Ungheria Italia

E ora l’asse Orban-Salvini
sancisce l’alleanza anti-Macron

Immigrazione, asse fra popolari e sovranisti, compattare il fronte di destra. La conferenza stampa di Viktor Orban a Budapest rappresenta una chiave fondamentale per comprendere il futuro delle destre europee alla vigilia di elezioni cruciali come quelle di maggio 2019.

Il primo ministro ungherese ha parlato di diversi temi che rappresentano l’agenda dell’Ungheria e di tutti i movimenti sovranisti. Il premier magiaro, leader di Fidesz, ha spiegato punto per punto il suo programma europeo e la sua idea per le prossime elezioni. Con uno sguardo verso l’Italia e il recente viaggio di Matteo Salvini a Varsavia. Un viaggio che Orban spera possa suggellare la nascita di “un asse Roma e Varsavia” per quanto riguarda il tema migranti.

Un tema carissimo al leader ungherese, sui cui ha costruito non solo la fortuna del proprio consenso elettorale interno, ma anche il suo sostegno esterno da parte di tutti i movimenti europei di stampo sovranista. Ed è verso quest’area che Orban si rivolge: ma lo fa dal fronte del Partito popolare. Una scelta che rappresenta un piano preciso: quello di evitare che il Ppe perda consensi a destra ma che si sposti invece verso la linea sovranista senza perdere la forza del centrodestra europeo.

Il piano è chiaro: non spaccare il Ppe ma spostare il baricentro a destra e comporre una sorta di alleanza di destra che vada dall’area più sovranista a quella moderata. E Orban, in questo senso, è un esempio. Idem Salvini, che non a caso viene identificato come possibile “frontman” dell’area sovranista alle prossime elezioni europee. 

“Auspico per l’Europa una forza politica alla destra del Ppe, un asse Roma-Varsavia, che sia capace di governare, di assumersi responsabilità e di opporsi ai migranti”, ha detto il leader ungherese. Non è possibile fare “compromessi” sui migranti, ha continuato Orban. “Vogliamo che le forze che si oppongono all’immigrazione si incontrino nell’Unione europea e insieme siano più forti di coloro che la sostengono”, ha detto il primo ministro ungherese. E ha lanciato poi una sfida a Emmanuel Macron, leader “pro-immigrazione” ha detto che il magiaro, che deve accettare “la decisione dell’Ungheria di non diventare una nazione di migranti”.

“È mio dovere oppormi a Macron”, ha detto, “nulla di personale ma è una questione che riguarda il futuro dei nostri Paesi”. “Non è importante quello che voglio io, conta quello che vogliono gli ungheresi – conclude Orban- ed è chiaro che gli ungheresi assumono una posizione ‘illiberale’ su tre questioni importanti: immigrazione, famiglia e cultura”. Che si lancia in una previsione, secondo cui in Europa vi saranno due diverse civiltà: “una mista musulmano-cristiana a ovest e una tradizionale in Europa centrale”.

Ed è da questa base che Orban traccia la strategia per compattare il fronte sovranista unendo il Ppe ai sovranisti. E lo fa, partendo proprio da quella proposta di Salvini in Polonia, che ricalca (con visioni e obiettivi diverse) il contratto di governo in Italia. Una scelta che è piaciuta al leader ungherese, che si lancia in un elogio del leader leghista che ha il sapore dell’incoronazione come leader di questo fronte a destra del Partito popolare europeo: “Ho chiamato Salvini un eroe personale, ed è così che lo considero, lui è stato il primo politico a dire che l’immigrazione può essere fermata. Il nostro obiettivo è che chi si oppone all’immigrazione diventi maggioranza nelle istituzioni Ue”.

Il piano sembra essere tracciato dunque. E in questo senso, è anche possibile che questo fronte sovranista a destra del Ppe ma non avversario possa avere una serie di sponsor extra europei. Se il progetto sovranista è quello di bilanciare la politica del Ppe senza avere una forza totalmente svincolata dal centro, potrebbero anche trovare il sostegno ideologico e strategico di un uomo come Steve Bannon.

In un’intervista a Il Corriere della Sera, il guru dell’alt–right, interrogato sulla possibile alleanza fra popolari e sovranisti, aveva risposto: “C’è una buona probabilità che succeda, ma dipenderà dai numeri. La cosa più importante ora è vincere più seggi possibile. Se percorri l’Europa come ho fatto io, è chiaro che la Storia è dalla parte dei partiti sovranisti. Pensiamo a un anno fa, prima delle elezioni italiane: il peso di Salvini non era ancora emerso, nessuno sapeva se il Movimento Cinque Stelle fosse in grado di governare, Merkel e Macron erano popolari. Le elezioni italiane sono state il fattore scatenante, hanno rivelato che un’alternativa era possibile. E Merkel adesso è finita, incredibile”. E in America, gli alleati sarebbero molti, al pari di altri Stati.