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Missioni militari italiane all’estero: le novità del 2018

Uno degli ultimi atti formali del governo Gentiloni ha riguardato le missioni internazionali che l’Italia sta conducendo in giro per il mondo. A tenere banco è stata soprattutto la questione Niger. Il governo ha spiegato che l’operazione è di vitale importanza e rappresenta la seconda fase di un progetto più ampio pensato soprattutto dal ministro dell’Interno Marco Minniti, ovvero contrastare l’immigrazione nei punti di partenza. In realtà il Paese africano è più un luogo di snodo che di origine ma rappresenta il collettore di flussi ingenti che finiscono col riversarsi in Libia.

La delibera del Consiglio dei ministri però racconta anche molti altri dettagli che l’Esecutivo non ha pubblicizzato. Sia sulle missioni meno note, che sugli impegni rinnovati o esauriti nel 2017. In particolare nel testo trasmesso alle commissioni parlamentari di Camera e Senato si legge che il governo ha deliberato «la prosecuzione delle missioni in corso», quindi quelle già finanziate nel decreto di un anno fa, ma anche «la partecipazione a ulteriori missioni» dove ricade quella in Niger, ma non solo. Ne è un esempio la conferma delle operazioni di pattugliamento aereo volute dalla Nato in Islanda e lo schieramento di 120 militari in Estonia. In totale verranno impiegati 6.698 militari. 

Tenendo uno sguardo più ampio, la strategia dell’Italia per il nuovo anno è quella di un aumento della presenza in Africa. Come confermato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti in un’intervista a Repubblica l’obiettivo per il 2018 è di rafforzare l’impegno nel continente. Il 15 gennaio il ministro, parlando alle commissioni riunite Difesa ed Esteri di Senato e Camera ha presentato il progetto del governo spiegando che si è deciso di «rimodulare l’impegno nelle aree di crisi geograficamente più vicine e che hanno impatti più immediati rispetto ai nostri interessi strategici» e in questo senso il Sahel, ha aggiunto, rappresenta «una regione di preminente valore strategico per l’Italia».E infatti a ben vedere nel futuro dell’Italia non c’è solo il Niger. Ma ben altri sette Paesi, alcuni dei quali sono partner di lunga data come Libia, Egitto, Gibuti e Somalia, mentre altri sono vere e proprie new entry:  Sahara occidentale, Tunisia, Repubblica centrafricana e Niger appunto.  

Continua l’impegno in Libia e nel Mediterraneo

Nel 2018 il nostro Paese continuerà l’impegno in Libia e nel Mediterraneo centrale. Il governo ha infatti deciso di andare avanti con la missione Ippocarate, che prevede un dispiegamento di circa 400 uomini e il mantenimento di un ospedale da campo a Misurata. L’operazione, frutto di un accordo bilaterale con il governo di Tripoli, prevede anche una collaborazione con la guardia costiera libica (entità sulla quale non mancano le polemiche dato che in qualche occasione si è trattato di gruppi non dipendenti direttamente dal governo nato dall’accordo nazionale libico). Sostanzialmente rispetto al 2017 le forze in campo aumenteranno di 100 unità mentre i compiti andranno ben oltre il supporto sanitario. Riguarderanno anche «formazione e addestramento», «supporto per il ripristino delle infrastrutture» e «ricognizioni in territorio libico».

Accanto alle operazioni di terra proseguiranno anche le due missioni in mare. Il dispositivo “Mare sicuro”, che impiega oltre 600 uomini e la missione europea Eunavformed, nota anche come operazione Sophia che ne impiega altri 570.

Cresce il coinvolgimento dell’Italia in Africa

Oltre alla Libia, ci sono altri tre scenari di cui si è parlato poco e che rappresentano una novità. Due coinvolgono pochissimo personale, mentre uno risulta già essere più delicato. Stiamo parlando della Tunisia. In questo caso l’Italia prenderà parte a una missione Nato. In particolare Tunisi ha chiesto all’Alleanza atlantica un supporto per costruire un comando di livello brigata (noto come Joint Headquarters) con il duplice obiettivo: attività di addestramento e consulenza, e creazione di un’infrastruttura di supporto per le operazioni. In totale 60 uomini prenderanno parte alle operazioni, in particolare nel ruolo di addestratori e di ricognizione, comando e controllo.

Gli altri due paesi nei quali verrà impegnata l’Italia sono la Repubblica centroafricana e il Sahara occidentale. Nel primo casa si tratta dell’invio di tre uomini per la missione europea EUTM – RCA con funzioni di addestramento per gli ufficiali del governo locale; nel secondo caso si tratta invece di una missione dell’Onu. Due uomini verranno inviati a Laayoune e prenderanno parte al contingente della Nazioni unite che dal 1991 si occupa di verificare il cessate il fuoco tra Marocco e Sahara occidentale in vista di un possibile referendum per l’indipendenza da Casablanca. Accanto a queste operazioni continueranno anche gli impegni in Egitto (80 uomini), Somalia (118 uomini) e la presenza fissa nella base italiana in Gibuti (90 uomini).

Le insidie nella missione in Niger

L’operazione più insidiosa rimane senza dubbio quella del Niger. Come detto il Paese è un crocevia per il traffico di esseri umani, ma non solo. Lo Stato africano è anche la sede della più importante base americana di droni da combattimento, costruita nella città di Agadez. Non solo. A ottobre la morte di quattro soldati delle forze speciali americane ha acceso un faro sulle attività statunitensi nell’area mostrando come l’insidia jihadista sia trasversale nei paesi del G5 Sahel (Niger, Mali, Mauritiania, Ciad e Burkina Faso). In questo senso la missione voluta da Palazzo Chigi risponde a una richiesta diretta del governo di Niamey. In particolare, si legge nel testo del governo, «supportare, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’aerea e il rafforzamento della capacità di controllo del territorio delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel, lo sviluppo della Forze di sicurezza locali per l’incremento delle capacità di contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza». Sulla carta si tratterebbe quindi di missioni legate all’addestramento. Ma in realtà il documento dice anche qualcos’altro. Fra i compiti ci sarebbe infatti anche il concorso ad «attività di sorveglianza delle frontiere e del territorio», un compito simile a quello svolto dagli americani e che il 4 ottobre 2016 ha portato alla morte dei soldati Usa. In realtà Pinotti ha ribadito che non sarà «una missione combat e non pensiamo di mettere i nostri militari a fare da sentinelle ai confini di quel Paese: è una missione di addestramento», ha spiegato aggiungendo che «è stato il Niger a chiedere aiuto, dicendo che ha un problema a controllare i confini: vogliono che li aiutiamo a essere capaci di controllarli». 

Il contingente italiano non opererà però solo in Niger. Il porto di Cotonou in Benin verrà usato come principale scalo di imbarco/sbarco di uomini e mezzi, mentre la Nigeria renderà disponibili i canali di collegamento verso il cuore della missione. Per i primi sei mesi dell’anno le unità schierate dovrebbero essere 120 ma il loro numero crescerà fino a 470 con con una media annua di 256), con 130 mezzi terrestri e due aerei. Dentro a questi numeri alcuni ufficiali voleranno in Mauritania per operazioni di addestramento nel locale Defence College.

Missioni valide solo fino a fine settembre

Come ha spiegato Pinotti Repubblica l’impiego delle forze in Niger deriva da un ridimensionamento del nostro contingente in Medio Oriente. Dovrebbero infatti essere ridotti a 200 gli uomini schierati intorno alla diga di Mosul, in Iraq, mentre uomini e mezzi dovrebbero essere rimpatriati da Erbil, così come dovrebbe essere assottigliato anche il gruppo di ricognizione in Kuwait. Il ministro ha spiegato che la riduzione arriva dopo la sconfitta dell’Isis nel Paese: «Daesh è stato sconfitto militarmente, anche se rimane alto il pericolo terrorismo. Pensiamo così di ridurre il nostro impegno nella coalizione anti-Isis arrivando ad un dimezzamento del contingente. In questo periodo abbiamo addestrato 30mila militari e 10mila forze di polizia irachene». Per risparmiare verrà anche ridotto il contingente attualmente impegnato in Afghanistan che passerà da 900 a 700 uomini. L’ultimo atto del governo Gentiloni contiene però una polpetta avvelenata per il prossimo esecutivo. Il decreto, che passerà al voglio della Camera l’11 gennaio, è tarato solo fino al 20 settembre 2018.

Il ministero dell’Economia, esaminata la richiesta del governo, ha stabilito che tutti gli impegni non andranno oltre la fine di settembre perché le risorse disponibili sull’apposito Fondo non sono sufficienti alla copertura dell’intero anno solare. Il Mef ha scritto anche che il nuovo quadro costerà 1.505 milioni di euro, in aumento rispetto ai 1.427 del 2017, proprio a causa delle nuove missioni che insieme agli impegni Nato faranno aumentare la base annua di 125 milioni di euro. Il ministero ha spiegato anche che il Fondo missioni aveva stanziato 995,7 milioni più i rimborsi Onu versati e non riassegnati pari a 17,7 milioni. Per questo, hanno notato i contabili del ministero, «occorrerà reperire antro il 30 dicembre, con un apposito provvedimento normativo, ulteriori 491 milioni di euro, salvo non si decida di ridurre gli oneri delle missioni». Ma quanto costano queste missioni. L’intero dispositivo libico raggiungerà quasi i 35 milioni di euro, quello nigerino 30 milioni, i 60 uomini in Tunisia costeranno 4,9 milioni, mentre Marocco e Repubblica centroafricana assorbiranno complessivamente 644 mila euro. Infine le operazioni Nato tra Islanda e Estonia costeranno in tutto 12 milioni.

  • Giovanni Attinà

    Queste missioni all’estero piacciono ai nostri militari per i compensi quadruplicati. Sul piano strategico e il prestigio dell’Italia ho ampi dubbi.

  • Manuel Barbanera

    miei conoscenti si sono comprate le case facendo queste inutili missioni, soldi pubblici buttati

  • BlackSail33

    Tanto non contiamo niente comunque, ci prendono tutti a calci in c… alla prima occasione. Soldi buttati, ritorni economici e strategici per noi zero.

  • berserker2

    Buffoni!. !!! Governo sinistrato di buffoni! Altri milioni di euro buttati al cesso.
    Li voglio proprio vedere i nostri militari, virili donne in divisa, e caporali nerboruti dalla lacrimuccia facile……tutti a fare le “crocerossine” a super stipendio per la trasferta all’estero. E ci toccherà pure subire la retorica che lo faranno mica per i soldi……noooo, i nostri soldati all’estero ci vanno per senso del dovere, per solidarietà, per umanità, per i “diritti umani” a salvare le viteeee….
    Ogni tanto Gentiloni, Mattarella o chi per loro, si farà il viaggetto a trovarli…… in mimetica così come fanno gli americani……una bella passerella, aereo di stato, altri miliardi buttati e tutti contenti.
    Sarà come sempre…. gli altri Paesi mandano i loro militari a combattere…… noi invece mandiamo all’estero i gentili militari, sensibili e solidali e le nerborute soldatesse…… a costruire……com’è che dicono sempre…..ah si, le solite scemate…….scuole, ambulatori, ospedali da campo, acquedotti, pozzi…. a regalare un sorriso ai negretti.
    Basterebbe mandare un paio di ingegneri e una decina di capomastri…… invece mandiamo centinaia di soldati nostri a fare che poi si capirà…..le solite costose buffonate solidariste ovvero NIENTE!!!!
    Li voglio proprio vedere come fermano l’immigrazione clandestina.
    Non sono capaci qui in Italia, di fermare un paio di marocchini a un posto di blocco….. e invece in Nigger saranno terribili ed efficenti e fermeranno l’immigrazione clandestina…….. ma fateci il piacere…….. sarà come per mare nostrum e tutte le altre missioni….. a parole ci dicevano che era per contrastare gli scafisti, fermare l’immigrazione incontrollata, combattere gli schiavisti ecc. ecc…… e infatti si è visto come ha funzionato.
    Milioni di euro buttati dalla finestra, navi e militari in abbondanza in mare che sono serviti a meglio trasportare feccia clandestina.
    E adesso il giochetto lo fanno da terra, addirittura dal Niccer…… vedrete, li faranno venire da li con un ponte aereo….. com’è che lo chiamano…..ah si….corridoio umanitario…..
    Essì perchè il giochetto sarà, che secondo le animucce belle catto/sinistrate, stabiliranno da lì chi ha o non ha diritto di venire in Occidente (e pensa te……lo faranno decidere alle stesse ONG complici degli scafisti coadiuvate dall’UNHCR,….), e allora, con benedizione papale….. caricheremo donne incinte, negretti finti minori, anziani sdentati, malati immaginari, i cosiddetti “soggetti deboli” così come piace chiamarli ai sinistrati e già che ci siamo, pure qualche manzo con cellulare compreso……. insomma tutti.
    E poi vaiiiii, 35 euro al giorno cadauno a tutte le brave Coop catto/sinistrati e ci togliamo il pensiero.

  • best67

    cambiare la politica estera!

  • Lamberto Z

    qualche mese fa avevo segnalato lo spostamento di 5000 terroristi isis in Siria da parte degli USA indicando il loro trasferimento esattamente nella zona geografica descritta nell’articolo, nonostante io avessi detto che c’erano le conferme video degli ufficiali USA in Siria che ovviamente non indicavano dove, perchè era segreta la destinazione,una certa Anita mi accusò di essere falso.

    • colzani

      Anita Mueller portano sempre i grafici a confermare le menzogne che scrivono.

    • Amore_e_Giustizia

      C’è da dire che dopo le orribili figure di m3rda accumulate da Anita Mueller che stava incominciando a usare tutta una serie di altri nicknames (come Drake, Nico Pico, Luc, Jean Canalis, Mario Verdi, ecc.) venendo sempre riconosciuta da me e da altri, ha cominciato a eliminare i suoi commenti, a non postare più grafici e penso che per un po’ si terrà da parte sperando che la gente abbia dimenticato tutte le sue menzogne e i falliti tentativi di depistaggio dalla verità. Anita Mueller è la prima persona che mi viene in mente quando qualcuno parla dei rappresentanti dell’Anticristo.
      P.S.: ormai ho compreso che nel 99% dei casi in cui vengo attaccato da qualcuno, si tratta sempre di Anita Mueller o di qualcuno dei suoi cloni con nickname differenti.

  • Renato Dellanna

    Egregio berserker2.- Il problema enorme che ha la nostra Italia e` quello di avere una classe politica di governo composta da persone incompetenti.I nostri ministri si affannano a trattare con il governo del Niger per contrastare l`immigrazione nei punti di partenza verso la Libia.I nostri signori ministri, sono al corrente che il Niger e` costituito dal 90% da deserto che e` il regno incontrastato dei Tuareg?Ove anche i soldati del Niger non si avventurano per tema di perdersi?I flussi dei migranti provenienti dal sud dell`Africa verso i confini libici,sono guidat nelli

    • berserker2

      Caro Dellanna…….hai visto che cialtroneria censoria, l’autore o chi per lui, ha rimosso il mio commento, come avevi potuto leggere, scritto senza volgarità, senza parolacce, quindi non è il frasario eventualmente greve che li disturba, ma proprio il soggetto, il contenuto. Semplicemente hanno censurato il mio pensiero e non è la prima volta che lo fanno. Questa storia delle missioni militari italiane all’estero li turba parecchio, chissà che interessi ci stanno sopra…. altri commenti sullo stesso argomento, me li hanno sempre censurati e/o rimossi. C’erano anche degli apprezzamenti, dei “like”, ma questo ai censori non gliene deve aver fregato nulla……E’ rimasto il tuo di commento, in risposta al mio ormai cancellato.
      Spiace constatare che anche questo Giornale, un giornale “per bene” NON sinistrato, che fa delle idee liberali il suo vessillo, abbia ad uniformarsi al pensiero “dominante” che pretende parole e concetti “politicamente corretti”…….che tristezza.

    • brett

      oggi grazie al gps oggi nessun soldato può perdersi

      • Renato Dellanna

        Ma, Lei conosce l`Africa e i suoi nativi? Parlare di GPS con quella gente? Scherza vero?

  • potier

    mah …personalmente non so che cosa ci stanno a fare gli italiani in tutti questi contesti se poi quando c’è da sparare sul serio in realtà non lo posso o non lo vogliono fare … che cosa ci stanno quindi a fare ? presenza !? per poi dire ci siamo pure noi !? almeno i Francesi, i Britannici per non parlare degli americani i quali hanno ingaggi ben definiti e certi, hanno pertanto un perché a differenza dei nostri … in Afghanistan ad esempio i nostri bombardieri facevano solo fotografie … ridicolo …

    • alberto

      Monsieur Carlo:
      ►”se poi quando c’è da sparare sul serio in realtà non lo possono o non lo vogliono fare … “
      a meno che non ci siano in giro dei….pescatori ( meglio se indiani)…:D:D
      à bientôt

      • luigirossi

        Dovunque siano andati recentemente,negli ultimi anni gli italiani hanno fatto il loro dovere,al contrario dei francesi che in Afghanistan sono fuggiti dopo aver beccato umiliazione su umiliazione dai talebani,mentre in Africa resistono grazie agli americani.gli “alleati” o presunti tali possono contare su di noi,e questo è il guaio,perchè continuano a chiamarci qui e la anche quando potrebbero arrangiarsi da soli.Speriamo che da Parigi non ci chiamino a presidiare le banlieues,visto che non sanno cavare un ragno dal buco

      • brett

        gli incidenti capitano ma sono eccezioni

      • fabiano199916

        Il caso dei marò in India è stato risolto ed i “pescatori” non erano le stesse persone incontrate dai militari italiani

    • luigirossi

      Uno stratega come te dovrebbe sapere che la ricognizione è vitale per operazioni militari complesse.In Afghanistan Mentre voi fuggivate,i nostri TORNADO dotati di apprecchiature allo stato dell’arte RECCELITE hanno dato un contributo fondamentale e scongiurato diversi attentati lungo strade strategiche.A bientot

  • Giuseppe Dp

    non ci sono soldi per aumentare l’organico qui in Italia, per la sicurezza poi sento che spendono un sacco di soldi per mandare l’sercito in tuttoimondo. Come i medici senza frontiere, invece di rimanere in Italia che ci sono tanti anziani ammalati che sostano nei corridoi degli ospedali sulle barelle dei mezzi della Croce Rossa, che così poi non possono intervenire alle chiamate, loro se ne vanno in giro, anche a bordo delle navi che hanno un costo pure quelle. Traditori degli italiani.Abbiamo pagato noi con le nostre tasche, per dare a loro la possibilità di poter studiare, perchè se avessero dovuto pagare tutte le spese non bastavano nemmeno 10 anni di lavoro.Ora questo è la ricompensa.

  • Renato Dellanna

    ……seguito… sono guidati, nell`attraversamento del deserto del Niger, dai Tuareg.Quindi tutti gli accordi con il governo del Niger non impedisce l`arresto del flusso migratorio verso la Libia. Gli accordi,anche se non ufficiali, dovrebbero essere conclusi con gli Tuareg.Chi vuole arrivare ai confini libici,attraversando il deserto del Niger,deve, assolutamente,chiedere aiuto ai Tuareg che, senza il loro aiuto,farebbero una brutta fine perdendosi nel deserto con le relative conseguenze.I ministri Minniti e Pinotti sanno chi sono i Tuareg?A mio sentore non credo.La Saluto.

  • Tip Tap

    Mi sa che per garantire la “difesa” dei mangiapane a tradimento, i generalotti italiani (che si trattano come Lord inglesi se non principi), decidono personalmente fondi per l’esercito e missioni da fare,,,,,,,,, la politica secondo me non conta niente in questo contesto, chiunque ci sia. ….. non dimentichiamo poi che siamo colonia di qualcuno che non voglio precisare…..

  • Gianluca Appiani

    Storicamente appoggiati , leccati ed approvati dalla destra , guerrafondaia e neofascista.

    • Tip Tap

      Intanto è la sinistra che ha voluto la guerra in Libia, Kosovo, Ukraina etc etc etc…..

  • Tommy

    la missione in Niger (come quelle in Libia, Medio Oriente e Mediterraneo) può anche avere un senso…l’importante è che poi gli uomini sul campo possano davvero avere le “mani slegate” per poter rendere le missioni davvero utili…Francia, Uk, Usa con queste missioni (più o meno riuscite) acquisiscono dati di intelligence e coltivano i loro interessi economici e politici/strategici…noi? I ns soldati all’estero (ben pagati) sono il braccio operativo di una strategia politica internazionale? O andiamo solo “a rimorchio” per accordi internazionali (Nato) e per far vedere che partecipiamo?….e cosa ci fanno tutti quei soldati ancora in Kosovo, Turchia, Libano…non sarebbe il caso di ridimensionare alcune missioni per spostare i fondi su quelle di maggiore attualità?…

  • luigirossi

    Quando e se il Centrodestra vincera’,occorrera’ schierare una frazione anche minima della flotta per fermare le navi delle Onlus,abbordarle con i nostri COMSUBIN che essendo veri soldati non si fanno arrestare dai viglil urbani come i francesi in Nuova Zelanda,svuotare quelle navi,affondarle.Spesa minima,rischi minimi,nessuna sudditanza ad “Alleati”

    • salvo franco

      Veramente non ho letto da nessuna parte che questi bei propositi facciano parte del programma del Cdx. Credo invece che quei signori faranno l’inciucio con i sinistri e continueranno a sbarcarci feccia africana senza troppo rumore, come succede ogni giorno ultimamente.
      Le navi ONG: non solo quelle ma anche le navi militari italiane – pagate da noi – hanno fino ad ora partecipato a questo scempio dell’ immigrazione selvaggia mascherata da ‘missioni di salvataggio’. E’ un dato di fatto.
      – I nostri corpi speciali: finora hanno eseguito gli ordini ricevuti dai papaveri militari ben foraggiati dal sistema politico; dunque non c’è motivo di ritenere che domani cambierà qualcosa.
      – Destre e sinistre: ci mangiano tutti senza vergogna in questo business pagato da noi. Abbiamo 10 milioni di italiani poveri e quelli continuano a spolparci. Non c’è alcun motivo di pensare che domani cambierà qualcosa, purtroppo, se la gente non si ribella davvero.
      – Soluzioni politiche: non ce ne sono.
      – Questa nazione: la sua fine è solo questione di tempo se il popolo si lascia ancora abbindolare e non toglie di mezzo in qualunque modo quei traditori.

      • luigirossi

        SE non lo fara’ il centrodestra non lo fara’ certo Grillo.Io il centrodestra lo votero’,anzi votero’ Giorgia.Che poi ci tradiranno anche loro,non credo.Sarebbe la fine della democrazia:alle elezioni successive nessuno andrebbe a votare.

        • salvo franco

          Ognuno è libero di votare chi vuole ovviamente. Tuttavia l’attuale invasione ha origine dalla caduta di Gheddafi, e questa per parte italiana origina dall’ ordine d’attacco del 25 aprile 2011. Governava un certo Berlusconi. Che poi scaricò ogni responsabilità sui sinistri e su Napolitano. Invece fu responsabile quanto e più di loro di quell’ infamia, se non vogliamo raccontarci balle. E per di più tradì il Trattato di Bengasi del 2008, da egli stesso sottoscritto con Gheddafi. In tale Trattato le due nazioni si impegnavano l’una a non attaccare mai l’altra, a non ingerire negli affari interni dell’ altra nazione, ma soprattutto s’impegnavano a non concedere a terzi l’uso del proprio territorio per attaccare l’altra nazione amica. Gheddafi onorò sempre quell’ accordo. Berlusconi no invece. Gli baciò la mano e poi lo tradì. E per di più nel novembre 2011 il grand’uomo, avendo la piena maggioranza, consegnò le proprie dimissioni all’ ultimo vero comunista rimasto: Giorgio Napolitano. Lei faccia come crede dunque: voti la Meloni, cioè berlusca. Io i traditori non posso più votarli.

          • luigirossi

            I trattati com’è noto sono chiffons de papier.Purtroppo Berlusconi fu costretto ad intervenire perchè IL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU decise l’intervento,che significava assecondare i nostri “allleati”(Dio li maledica)o vedersi distruggere gli impianti ENI e veder arrivare al loro posto i francesi.Frattini e la Clinton pero’ avevano raggiunto un accordo:Gheddafi sarebbe stato sostituito da una persona amica.La Clinton perse le elezioni,e con Trump gli USA si sono rimangiati tutto.Anche Napolitano,che io ABORRO,non poteva fare altro.Se non assecondi le NU,che fai?Considerato pero’ che dalla Libia importiamo l’8% del nostro gas,e da Putin il 41,potremmo mandare all’inferno l’Africa,salvo l’Egitto dove Zhor estrarra’ enormi quantita’ di gas ENI,mettere le navi attorno al acque terriitoriali,e lasciare che si scannino tra loro.

          • salvo franco

            Non mi è noto affatto che i Trattati siano da considerarsi pezzi di carta. Specialmente quelli che consolidavano l’Italia come primo partner mondiale della Libia per quanto riguarda Oil&Gas. Seimila italiani lavoravano in Libia al tempo di Gheddafi, ed io ero uno di loro, come dipendente Eni. Con vantaggio reciproco per entrambe le nazioni. I dati da lei citati sono del 2013, quando la frittata era già fatta. proprio per questo che Berlusconi avrebbe dovuto seguire l’esempio della Merkel che non partecipò alla carognata. Eppure la Germania ospita la più grossa base aerea Nato d’ Europa, Ramstein. Da cui non si sollevò neanche un aeroplanino di carta, mentre la flotta tedesca fu ritirata dal Mediterraneo per l’occasione. Non mi pare che questo abbia comportato sfracelli in Germania, Onu o meno.
            Frattini: si certo… era stato uno dei firmatari del Trattato 2008 in qualità di Ministro degli Esteri. Il terzo, per parte italiana, fu Angelino Alfano. E lei mi parla di accordi con quel mostro indemoniato della Clinton! E poi sarebbe bastato invocare la nostra Costituzione per mettere a tacere lo stesso Napolitano, che in quel momento ne rappresentava istituzionalmente il garante: nell’articolo 11 si afferma che il nostro paese, l’Italia, rifiuta la guerra “come strumento di offesa” o come mezzo per risolvere le controversie, quindi non consente che si possa attaccare un altro popolo, ma è ammessa solo per difesa. La Libia ci aveva forse attaccati? NO! E questo vale ancora, le ricordo, per la Nigeria e per tutte le guerre che andiamo facendo dietro denominazioni ipocrite e mendaci come le cosiddette ‘missioni umanitarie’. E che puntualmente ci si ritorcono contro, oltre che costarci un mare di soldi. Senza contare, mi lasci dire, che a giocare col fuoco alla fine ci si brucia. Non ci sono attenuanti: se uno non ha gli attributi per tenere la schiena dritta quando è necessario, allora per me dovrebbe farsi da parte. E invece sta sempre là a curare i propri interessi personali, atteggiandosi per giunta a salvatore della Patria. Lei pare non amare i guerrafondai americani, nostri “alleati”, però vuole votare chi ha ampiamente dimostrato di esserne vassallo. Contento lei…

          • luigirossi

            Se mi dice chi votare in alternativa…Le ricordo che noi fummo minacciati di bombardamento dai nostri alleati,sugli impianti,dove c’era anche lei.sarebbe seguita la requisizione da parte dei francesi.Lei questo lo sa.Noi non potevamo tollerarlo,e ritirarsi da quella guerra ci sarebbe costato caro:saremmo stati isolati nel Mediterraneo e NATO,assecondando i disegno di Sarkozy.Ha dimenticato la gioia francese quando rifiutammo di intervenire in Bosnia e fummo esclusi dal Gruppo di Contatto,Ed in Bosnia non c’è petrolio…

          • salvo franco

            Come le ho già detto non vedo soluzioni politiche, almeno con i farabutti che c’erano anche allora.
            – Nessuna potenza occidentale avrebbe esordito bombardato gli impianti perché non erano obiettivi militari e ciò sarebbe equivalso a dimostrare platealmente al mondo che si voleva “liberare” il popolo libico sottraendogli la sua risorsa principale. Poi con i tecnici europei (non solo italiani) dentro… figuriamoci!
            – All’ epoca dell’attacco non ero più in Libia, c’ero stato prima per almeno un paio d’anni, come pure in Egitto e Tunisia. Il tempo che bastava a me e ai colleghi per renderci conto di come stessero i libici con Gheddafi: meglio di noi!
            – La povertà non esisteva, mai visti accattoni in giro. Solo gente che lavorava o studiava. Strade, scuole, ospedali non avevano nulla da invidiare ai nostri. Tripoli era un giardino. Gheddafi aveva tolto il velo alle donne e dato loro diritto di voto. La sua stessa guardia del corpo era formata da fedelissime soldatesse. Anche l’esercito gli era fedele. Benzina ed elettricità praticamente gratis per i residenti, chiunque aveva la casa, 12mila dollari di reddito annuo pro-capite, di media. Le tre religioni presenti (cattolica, ortodossa e islamica) convivevano pacificamente. Funzionava tutto senza casini. Gheddafi non s’era mangiato la Libia, in definitiva, come i nostri spolpano e fanno spolpare la nostra nazione.
            – Oggi lì c’è solo terra bruciata, non esiste alcun governo stabile – se non a chiacchiere – con cui fare accordi.
            – Non solo l’Eni, ma anche le altre aziende italiane coinvolte lavorativamente sono rimaste tutte pesantemente penalizzate.
            – I libici sopravvissuti ai nostri ‘bombardamenti umanitari’ (ne conosco qualcuno) ora sono davvero alla fame o quasi. Non possono uscire di casa certi di tornarci vivi. Soffrono una condizione che noi non possiamo neanche lontanamente immaginare.
            – Certe cose bisogna provarle per capire. Questo è il risultato della tanto decantata “primavera araba”. E dire che Gheddafi aveva anche finanziato la campagna elettorale di quel guitto avvinazzato di Sarkozy, il più scalpitante di tutti nell’ attacco.

            Sta di fatto che l’assassinio del leader libico, supportato dalle menzogne occidentali, ha compromesso l’equilibrio dell’ intero Nordafrica.
            – Il Mediterraneo è diventato luogo di raccolta di profughi e soprattutto falsi profughi: il paradosso è che le stesse FA italiane che prima hanno bombardato la Libia ora, con la storiella farlocca dei “salvataggi”, corrono a raccattare “naufraghi” africani a tutto spiano e ce li portano a domicilio. Menzogne su menzogne, insomma, senza vergogna e senza fine. Quei cani che governano ci spolpano di tasse per farceli mantenerli e far lucrare gli amici degli amici.
            – L’intera area nordafricana trasformata in un inferno e lei… lei mi chiede… “che dovevamo fare?”
            Glielo ripeto mille volte: MANTENERE LA NEUTRALITÀ, DIAMINE!!! come hanno fatto altre nazioni, in primis la Germania. Altro che salvare la nostra fetta di torta: così ora di torta non ce ne sta più, solo briciole.
            – Poi è questione di punti di vista, ma vedo che siamo lontani anni luce su questo argomento, caro Luigi: per me NON ESISTE RAGIONE AL MONDO di entrare in guerra con chicchessia SE NON SI È ATTACCATI, punto. Proprio come recita l’art.11, che forse per lei è solo un pezzo di carta come i Trattati.
            E stia pur tranquillo che se non fossimo intervenuti, e soprattutto se non avessimo concesso le nostre basi per attaccare, anzi se ci fossimo opposti con forza a quella infame carognata, avremmo certamente incassato il consenso di Russia e Cina alle Nazioni Unite. E forse – dico forse – le cose potevano andare in altro modo.
            Ma ci voleva uno come il Craxi di Sigonella, per intenderci, non certo quei cagasotto che c’erano. E che sono ancora in circolazione. Invece così il bel risultato che abbiamo avuto è sotto gli occhi di tutti, anche i suoi.
            Le dirò di più: se insistiamo ad appecoronarci militarmente agli “alleati”, soprattutto per Siria e Iran – Dio ci scampi – prima o poi incasseremo qualche supposta russa e/o cinese. Perchè non serve essere un genio per capire che in caso d’attacco i primi target militari sono le basi di decollo nemiche. Cioè NOI!

            Con Gheddafi è andata com’è andata ma pestare i calli a quegli altri è tutta un’altra musica. Abbiamo già visto con l’India, nella questione dei Marò, di che pasta sono fatte quelle pecore marce dei politici italiani quando c’è da tirare fuori gli attributi: valgono meno di un pelo del mio cane. In conclusione parlare di guerra non è certo come starci dentro e subirla in prima persona o subire la perdita di propri cari. Molti, quando parlano con disinvoltura delle tragedie altrui, sembrano non rendersene conto. Comunque resti pure della sua idea, se vuole. Io non cambierò la mia. Un saluto

          • salvo franco

            (1 di 2) – Come le ho già detto non vedo soluzioni politiche, almeno con i farabutti che c’erano anche allora.
            – Nessuna potenza occidentale avrebbe esordito bombardato gli impianti perché non erano obiettivi militari e ciò sarebbe equivalso a dimostrare platealmente al mondo che si voleva “liberare” il popolo libico sottraendogli la sua risorsa principale. Poi con i tecnici europei (non solo italiani) dentro… figuriamoci!
            – All’ epoca dell’attacco non ero più in Libia, c’ero stato prima per almeno un paio d’anni, come pure in Egitto e Tunisia. Il tempo che bastava a me e ai colleghi per renderci conto di come stessero i libici con Gheddafi: meglio di noi!
            – La povertà non esisteva, mai visti accattoni in giro. Solo gente che lavorava o studiava. Strade, scuole, ospedali non avevano nulla da invidiare ai nostri. Tripoli era un giardino. Gheddafi aveva tolto il velo alle donne e dato loro diritto di voto. La sua stessa guardia del corpo era formata da fedelissime soldatesse. Anche l’esercito gli era fedele. Benzina ed elettricità praticamente gratis per i residenti, chiunque aveva la casa, 12mila dollari di reddito annuo pro-capite, di media. Le tre religioni presenti (cattolica, ortodossa e islamica) convivevano pacificamente. Funzionava tutto senza casini. Gheddafi non s’era mangiato la Libia, in definitiva, come i nostri spolpano e fanno spolpare la nostra nazione.
            – Oggi lì c’è solo terra bruciata, non esiste alcun governo stabile – se non a chiacchiere – con cui fare accordi.
            – Non solo l’Eni, ma anche le altre aziende italiane coinvolte lavorativamente sono rimaste tutte pesantemente penalizzate.
            – I libici sopravvissuti ai nostri ‘bombardamenti umanitari’ (ne conosco qualcuno) ora sono davvero alla fame o quasi. Non possono uscire di casa certi di tornarci vivi. Soffrono una condizione che noi non possiamo neanche lontanamente immaginare.
            – Certe cose bisogna provarle per capire. Questo è il risultato della tanto decantata “primavera araba”. E dire che Gheddafi aveva anche finanziato la campagna elettorale di quel guitto avvinazzato di Sarkozy, il più scalpitante di tutti nell’ attacco.
            – Sta di fatto che l’assassinio del leader libico, supportato dalle menzogne occidentali, ha compromesso l’equilibrio dell’ intero Nordafrica.
            – Il Mediterraneo è diventato luogo di raccolta di profughi e soprattutto falsi profughi: il paradosso è che le stesse FA italiane che prima hanno bombardato la Libia ora, con la storiella farlocca dei “salvataggi”, corrono a raccattare “naufraghi” africani a tutto spiano e ce li portano a domicilio. Menzogne su menzogne, insomma, senza vergogna e senza fine. Quei cani che governano ci spolpano di tasse per farceli mantenerli e far lucrare gli amici degli amici.
            – L’intera area nordafricana trasformata in un inferno e lei… lei mi chiede… “che dovevamo fare?” (continua)

          • salvo franco

            (2 di 2) – Glielo ripeto mille volte: MANTENERE LA NEUTRALITÀ, DIAMINE!!! come hanno fatto altre nazioni, in primis la Germania. Altro che salvare la nostra fetta di torta: così ora di torta non ce ne sta più, solo briciole.
            – Poi è questione di punti di vista, ma vedo che siamo lontani anni luce su questo argomento, caro Luigi: per me NON ESISTE RAGIONE AL MONDO per entrare in guerra con chicchessia SE NON SI È ATTACCATI, punto. Proprio come recita l’art.11, che forse per lei è solo un pezzo di carta come i Trattati.
            E stia pur tranquillo che se non fossimo intervenuti, e soprattutto se non avessimo concesso le nostre basi per attaccare, anzi se ci fossimo opposti con forza a quella infame carognata, avremmo certamente incassato il consenso di Russia e Cina alle Nazioni Unite. E forse – dico forse – le cose potevano andare in altro modo.
            Ma ci voleva uno come il Craxi di Sigonella, per intenderci, non certo quei cagasotto che c’erano. E che sono ancora in circolazione. Invece così il bel risultato che abbiamo avuto è sotto gli occhi di tutti, anche i suoi.
            Le dirò di più: se insistiamo ad appecoronarci militarmente agli “alleati”, soprattutto per Siria e Iran – Dio ci scampi – prima o poi incasseremo qualche supposta russa e/o cinese. Perchè non serve essere un genio per capire che in caso d’attacco i primi target militari sono le basi di decollo nemiche. Cioè NOI!

            Con Gheddafi è andata com’è andata ma pestare i calli a quegli altri è tutta un’altra musica. Abbiamo già visto con l’India, nella questione dei Marò, di che pasta sono fatte quelle pecore marce dei politici italiani quando c’è da tirare fuori gli attributi: valgono meno di un pelo del mio cane. In conclusione parlare di guerra non è certo come starci dentro e subirla in prima persona o subire la perdita di propri cari. Molti, quando parlano con disinvoltura delle tragedie altrui, sembrano non rendersene conto. Comunque resti pure della sua idea, se vuole. Io non cambierò la mia. Un saluto

          • Maurizio D’angelo

            ma perche’ non si fa assumere all’eni dato che ha cosi chiara la diversificazione energetica dell’italia ? chissa se ha anche una spiegazione logica e plausibile per le hostess fate andare da gheddafi quando venne in viaggio in italia a trovare berlusconi e per le corse di cavalli che gli furono organizzate per l’occasione. bisognava proprio essere di destra autenticamente per dare quello spettacolo di completa sudditanza al dittatore !

  • Amore_e_Giustizia

    Strafico: tanto paga pantalone, ovvero il contribuente italiano…al quale non è mica stato chiesto se desiderava che le sue tasse venissero utilizzate in quel modo la.

    • brett

      paga pantalone o la spesa fa parte del debito pubblico (che aumenta)??

      • Amore_e_Giustizia

        Cara Anita Mueller, ora in arte brett, il fatto che il debito pubblico aumenti (grazie principalmente al signoraggio bancario) non significa che i soldi dei contribuenti vadano utilizzati in modo sbagliato o/e non per opere e servizi per i cittadini.
        Vedo tra l’altro che hai fatto censurare vigliaccamente un’altra mia risposta che ti riguardava.

  • salvo franco

    E’ l‘ennesima bufala che ci rifilano. Non andiamo in Nigeria con gli intenti dichiarati, ma ci andiamo per affiancare i francesi nella difesa dei loro enormi interessi. Esattamente come siamo andati in Libia nel 2011 a far gli interessi della Francia che voleva soffiarci le commesse Eni (già siglate con la Libia fino al 2045). Col bel risultato di ottenere la perdita totale del controllo del Mediterraneo (fino ad allora esercitata grazie al governo di Gheddafi) e la conseguente invasione etnica che stiamo subendo. Grazie anche a quei farabutti che si sono succeduti dopo le dimissioni del governo che c’era stato fino al novembre 2011. Torniamo ai francesi: non sono certo nuovi a queste guasconate al di fuori dei propri confini. Peccato che poi non accettino le conseguenze di ciò che fanno, respingendo con forza i cosiddetti ‘migranti’ che, dalla nostra nazione, vorrebbero passare il confine con la Francia. Comunque fa bene la Francia, per carità, a difendere i suoi interessi nazionali. E i nostri politici? Non raccontassero balle: una massa di traditori, dal primo all’ ultimo, che pensano solo a mantenere le chiappe sugli scranni. Altro che destre e sinistre: ormai questa è Storia.

  • fabiano199916

    pensavo che nell’esercito ci fossero più persone…tutto sommato i soldati in africa sono meno di 1600… un pò pochi

  • enricodiba

    Capirai hanno riniziato a mungere la vacca,chiamata contribuente italiano.