missile russo

Il nuovo missile ipersonico russo in versione attacco terrestre

La Russia sfodera i suoi artigli e le nuove “super armi” di Putin continuano ad essere migliorate. Oltre i ben noti Avangard la testata nucleare Hgv, Burevestnik, il missile da crociera a propulsione nucleare, Poseidon, il supersiluro intercontinentale, e Kinzhal, il primo missile da crociera ipersonico, Mosca ora intende modificare un altro sistema missilistico d’avanguardia sebbene non sia ancora entrato effettivamente in servizio: il missile antinave ipersonico Zircon.

Il missile 3M22 Zircon è  l’ultimo nato nel campo dei missili antinave. E’ stato testato per la prima volta a marzo del 2016 e, a partire dallo scorso anno, dovrebbe essere già entrato in fase di pre-produzione iniziale essendosi conclusa la prima serie di test nel 2017. Ora la Russia, non contenta delle possibilità date dal suo nuovo missile, intende modificarlo per dotarlo della capacità di colpire con efficacia anche obiettivi terrestri come riportato da Zvezdza in un recente articolo. 

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Il missile Zircon, l’incubo delle portaerei

Il missile è capace di una velocità di Mach 5/6, ma alcune fonti russe lo danno in grado di arrivare anche a Mach 9, raggiunta dopo che un booster a propellente solido lo accelera a velocità supersonica, quando il motore scramjet entra in funzione portandolo alla sua velocità di crociera. La sua gittata è stimata in 250 – 500 km seguendo un profilo di volo lo-lo mentre aumenta a 740 in caso di hi-lo ma secondo i media russi arriverebbe anche a 1000 km effettuando una traiettoria semi-balistica.

Nell’ultimo test effettuato, lo scorso dicembre, il missile è stato capace di mantenere una velocità di Mach 8 e, come risulta da una fonte anonima della Cnbc, ne sono state testate per la prima volta le sue capacità dual use, ovvero sia antinave sia per attacco terrestre.

Secondo le stime degli analisti la produzione in serie dovrebbe cominciare nel 2021 con l’ingresso in servizio attivo fissato per il 2022

Lo Zircon si configura come un vero e proprio incubo per il naviglio nemico: la sua elevatissima velocità, che gli permette di viaggiare avvolto in un alone di plasma, lo rende praticamente invisibile ai radar e non intercettabile con i sistemi difensivi attualmente a disposizione sulle unità navali militari. Anche sistemi ad energia diretta, come laser e microonde, sebbene di alta potenza come quelli potenzialmente impiegabili su una nave, potrebbero risultare inefficienti nel caso dello Zircon proprio a causa della sua capacità di viaggiare avvolto nel plasma causato dall’attrito con l’aria alle altissime velocità.

I progettisti russi, secondo le prime indiscrezioni, potrebbero aver risolto il problema della resistenza della struttura ed in particolare dell’ogiva dello Zircon, costruendola con materiali particolari che ne permetterebbero il suo raffreddamento per ablazione (ovvero con evaporazione degli strati esterni), e sviluppando un combustibile particolarmente resistente al calore che possa quindi anche fungere da refrigerante.

Non sappiamo molto sul carico bellico del missile né sul suo seeker, possiamo però fare un raffronto con il missile da cui deriva, il P-800 Oniks, per capire qualcosa di più. Sebbene il design dei due missili sia differente le dimensioni sono raffrontabili: l’Oniks è infatti lungo 8,6 metri mentre lo Zircon tra gli 8 ed i 10. Il compartimento del carico bellico del P-800 è sistemato nella parte anteriore del missile ed è relativamente piccolo, a causa delle dimensioni della presa d’aria del motore ramjet. Sebbene sullo Zircon la presa d’aria sia localizzata più verso la coda, l’ogiva del missile è oltremodo slanciata e appuntita e questo fa supporre che il vano per il carico bellico sia delle stesse dimensioni dell’Oniks o più piccolo.

Basandoci su questo si può stimare il carico bellico dello Zircon in versione land attack intorno ai 200 chilogrammi. Se così fosse non rappresenterebbe un carico ideale per un attacco verso obiettivi di terra, spesso e volentieri induriti, sebbene si debba considerare anche l’effetto distruttivo dato dall’altissima energia cinetica sviluppata dall’alta velocità del missile rispetto ad altri sistemi classici. 

Al momento è possibile lanciare lo Zircon dal sistema Bastion e dal lanciatore verticale per i missili Kalibr/Oniks 3S-14 che è in dotazione a diverse unità navali russe. Si prevede che ce ne sarà una versione anche lanciabile da sottomarini ed una aviotrasportata. 

Un effetto della fine del Trattato Inf

La scelta di Mosca di modificare il missile Zircon con una versione da attacco terrestre rientra tra gli effetti della fine del Trattato Inf ed è effetto della corsa agli armamenti ipersonici che stiamo vivendo.

Con la sua gittata massima stimata in mille chilometri, la capacità di essere lanciato da navi, sottomarini, aerei e soprattutto da terra tramite il sistema mobile Bastion, lo Zircon in versione attacco terrestre rappresenta un’altra arma, oltre al missile 9M729 montato sul sistema Iskander, con la quale la Russia sta assumendo un vantaggio strategico non indifferente nel campo dei missili da crociera a raggio medio e intermedio rispetto agli Stati Uniti e alla Nato.

La fine del Trattato Inf, ventilata ormai da anni anche a causa del suo essere ritenuto obsoleto proprio in considerazione degli sviluppi missilistici di altre nazioni non facenti parte del trattato come la Cina, ha sostanzialmente aperto le porte alla proliferazione missilistica e questa modifica dello Zircon ne è la diretta conseguenza.

Sicuramente non è un’arma rivoluzionaria e game changer più di altre che Mosca ha schierato o prevede di schierare, ma rappresenta sempre un grattacapo in più per la Nato e gli Stati Uniti, che infatti stanno in tutti i modi cercando di colmare il distacco che li separa da Russia e Cina nel campo dei missili ipersonici e parallelamente cercando di sviluppare sistemi in grado di intercettarli.