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Operazione anti Isis in Siberia: uccisi due jihadisti

Sgominata in Siberia occidentale una cellula dell’Isis che stava pianificando attentati nella zona. L’operazione delle forze di sicurezza russe ha avuto luogo nella serata di venerdì 12 aprile a Tjumen, città di circa 720mila abitanti non lontana dal confine kazako.

Tutto ha avuto inizio quando il Fsb ha ricevuto informazioni sulla presenza di una piccola cellula insediatasi in una casa nel distretto amministrativo di Kalinin, a Tjumen. Secondo quanto reso noto da fonti russe, i jihadisti stavano preparando una serie di attentati su bersagli specifici, in particolare luoghi affollati.

Una volta accerchiato il perimetro, le forze di sicurezza hanno intimato ai jihadisti di arrendersi, ma dall’interno dell’edificio sono partiti colpi e ne è quindi scaturito un conflitto a fuoco a seguito del quale hanno perso la vita i terroristi, successivamente identificati come Timur Salmanovich Inalov e Magomed Kazbekovich Medov, entrambi originari del Caucaso settentrionale. Nessuno degli agenti coinvolti nell’operazione è invece risultato ferito.

La casa dove si erano nascosti i due jihadisti è risultata pesantemente danneggiata in seguito all’operazione e al suo interno sono stati rinvenuti due ordigni esplosivi improvvisati e due armi automatiche.

Sul profilo social di Inalov, registrato col nominativo “Emissar Medov”, sono state ritrovate foto inneggianti al jihadismo e una in particolare dove Inalov punta un fucile verso l’obiettivo della macchina fotografica.

Il fatto che la cellula si fosse insediata in Siberia non deve sorprendere in quanto il modus operandi dei jihadisti caucasici dell’Isis è eredità di quello messo in atto antecedentemente dall’Emirato del Caucaso che considerava l’intero territorio della Federazione Russa come target di attentati.

È plausibile che Medov e Inalov ritenessero la zona siberiana più facilmente utilizzabile sia come base dove concentrare “risorse” umane e materiali e sia come area dove poter colpire più facilmente in quanto magari meno presidiata rispetto ai grandi centri come Mosca e San Pietroburgo o come il Caucaso Settentrionale, dove l’allerta è massima. In realtà i due jihadisti si sbagliavano, perché l’intelligence era già al corrente della loro presenza.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è la relativa vicinanza con il confine kazako; fonti locali riferivano infatti che i due jihadisti potrebbero aver utilizzato proprio la rotta centro-asiatica per fare ingresso in Russia, mescolandosi magari in mezzo ai migranti provenienti dalle ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale e in cerca di lavoro nella Federazione russa.