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La città minacciata dai terroristi

Il paradosso inerente il rapporto tra parte dei media occidentali e la guerra in Siria, derivante da disonestà intellettuale e totale assenza di conoscenza della situazione nel paese, è ben rintracciabile seguendo quanto sta accadendo in una cittadina a nord di Hama: si chiama Muhradah, l’aspetto è più medievale che tipicamente arabo, essa è infatti una località a maggioranza cristiana ed a difenderla al momento sono gli uomini del presidente Assad, ossia colui che in questi giorni (complice l’oramai famoso selfie di un Senatore della Repubblica) è stato accusato da più di un personaggio popolare della tv italiana di essere uno ‘sterminatore’ ed un ‘vile oppressore del suo popolo’. Muhradah è da sempre esempio di convivenza pacifica tra più etnie e religioni in uno dei più laici paesi arabi: la sua popolazione cristiana è sempre stata ben integrata nel tessuto sociale della provincia di Hama, ma adesso i terroristi islamisti degli ex di Al Nusra sono molto vicini alle sue porte e minacciano la pulizia etnica.

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L’offensiva islamista a nord  di Hama

Hama è la quarta città del paese, rimasta quasi immune dalla guerra: infatti, pur trovandosi nel bel mezzo della ‘M5’, l’autostrada che collega Aleppo con Homs ed Damasco, e nonostante storicamente la fratellanza musulmana ha avuto importanti radici al suo interno, l’esercito siriano non è mai stato attaccato frontalmente in questo grosso centro siriano e quindi Hama continua ad avere l’aspetto di una città normale, lontana dalle devastazioni della vicina Homs e di Aleppo. Pur tuttavia, poco a nord, vi è il confine con la provincia di Idlib, roccaforte degli islamisti da cui spesso dal 2012 sono partiti numerosi attacchi volti a conquistare la quarta città siriana; quasi a sorpresa, mentre l’esercito siriano era impegnato nella sua avanzata anti ISIS ad est di Aleppo e ad est di Homs, lo scorso 22 marzo le forze islamiste legate soprattutto agli ex di Al Nusra (filiale di Al Qaeda in Siria) hanno sfondato le linee difensive dell’esercito regolare a nord di Hama.

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Un’iniziativa militare, da parte jihadista, volta più che altro a distrarre le truppe di Assad da altri fronti; difficilmente la quarta città siriana potrà essere realmente attaccata dai terroristi, ma l’esercito siriano deve adesso rallentare le sue avanzate lungo l’Eufrate, ad est di Aleppo, e nel deserto attorno Palmyra, oltre che togliere mezzi e uomini dai fronti attorno il centro di Damasco. La preoccupazione, tra i cittadini della provincia di Hama, si è subito tramutata in terrore quando Suran e Kattab, due villaggi lungo la M5 a nord della periferia della città, sono caduti in mano nemica; i terroristi poi, hanno subito puntato proprio su Muhradah, per via del suo valore simbolico più che strategico. La presenza di castelli risalenti all’epoca delle crociate, così come di importanti Chiese all’interno di tutto il suo territorio, ha sempre fatto di Muhradah, oltre che una località di grande prestigio artistico, anche un simbolo di convivenza tra cristiani e musulmani.

La resistenza dei cittadini di Muhradah

L’aviazione siriana e l’aviazione russa, hanno subito concentrato i propri sforzi proprio sul fronte di Muhradah; in diversi siti jihadisti, si inneggiava già all’uccisione di tutti i cristiani presenti in città ed alla devastazione delle secolari Chiese medievali: per tal motivo, i bombardamenti sono stati incentrati su obiettivi prossimi alla periferia di Muhradah, colpendo mezzi jihadisti pronti a chiudere all’interno di una sacca la cittadina. Al momento, l’azione difensiva russo/siriana ha avuto effetto, ma la resistenza non viene compiuta soltanto dalle forze di Mosca e Damasco, bensì anche dagli stessi cittadini: sia gli uomini che le donne partecipano alle azioni difensive, l’esercito siriano sta addestrando in queste ore tanti volontari che, una volta intuito il pericolo, hanno deciso di abbandonare il proprio lavoro e la propria vita quotidiana per difendere Muhradah da coloro che, in occidente, vengono ancora definiti come ‘liberatori’ della Siria dalla tirannia di Assad.

La situazione sembra molto simile a quella di Deir Ez Zour, il capoluogo più orientale della Siria da tre anni sotto assedio ISIS, dove sia i cittadini che i militari contribuiscono alla difesa della città in quanto entrambi i gruppi sanno bene che, in caso di sconfitta, i jihadisti potrebbero compiere lo sterminio dell’intera popolazione. L’unica differenza in questo caso è che, a Deir Ez Zour, lo scontro non è su base religiosa e la minaccia jihadista ha più carattere vendicativo per via delle tante perdite inflitte al califfato dai difensori siriani; a Muhradah invece, si parla di vera e propria ‘pulizia etnica’, dell’uccisione quindi di centinaia di persone solo perché ‘colpevoli’ di professare la fede cristiana. La situazione appare pericolosa, anche se la resistenza popolare unita alle operazioni russo/siriane appare adesso quanto meno frenare l’avanzata militare dei terroristi, attestati a circa 20 km dal castello di Cheizar, il monumento più famoso di questo territorio.

Gli appelli degli abitanti

Su Twitter e sul web, sono diversi gli appelli che gli abitanti di Muhradah lanciano per evitare una possibile strage ad opera dei terroristi; si chiede, in particolar modo, la solidarietà dei cristiani d’occidente e degli altri cristiani siriani: a Damasco, anche e soprattutto tra i musulmani, sono in tanti a chiedere l’impegno delle milizie volontarie locali a difesa della cittadina cristiana, in occidente al momento nessuno invece pare aver compreso la gravità della situazione. Gli unici cenni alla guerra siriana in questi giorni, come detto, sono arrivati sulla tv italiana soltanto da frasi dette in salotti televisivi o radiofonici che, al contrario, hanno dato una rappresentazione falsa delle parti in conflitto ed allora, quasi sicuramente, a difendere i cristiani di Muhradah saranno gli uomini di Assad e le forze aeree della Russia. Per il resto, solo silenzi interrotti saltuariamente da frenetiche urla più assordanti anche degli stessi ordigni che vengono lanciati da sei anni sul territorio siriano.

  • Demy M

    Anche se molti buonisti lo negano, questa e una guerra di religione a tutti gli effetti. L’Isis non combatte “solo” contro il governo di Assad ma distrugge i simboli del Cristianesimo e massacra i non musulmani e tutto quello che li distingue. Palmira docet.

  • Tobi

    “Il paradosso inerente il rapporto tra parte dei media occidentali e la guerra in Siria, derivante da disonestà intellettuale e totale assenza di conoscenza della situazione nel paese, …”

    La RAI, Radiotelevisione Italiana, ha un contratto mediante il quale fa rimbalzare i dispacci sul medioriente così come emessi dalla televisione Al Jazeera che ha la sua sede in Qatar. E’ importante notare che il Qatar è uno dei principali sponsor dell’Isis. Quindi ognuno può trarre le sue conclusioni da che parte pende l’informazione trasmessa dalla RAI, radiotelevisione italiana (sempre che nel nome si possa ancora affermare adeguata questa indicazione geografica).

  • Giorgio Pulici

    Chissà se questa volta papa Francesco, sempre in prima linea per difendere i mussulmani, dirà una parola anche a favore dei cristiani.

  • Ling Noi

    La carognaggine degli Usa unita al cattosinistrismo suicida UE sono una miscela mortale per far vincere i terroristi islamici.

  • Lamberto Z

    mentre in Europa passivamente accettiamo l’invasione di clandestini e permettiamo la sharia incompatibile con qualsiasi costituzione dei paesi europei, in medio oriente gli stessi popoli combattono la sharia, il wahabismo, il salafismo. La fine dei paesi che sponsorizzano questi estremismi da basso evo verrà proprio dal medio oriente con la sconfitta delle lobbies e partiti occidentali proni ai petroldollari. Ovviamente con l’aiuto della Russia.