(150105) -- TRIPOLI, Jan. 5, 2015 (Xinhua) -- Some Libya Dawn fighters have a rest near Wetia airbase, Libya, on Jan. 5, 2015. Clashes continued between Libya Dawn fighters and pro-government forces on Monday near Wetia airbase, some 170 kilometers southwest of the capital Tripoli.(Xinhua/Hamza Turkia)

Si riaccendono gli scontri a Tripoli
Haftar: “Pronti a un fronte militare”

La tregua dello scorso 4 settembre non regge. A Tripoli si torna a sparare e la capitale libica cade in un vortice di paura e sofferenza che sembra non avere fine. Ancora una volta le battaglie coinvolgono la parte meridionale della città e vedono impegnate diverse fazioni rivali. A fine agosto lo scontro iniziato con le velleità della cosiddetta “Settima Brigata” di Tahrouma, ha fatto precipitare Tripoli in uno stato di vera e propria guerra terminata soltanto con il cessate il fuoco del 4 settembre. Ma successivamente non sono mancate scaramucce tra gruppi che non riescono a trovare un proprio equilibrio in città. Adesso la situazione rischia di farsi ancora più grave, sia a Tripoli che nel sud della Libia. 

Le nuove battaglie in corso a Tripoli

Che qualcosa non va per il verso giusto, relativamente alla tregua di inizio settembre, lo si intuisce già all’inizio della scorsa settimana. L’11 settembre infatti alcuni razzi colpiscono l’area dell’aeroporto di Mitiga, l’unico rimasto funzionante a Tripoli. In quell’occasione non si registrano né feriti e né danni rilevanti alla struttura, pur tuttavia lo scalo viene chiuso e la capitale libica servita soltanto dall’aeroporto di Misurata, distante almeno 200 km. 

Da alcuni giorni poi, i rumori di colpi di arma da fuoco e di artiglieria tornano a fare capolino nei quartieri meridionali di Tripoli. È proprio da lì che è partito tutto a fine agosto e dunque la capitale libica per tal motivo torna a rivivere una paura mai del tutto cessata. Come riporta AgenziaNova, a scontrarsi sono le cosiddette “Forze di Deterrenza” (Rada) con il gruppo nominato “brigata al Sumud”. Quest’ultimo, è un gruppo islamista guidato da Salam Badi il quale, approfittando della necessità di respingere ad inizio settembre gli assalti della Settima Brigata, ha saputo ritagliarsi il controllo di alcuni quartieri meridionali di Tripoli. Sarebbe quindi questa la ragione delle tensioni con le forze direttamente collegate al governo di Al Serraj, le quali provano adesso a respingere il gruppo fuori dall’area interessata dagli scontri. 

Il quotidiano Al Wasat riporta di scontri nell’area di Sidi Salim e di Trek al Matar, non lontane dall’aeroporto di Mitiga e dalla strada che collega lo scalo con le zone a sud del centro di Tripoli. Il quartiere più coinvolto dagli scontri sarebbe quello di Al Hadhba, altra zona meridionale della capitale libica e non lontana dalla strategica caserma di Hamza. Per adesso è qui che si concentrano il grosso degli interessi delle milizie tripoline che vogliono prendere un’importante fetta della più grande città del paese. 

Gli scontri di Tripoli hanno conseguenze anche nel sud della Libia

Razzi e colpi di mortaio non fanno altro che creare ulteriori danni alle infrastrutture del paese. La società libica che gestisce il servizio di erogazione dell’energia ad esempio, nelle scorse ore ha fatto sapere di aver inviato tecnici per la riparazione di alcune centraline ad Hadhba Khadra. Il danno sarebbe ingente e le scarse condizioni di sicurezza non permettono ai tecnici di poter lavorare con la celerità che serve in questo caso. E così, di fatto, da diverse ore si susseguono blackout tanto a Tripoli, quanto nelle zone orientali della Tripolitania e così come anche nel Fezzan. Questo è solo un esempio che può rendere l’idea di come gli scontri nella capitale hanno conseguenze pesanti nel sud della Libia. 

Il Fezzan, già peraltro diviso in diverse tribù spesso in lotta tra loro, sotto il profilo umanitario è oggi sull’orlo di una grave crisi economica e sociale. Da Tripoli, per l’appunto, non arriva nemmeno l’erogazione di energia elettrica. Ma non solo: la chiusura dell’aeroporto della capitale isola sempre di più Sebha, città più importante di questa regione, e l’intero Fezzan. Arrivano dunque con sempre più difficoltà cibo, merci e medicine, la vita in questa parte della Libia appare sempre più problematica e difficile. 

Il tutto al netto, tra le altre cose, anche del rischio di un’ulteriore frammentazione dello scacchiere politico e militare del Fezzan. Molti gruppi sono collegati con le fazioni tripoline oggi in lotta, le evoluzioni sul campo nella capitale libica si riflettono inevitabilmente anche nel martoriato sud della Libia. Nel frattempo, qui dove lungo le piste del deserto passa ogni genere di contrabbando, lo stato di necessità in cui è caduta la gran parte dei cittadini della regione non fa altro che dare manforte ai trafficanti. Criminali senza scrupoli sfruttano l’assenza di sicurezza e di istituzioni, oltre che di una solida economia, per guadagnare con i traffici illeciti. Tra questi, inevitabilmente, è da ricordare il traffico di esseri umani che provano a raggiungere le coste tripoline per imbarcarsi verso l’Italia. 

Haftar minaccia nuovamente di intervenire

Ed intanto qualche movimento, per adesso meramente verbale, arriva anche da Bengasi. Nella Cirenaica apparentemente unificata sotto le insegne dell’esercito del generale Haftar, i commenti non sembrano pronosticare una situazione di immobilità del governo di Tobruck rispetto a quanto accade a Tripoli. Ahmed al Mesmari, portavoce delle forze di Haftar, nelle scorse ore ha annunciato la circostanza secondo cui l’autoproclamato esercito libico non resterà a guardare: “Formeremo – si legge sull’agenzia Agi – un fronte militare nella regione occidentale dopo aver preso il controllo di alcuni punti importanti”. 

Non è la prima volta che Haftar annuncia la possibilità di un suo intervento, seppur indiretto e per mezzo di altre forze tripoline, nella parte occidentale del paese. Già durante gli scontri di fine agosto il generale più volte ha prospettato un’azione volta a togliere le milizie da Tripoli ed a far definitivamente cadere il governo di Al Serraj. In tanti hanno ipotizzato, durante la prima fase degli scontri, la possibilità di una longa manus proprio di Haftar nella fase embrionale delle battaglie scoppiate nella capitale libica a fine agosto. 

Del resto le velleità di Haftar sono note da tempo: cercare di governare in tutto il paese e riunificarlo sotto le proprie insegne, prima dello svolgimento delle possibili elezioni. E l’incontro con il nostro ministro degli esteri della settimana scorsa, unito alle nuove tensioni su Tripoli, potrebbe per l’appunto offrire al generale libico nuova linfa per i propri propositi.