Africa, Kenya, Dadaab. 29/02/2016.  Dadaab remains the largest refugee camp in the world, with more than 350,000 inhabitants, 95% of them from Somalia. 
Located in a semi-arid region of Kenya, 80 km from the Somali border, the camp arose in the Nineties to contain the displaced fleeing from the civil war in Somalia, and has continued to expand since then. Today it is composed of 5 large tent cities spread over more than 50 km. 

The absence of prospects for the future arrivals seeping across the border with Somalia have made Dadaab a hotbed for Al-Shabaab terrorism, and it was from here that the Jihad commando set out to perpetrate the Garissa University College campus massacre in 2014. 

The meat mark at Hagadera camp.

Nel campo profughi più grande al mondo

Il caldo toglie il respiro, il caldo prosciuga la vita di ogni sua volontà e desiderio, il caldo incendia le sabbie, arde le nuvole e non da tregua. È lui il custode del più grande campo profughi al mondo: il Dadaab, in territorio keniota, a 80 chilometri dal confine somalo.

L’aereo atterra sulla pista sobbalzando e, una volta messo piede nella tendopoli, subito il Dadaab assorbe chi ci si addentra, come una titanica entità che fagocita le vite che lo popolano. È assoluto, inclemente, è tutto ed il contrario di tutto, il Leviatano Dadaab. Perché, laddove ci sono rifugiati, ci dovrebbe essere un rifugio, un luogo sicuro, una terra di transito e di salvezza, ma invece no: è una geenna d’Africa dove peccatori e innocenti attendono il domani e consumano l’oggi, intrappolati in una ciclopica clessidra di arena ardente senza fine apparente. Vagano gli uomini avvolti negli osgunti colorati, arrancano le donne dalla pelle d’ebano e gli hijab porpora alla ricerca di un pozzo, gridano i bambini con le maglie delle squadre di calcio d’Europa e volano i Marabustock, stringendo nel becco le frattaglie di dromedario. Eccolo, l’immenso campo profughi: un delirio lisergico fatto di temperature infuocate, di anime prigioniere del tempo e di un vento che trasporta la dannazione in ogni dove, la infila sotto la pelle, la lancia negli occhi insieme alla polvere e la urla incessante nelle orecchie. Questo è il Dadaab. Così è.

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La storia della tendopoli affonda le sue origini negli anni ’90, quando la Somalia precipita nella guerra civile. Nell’ex colonia italiana cade il regime di Siad Barre e i signori della guerra incominciano una lotta senza quartiere che fa sprofondare il Paese del corno d’Africa in un’ anarchia di violenza, dove la sola legge è quella delle soldataglie. Al conflitto si aggiunge la carestia e uomini e donne scappano dalla propria terra e incominciano a rifugiarsi in Kenya. È un esodo umano incessante perchè in Somalia dagli anni ’90 ad oggi la violenza non arretra. Dai war-lords si passa allo jihadismo di Al Shabaab e sempre più persone fuggono, a piedi, a bordo di carretti trainati da asini, di notte e di giorno. Uomini stanchi, personificazione dello stento, percorrono le piste della savana africana e chi ce la fa s’installa poi al Dadaab. Un enorme campo suddiviso in cinque tendopoli minori ( Hagadera, Kambioos, Ifo, Ifo II e Dagahaley) e che oggi accoglie 350mila persone. È la terza ”città” del Kenya per numero di abitanti dopo Nairobi e Mombasa, ma il  sovra popolamento, la mancanza di strutture in grado di offrire i necessari servizi di sopravvivenza alla popolazione e l’assenza di prospettive concrete sul futuro hanno fatto si che, soprattutto tra le nuove generazioni, la ragione dell’oggi sia  una rabbia assoluta, che nell’islamismo ha trovato il suo canale di sfogo. Vivere e sopravvivere sono parole gemelle al Dadaab: 50 chilometri di tendopoli dove il presente è solo un rosario di orrori; epidemie di colera, jihadismo islamico, consumo di droga e stupri e, ora che il governo di Nairobi ha annunciato di voler chiudere il campo in quanto fucina di terroristi, il domani per gli abitanti è ancor più vacuo: le minacce di chiusura sono arrivate, ma nessuna proposta su quale sorte riservare agli oltre 350mila rifugiati è stata avanzata.

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I pick up entrano di primo mattino nel campo di Hagadera. I cassoni sono colmi di sacchi che vengono scaricati e decine di uomini e donne accorrono per aprirli, estrarre i ciuffi di qat e prepararsi alla vendita della sostanza psicotropa. Il qat è una pianta che viene coltivata e consumata in Kenya, nel Corno d’Africa e nella Penisola Arabica. Contiene i principi attivi delle catamine, sostanza analoga all’anfetamina, e gli effetti che produce sono di euforia, eccitazione, inibisce la fame e aumenta le pulsioni sessuali. Nel Dadaab, il consumo degli arbusti, che sono un vera e propria droga e così sono stati classificati anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è divenuto una piaga sociale. La dipendenza è in aumento, i disturbi psichici e le crisi depressive e paranoiche dovute al consumo anche, ma non c’è solo questo: a pagare le conseguenze dell’utilizzo dello stupefacente sono pure le donne, a cui è proibito masticare le foglie ma che sono sempre più vittime di stupri da parte di uomini alterati dalla sostanza.

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Il sole è sorto da poche ore e i fuori strada stanno scaricando quintali di piante in tutti mercati della tendopoli. Gli uomini separano le piante, controllano che non ci siano rametti marci e che il quantitativo sia fresco di giornata perché, dopo 48 ore dalla raccolta, gli effetti diminuiscono. Poi incomincia la vendita e il consumo. Gli occhi sono vitrei la bocca gonfia di foglie, i denti eburnei diventano verdi e i segni dello stupefacente si metamorfizzano sul volto di Yussuf Mohamed che grida: ”Io sto bene, il qat mi dà forza, non ho lavoro, non ho da mangiare è lui che mi fa vivere”. Sono eloquenti le parole dell’uomo per comprendere il perché della diffusione della pianta, adulata come un simulacro della sopravvivenza nel deserto della disperazione. Il lavoro manca al Dadaab, il cibo viene distribuito mensilmente e non abbonda e la fede nel domani è stata abiurata dalle centinaia di migliaia di rifugiati, apostati dell’avvenire e indotti adulatori del fatalismo. Ecco quindi che contro la consapevolezza della miseria chili di qat vengono masticati. ‘‘Il qat è diventato una ragione di vita – spiega Simba Karimba a capo di un gruppo di venditori-. Non solo per chi lo consuma,ma anche per chi lo vende. È vero che crea problemi, ma qui ci sono solo problemi e il qat ce ne risolve anche molti. Le donne guadagnano qualche scellino per comprare il latte per i figli, i figli crescono e poi quando saranno più grandi quegli scellini li spenderanno per comprarsi dei rametti, masticarli e dimenticarsi per un po’ delle proprie sofferenze. Ed ecco che il qat ci permette di andare avanti nel nostro ciclo della non vita”. E così ancora un rametto nella guancia fino a gonfiarla, sino a farla scoppiare, fino a che le palpebre si chiudono, le tempie pulsano,  le mascelle impazziscono, il cuore delira e la testa esplode e così si evade: e per un’ora, un giorno, una notte il Dadaab è un cielo di mille stelle e mille sogni; ma termina di esserlo con una nuova alba, col caldo torrido che arriva a imporre il suo regime e le pareti di sabbia della prigione di miseria ricordano che dal Dadaab non si fugge, neppure col qat.

Foto di Marco Gualazzini

  • giuseppe 97

    sterilizzazione in quel mondo diventato una conigliera. Non possiamo più accettare , ma è il mondo che non accetta più questo aumento demografico. Basterebbe ragionare un po’ per capire il perchè. Prima di tutto eliminare la povertà per rendere i popoli felici tutti, poi cercare di eliminare il consumismo sfrenato. Ma bastrebbe capire che i Paesi più poveri sono proprio quelli che figliano di più, senza ascoltare quegli speculatori che altro non sono, che dicono che facciamo pochi figli.

    • Mariagrazia Vianello

      Suppongo che sia razzista limitare le nascite…..ma non è razzista trattare le donne così e farle anche figliare?

  • Maria Camera

    Dalla foto si evince che le donne sono considerate bestie da soma, e come tali non possono consumare droga (che costa, e quindi è riservata agli esseri umani). Nuova cultura ,che noi dovremo importare e fare nostra ( così dice la Boldrini).

    • berserker2

      Cara Maria……preparati…., tra un pò dovrei fare il trasloco per la casa al mare……se non hai altri impegni e facchinaggi mi vorrei servire di te……ovviamente lo farai gratuitamente, per accontentare la Sboldrini e per cominciare a importare culture e stili di vita……io invece me ne starò al Bar, a bere una cosa fresca e a ciondolare col telefonino….

  • Katia Kat

    e volete fare entrare in europa questa gente ??

  • Kipelov

    Cinica e misera consolazione, vedremo cosa penseranno e come reagiranno le nostrane rappresentanti del gentil sesso femminile (mi riferisco al tipo di “se non ora,quando”,eredi del più famoso “l’utero è mio e me lo gestisco io” ovviamente escludendo chi ha già espresso il proprio parere qui ).Proclamano il buonismo dell’accoglienza indiscriminata e dell’uguaglianza sociale con i “poveri immigrati”, quando verranno ridotte a mere incubatrici intabarrate e prigioniere in casa per soddisfare esclusivamente le pulsioni e l’istinto riproduttivo dell’uomo del nuovo millennio.Gente,questa è la nuova multiculturalità ed il nuovo modello societario che governo e clero ci offrono quotidianamente.Sharia 2.0.L’italopiteco maschile invece si è già estinto da tempo.

    • Maria Camera

      Concordo sull’estinzione dell’italopiteco. Anche i nostri militari si sono trasformati in crocerossine.

  • Mario Sale

    Si stanno muovendo per partire dall’Africa direzione albergo Italia anche i Tuareg con i cammelli e I Masai con le lance archi e frecce.

  • venzan

    Miseria assoluta, pero le donne fanno in media 6 figli a testa, vengono ripetutamente violentate e zitte, si sappi che 70 anni fa, quando son state dismesse le colonie, l’Africa aveva 200 milioni adesso ne ha 1 miliardo e 200 milioni. Non vanno accolti assolutamente in Europa ma vanno tanto aiutati nei loro posti, anche a non far figli.

    • berserker2

      Adesso hai capito l’immane cazzata di decolonizzare l’intero continente afrigano…..abbiamo accontentato qualche anima bella sinistrata, qualche pretucolo sprovveduto e abbiamo riportato intere popolazioni alla loro condizione tribale, senza arte nè parte nè dignità, nè capacità alcuna.

      • Maria Camera

        Concordo :la decolonizzazione (che doveva essere graduale) avrebbe richiesto molti decenni (forse un secolo?) per rendere gli africani capaci di camminare con le proprie gambe.Ma se qualcuno prova a dirlo, viene tacciato di razzismo.

        • berserker2

          Ricordi quali forze politiche tradirono in Patria gli interessi dei paesi occidentali, che spingevano per la decolonizzazione, in nome della autodeterminazione dei popoli, dei diritti umani, della democrazia, della libertà e bla bla vari…..Sono quelle stesse forze politiche che poi hanno voluto aborto, depenalizzazione dell’uso personale della droga, divorzio, matrimoni tra omosessuali, e adesso adozioni gay, eutanasia e ius soli per clandestini afrigani senza dignità…. Sono sempre loro, sempre le stesse forze politiche, cambiano le sigle ma sono sempre gli stessi sinistrati che hanno sempre sbagliato tutto, sempre sbagliano tutto e sempre sbaglieranno tutto, perchè sono in perenne malafede e mai capiscono nulla……le loro ridicole se non quando tragiche soluzioni sono sempre peggiori del problema……e il bello è che nonostante le innumerevoli cantonate, gli errori storici, anche tragici…..sono sempre qui, col sorrisino ebete stampato sul volto, col ditino alzato a farci la morale, con la matitina rossa a dare più o meno voti in base a loro assurde regole…..

        • Marco Bi

          Gli afrigani non potranno mai camminare con le loro gambe, perchè hanno nel DNA tre soli concetti: nutrirsi, scopare e dormire… e, ora che sono stati musurmanizzati, si è aggiunto un altro concetto; pregare.
          Come vede non compaiono mai i termini lavorare e produrre, mentre è sempre presente il concetto di farsi mantenere sotto tutte le forme possibili.

      • venzan

        Sono convinto che se gli africani avessero tenuto la colonizzazione adesso sarebbero benestanti come noi, o poco meno.

  • Lucas

    Io sterilizzerei i 7 commentatori qui sopra e porterei in Italia tutte queste donne così sofferenti

    • venzan

      L’Italia non è tua.

    • giuseppe 97

      ecco vedi,mio caro Lucas, la differenza è, che tu sei il male, noi siamo la cura

      • berserker2

        Giusè…..o è scemo (ironico….) oppure è complice, uno dei centri sociali, sai quei tipi unti e bisunti, igiene zero che spaccano vetrine e credono di fare il bene del mondo…..oppure è un parassita, uno che ci mangia sopra alla immigrazione, intruppato in qualche coop, onlus, ong, sindacati e siglacce varie, un socio del sor Buzzi, quello che con i clendestini ci fa più soldi che non con la droga….

    • berserker2

      prima di risponderti ben bene e trattarti da cialtrone sinistrato senza dignità….. non capisco se il tuo post è ironico (al che va bene tutto) o se invece sei proprio amante ceppa speziata afrigana nera nera e sei stato serio nella risposta…..fammi sapere, nel frattempo preparo banane e cetrioli aromatizzati all’aglio, che sicuramente saranno di tuo gusto!
      PS ove sei stato ironico, non tenere conto di questa mia…..ahah

  • Franco

    certo katia ospitateli in Italia non Europa voi italiani in Italia siete dei”democratici” il vostro governo li farà arrivare, ah miraccomando votatelo sempre dato che a voi piace.

  • Franco

    La Italia è l’Eldorado di questi futuri italiani.

  • Bocci Massimo

    Come il primo, cosa ci hanno fregato anche questo TITOLO,non siamo NOI gli Italioti!!! ha noi siamo si i primi perché di questi centri ne abbiamo 8000 uno per comune, però mai nessuno ci supererà come PRIMI COGLIONAZZI PAGATORI PER QUESTA TRATTA DI SCHAVI!! (Primi come con la truffa Euro), ma questo però era sottinteso e costituzionale,
    abbiamo un REGIME DI CRIMINALI E LADRI dal 47, mica storie, che di storie di truffe coop,Onlus,e REGIME ne ha di MALEFATTE, siamo INARRIVABILI , perché qui il REGIME ha non solo il diritto,di farle a piacimento e volontà senza informare, IL BUE SOVRANO senza averne il PLACET (noi primo popolo MONDIALE (altro titolo INARRIVABILE) popolo di CELEBROLESI,muti,sordo,ciechi, cioè noi siamo il prototipo E REALIZZAZIONE di NAZIONE (si fa per dire), DI ISTITUZIONALE MAFIA (certificata catto-comunista), secondo voi senno’ perché le unici investitori istituzionalizzai sono da sempre, loro REGIME,la MAFIA,la CAMORRA,l’NDRANGHETA, una vera ASSOCIAZIONE UNIVOCA E ADELINQUERE, di intenti e FATTI!!!

  • Ernesto Pesce

    LA SOLUZIONE C’E’: TUTTE LE FORZE STRANIERE (AMERICANI, EUROPEI ETIOPICI, KENIANI) IN AMBO LE PARTI DEVONO USCIRE TOTALMENTE DALLA SOMALIA E SMETTERE DI INTERFERIRE NEGLI AFFARI INTERNI DELLA SOMALIA. SMETTERE DI FOMENTARE LA GUERRA CIVILE COME PRECEDENTAMENTE HA FATTO L’AMBASCIATORE ITALIANO MARIO SICA NEL1991. COSI’ GLI oltre 350mila POSSONO PACIFICAMENTE TORNARE IN SOMALIA

  • MarioGalaverna2000

    In un momento di strana onestà una grossa capataz della Fao ha spiegato, urbi et orbi, del perchè ci rifilano a mezzogiorno immagini di bambini agonizzanti per la fame in braccio a madri in carne. Illuminante. Trattasi della tradizione del piatto unico, n° 1 piatto letteralmente, da cui tutti attingono. Con sei o sette figli da accudire più uno in pancia non ha tempo per badare a tutti e i nuovi nati devono contendere il cibo ai fratelli maggiori che spazzolano tutto alla veloce. E anche se arrivassero al cibo provate ad immaginare quanto ne contiene una manina di un anno. Maledette bestie e maledetti coloro che ci colpevolizzano. Questa è la jungla e la spravvivenza del più forte. Basterebbero sette ciotole e un adulto che controlla e il piccolo non morirebbe di fame. Calci in culo a chi elogia simili civiltà.

  • bruni norma

    mi chiedo dopo tutti questi anni ,a questi disperati lasciati al proprio destino,per non sentire la fame ed altro devono usare quella sostanza che non fa sentire la fame,ma è devastante,oltre che il Kenia gli altri paesi,e tutti gli organi competenti a livello mondiale non hanno trovato il tempo di discutere per trovare una soluzione,a qualsiasi uomo dovrebbe essere garantito un minimo indispensabile x la sopravivenza,queste immagini sono di una durezza inaudita,sono persone e non animali,ora dove andranno?tornare in Somalia …….

    • berserker2

      a’ bruni normodotata……t’ho letto solo adesso e per caso, ho chiesto a Disqus di indicarmi i commentini più scemi, retorici, ridicoli e mielosi……e mi hanno messo il tuo…….

    • Marco Bi

      Gentilmente puoi riscrive il tuo post anche per gli utenti italiani?
      Grazie

      • berserker2

        Marco…..non gli riesce a riscriverlo, gli è che ha usato “quella sostanza” (di cui non ricorda il nome, ma che non direbbe per ovvi motivi di pubblicità….), che non fa sentire la fame, la sete, la fatica ed altro…..ma soprattutto non fa sentire l’intelligenza e il buon senso…..

        • berserker2

          “per non sentire la fame…..devono usare quella sostanza per non sentire la fame….”, per andare dove dobbiamo andare…..per dove dobbiamo andare…..