Viktor Orban durante un comizio (LaPresse)

La rivoluzione culturale di Orban
Così cambia le scuole ungheresi

L’Ungheria di Viktor Orban è diversa rispetto a tutti gli altri Paesi europei. E c’è un motivo se i sovranisti di tutto il Vecchio Continente la considerino un modello per il proprio programma di governo.

Perché quello che sta avvenendo a Budapest è di fatto la creazione di un sistema alternativo a quello dell’Europa occidentale. Non è soltanto un Paese che ha scelto una strada rivolta al sovranismo. Si tratta della volontà di creare un paradigma che si oppone a tutto quello che è considerato invece imprescindibile nelle democrazie liberali europee e occidentali. E per farlo, Orban vuole partire proprio dalle scuole. 

Il governo ungherese ha deciso di imporre il proprio controllo su tutta l’educazione scolastica. Una scelta che ha già destato forti critiche da parte di molte associazioni in difesa dei diritti umani che ritengono che sia in atto un vero e proprio processo di indottrinamento da parte dello Stato.

La pietra dello scandalo è stata quella dell’ultima riforma scolastica varata dal governo di Orban in cui è previsto il bando dai libri pubblicati da editori privati. Nelle scuole pubbliche ungheresi potranno entrare solo libri pubblicati dal Centro Statale dello Sviluppo dell’istruzione (Ofi). Libri fatti dallo Stato e concepiti per educare i giovani ungheresi ai valori che incarnano Fidesz e il suo leader. Ed è proprio per questo che molti insegnanti e genitori iniziano a preoccuparsi.

Nei libri concepiti dall’Ofi si punta sul ripristino di valori considerati alternativi all’ideologia liberale, considerata il pilastro dell’educazione europea. In Ungheria, i testi scolastici prevedranno ad esempio una forte posizione in favore del valore della patria, della religione, ma anche dello stesso premier ungherese, che apparirà in maniera abbastanza costante rispetto al passato. 

Come ricorda Il Corriere della Sera, “la Cnn spiega con un esempio quanto il punto di vista del governo permei i testi di storia ungherese: la sezione ‘multiculturalismo’ si apre con una foto di rifugiati accampati sotto una stazione ferroviaria di Budapest. A fianco dell’immagine, un discorso pronunciato dal primo ministro sui pericoli della migrazione e l’auspicio che l’Ungheria resti ‘un Paese omogeneo per cultura, mentalità, abitudini di civiltà’: ‘valori che non desideriamo sacrificare'”.

Parole come questa, messaggi come quelli contrari all’immigrazione di massa suonano come una vera e propria rivoluzione culturale in Europa, dal momento che mai fino a oggi un governo aveva deciso di intraprendere una via così drastica nei confronti dell’educazione scolastica. Anzi, la scuola dei Paesi europei è sempre stata considerata veicolo di messaggi del tutto opposti, totalmente in controtendenza rispetto a quelli perpetratati dai movimento sovranisti. E spesso gli apparati scolastici si sono trovati in totale contrapposizione rispetto agli esecutivi ritenuti “populisti”.

Quello che sta diventando ormai chiaro che le scuole rappresentano un nuovo campo di battaglia dello scontro fra le due grandi ideologie del momento. I due poli del mondo politico e internazionale che oggi si contrappongo. Da una parte, tutto ciò che rappresenta la cultura liberal-democratica, dall’altra parte tutto ciò che è considerato contrario a questo sistema progressista: religione, sovranità nazionale, controllo delle frontiere tradizione, identità.

È in atto una vera e propria guerra ideologica fra due mondi che si scontrano su tutti i fronti: anche nelle scuole. Con il rischio che si innesti anche nell’educazione scolastica una spaccatura culturale e civile che in realtà non dovrebbe esistere. Ma che permea ormai tutti i segmenti della società: e da cui non può escludersi neanche l’istruzione pubblica, poiché è da lì che si forgiano i cittadini del futuro. I progressisti vogliono solo progressisti. E adesso anche i governi sovranisti vogliono che qualcosa cambi nell’educazione dei giovani.