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Nagorno Karabakh, le reazioni italiane

La guerra nel Nagorno Karabakh è ripresa il 2 aprile con un attacco condotto dagli armeni

– che occupano la regione appartenente all’Azerbaigian – contro paesi e popolazioni azere lungo la linea di contatto. L’Azerbaigian ha risposto ed ha riconquistato alcuni territori strategici che erano stati occupati dagli armeni. In particolare gli azeri hanno preso il controllo della collina Lele tepe, nella zona di Fizuli, occupata dagli armeni sin dal 1993.

Di fronte alle richieste delle organizzazioni internazionali, il ministero della Difesa di Baku ha deciso di sospendere, unilateralmente, la controffensiva limitandosi – per il momento, a rafforzare la protezione dei territori liberati dall’occupazione. Ma il ministero ha anche avvertito che se le truppe armene non cesseranno il fuoco, le operazioni riprenderanno per liberare i territori occupati e garantire l’integrità territoriale dell’Azerbaigian. Perché, ad oltre 20 anni dall’invasione armena, il 20% del territorio riconosciuto parte dell’Azerbaigian rimane sotto occupazione. Oltre 30mila gli azeri uccisi, più di 50mila i feriti, più di un milione gli sfollati.

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D’altronde – ricorda Cristina Bargero, deputato del Pd – il Consiglio di sicurezza e l’Assemblea dell’Onu hanno più volte ribadito che le forze armate armene devono ritirarsi dai territori azeri per poter avviare una soluzione pacifica. E, per una volta, l’analisi della situazione è sostanzialmente analoga da parte di tutti gli schieramenti politici italiani. Sergio Divina, senatore leghista, ricorda le 4 risoluzioni del Consiglio di sicurezza che prevedono il ritiro armeno e che sono state costantemente ignorate, così come i documenti del Consiglio d’Europa, dell’Unione europea, del Parlamento europeo, dell’Osce e della Nato. Mentre Maria Rizzotti, senatrice di Forza Italia, sottolinea gli effetti dell’invasione come la pulizia etnica degli azeri, le distruzioni e la rovina del patrimonio artistico dell’Azerbaigian. Tutto ignorato. Nessun ritiro e, di conseguenza, nessuna cessazione delle ostilità.

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E Gianluca Castaldi, senatore del Movimento 5 stelle, avverte che, per una pace duratura, occorre il ritiro dell’esercito armeno dai territori occupati dell’Azerbaigian. Una concordia istituzionale e politica, inusuale per l’Italia. Le polemiche riguardano, in alcuni casi, il mancato intervento del governo italiano, ma l’analisi della situazione registra una sostanziale uniformità di valutazioni. Anche Nicola Latorre, presidente della Commissione Difesa del Senato, ribadisce che i tentativi della Nazioni Unite di superare il conflitto non hanno avuto esito. E l’attenzione della comunità internazionale – a suo avviso – è troppo debole nei confronti di una situazione che rischia di degenerare ulteriormente. Al momento, secondo Latorre, è fondamentale il rispetto del cessate il fuoco, ma in prospettiva devono essere ripresi i negoziati con l’iniziativa del gruppo di Minsk e dei tre co-presidenti.

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