterdam si viva bene. Di sicuro, il primo porto d’Europa oggi non ha affatto l’aspetto di una città portuale squallida e trasandata. «Vivo a Rotterdam da 25 anni. Dove ci troviamo ora, nel Makers District, c’era ancora il porto e ai tempi non era consigliabile per una donna andare in giro dopo le 9 di sera. Ora il quartiere è rinato, ci sono studi di designer e architetti, ma anche tanti studenti che rendono vivace la vita in città» dice Minke van Wingerden che incontriamo a una conferenza sui nuovi progetti in città nello Studio Roosegaarde, ex fabbrica riadattata dove si lavora a progetti come la Smog Free Tower, una torre che sembra un mulino e si apre per depurare l’aria cittadina, e la Smog Free Bicycle, un dispositivo da installare sulla bicicletta che filtra l’aria inquinata e la restituisce depurata in direzione del ciclista.

Ma in cantiere ci sono progetti più grandi. Dopo le dighe per tenere a bada il mare e le serre hi-tech, la fervida mente degli olandesi, innovatori per tradizione, sta aprendo un nuovo fronte. E parte da Rotterdam e dall’acqua, che solo gli olandesi potevano trasformare da elemento antico e scontato in qualcosa di innovativo. Si tratta di creare campi e fattorie galleggianti. Soluzioni semplici e geniali, che a prima vista possono apparire leggermente assurde. Un po’ come quella di vivere in un Paese che si trova per un quarto della superficie sotto il livello del mare, ad esempio.

Ed è proprio la seconda città olandese che quest’anno si prepara ad accogliere sul suo fiume, Neuwe Maas, i primi campi e una fattoria galleggiante.

La Floating Farm si presenta come la fattoria del futuro. È verticale, su tre piani con diverse funzioni: i «pascoli» sopra, dove le mucche sono alimentate con gli scarti del verde cittadino (erba e frasche), le stalle robotizzate in mezzo e il corpo galleggiante, che contiene anche sale conferenze e sistemi per il riciclo dell’acqua. La prima ospiterà 40 mucche e il piano galleggiante è appena giunto da Zaandam via fiume alla sua destinazione finale nel Merwe4Haven del Makers District, dove la fattoria sarà completata e dovrebbe partire a novembre. Dice l’ideatore Peter van Wingerden: «Aumenta l’urbanizzazione e la logistica è sempre più complessa. Tutte le città dipendono per il cibo fresco dai trasporti. Si cementifica terra preziosa, la popolazione aumenta e le risorse alimentari non bastano per tutti. Però il 70 per cento della terra è coperto d’acqua. Per sfamare le città del futuro sarò necessario ridisegnare l’agricoltura e l’allevamento». Non solo: costruire fattorie urbane è un modo per risolvere la fuga dalle campagne. «Le nuove generazioni lasciano la campagna attirate dalle opportunità date dalla vita cittadina? Noi portiamo loro la fattoria o il campo in città, sul fiume, creando contadini e allevatori urbani».

Campi galleggianti ma anche raccolta e riutilizzo dei rifiuti di plastica sono nel progetto della Recycled Island Foundation come ci spiega Ramon Koestler. «Da una parte abbiamo ideato delle trappole per plastica che catturano i rifiuti immessi nei corsi acqua prima che arrivino al mare. Con questi creiamo poi isole galleggianti esagonali e modulabili dove coltivare ora erbe e vegetazione, un domani ortaggi e frutta. Così diamo un valore nuovo ai rifiuti di plastica e proponiamo un approccio diverso».

La prima isola galleggiante di 140 metri quadri è stata inaugurata il 4 luglio nel bacino di Rijnhaven del porto di Rotterdam. Altre sono in costruzione in Indonesia e a Bruxelles. Segno che l’interesse è globale, e le soluzioni forse stanno partendo proprio da qui. Da una città che non ha paura di guardare al futuro, a modo suo.

Anna Muzio