Gibuti

Minuscolo ma strategico
Gibuti centro del mondo

Ottant’anni fa Dino Buzzati nelle sue corrispondenze di guerra descriveva il Gibuti come una «terra in letargo». Oggi il piccolo paese africano è in movimento perpetuo e vive la condizione di un nuovo colonialismo selettivo. Pochi giorni dopo l’attacco alle Torri Gemelle, il Pentagono individuò in Gibuti l’avamposto ideale per allestire la prima base americana anti terrorismo in Africa. Sbarcarono centinaia di uomini dai giganteschi cargo atterrati sulla pista infuocata dell’Ambouli Airport. In poche settimane l’area non molto distante dall’aeroporto venne battezzata «Camp Lemonnier», e la terra rossa dovette fare spazio a una sterminata serie di installazioni militari, prefabbricati, colate di cemento armato e chilometri di filo spinato. I marines furono i primi, poi arrivarono, tra gli altri, gli italiani (nel 2013) e i francesi (2014).

Tutti a caccia di terroristi e tagliagole? Certo, ma è stata soprattutto la strategica collocazione di Gibuti ad attirare le forze alleate come api sul miele. Almeno fino allo scorso 19 settembre, quando l’emittente CCTv ha interrotto le trasmissioni per mandare in onda immagini provenienti da un paesaggio lunare. Sembravano scene tratte dal videogioco «Sniper Elite», con mezzi cingolati che avanzavano, soldati che esplodevano colpi da armi automatiche scintillanti e batterie anti-aeree puntate verso il sole. CCTv è il più importante network televisivo di Pechino e i militari entrati nelle case di un miliardo e mezzo di persone non erano altri che gli uomini (e le donne) dell’Esercito Popolare.

Da settembre anche la Cina ha la sua base operativa a Gibuti, la prima all’estero della storia moderna del Paese. Secondo le affermazioni del ministro della Difesa Chang Wan Quan è destinata a sostenere le operazioni di mantenimento della pace nell’area per conto delle Nazioni Unite, ovvero l’evacuazione di cittadini somali finiti nella morsa degli Al Shaabab e dei profughi yemeniti generati dai bombardamenti sauditi. Anche se Pechino sa benissimo che uno dei principali obiettivi dell’operazione-Gibuti è quello di scortare le navi di passaggio, controllare l’accesso al Mar Rosso sullo stretto di Bab el Mandeb (uno dei corridoi marittimi più trafficati al mondo) e sviluppare ulteriormente in Medio Oriente e Africa le partnership economiche. L’arrivo dei militari è stato l’atto conclusivo dell’inaugurazione del porto multiuso di Doraleh, costato 590 milioni di dollari e costruito dalla China State Construction Engineering Corporation. L’escalation cinese, presente a Gibuti con 5.500 uomini, non piace al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che in un recente rapporto dice di «temere l’amplificata e crescente influenza di Pechino e delle sue forze armate». La Cina ha replicato di «cercare un rafforzamento di natura difensiva, senza programmare un’espansione militare. Gli Stati Uniti hanno più di 600 basi all’estero, la Francia una dozzina. Noi di permanente abbiamo soltanto questa. I numeri non si possono smentire». L’assenza di una pista di atterraggio e decollo è l’unico inconveniente della base cinese.

Gli Stati Uniti dispongono di un proprio campo di volo a Gibuti, che viene utilizzato, in particolare, per lo schieramento di droni militari. La Cina prevede di effettuare investimenti significativi nella costruzione del secondo aeroporto internazionale di Gibuti e, se necessario, essere in grado di utilizzare le infrastrutture locali, a beneficio dei propri aeromobili. Sulla questione delle alleanze è intervenuto il presidente del piccolo stato africano, Ismail Omar Guelleh, promuovendo Pechino come primo partner di Gibuti e di fatto spostando equilibri delicatissimi. «La Cina è l’unica nazione al mondo a investire da noi in tutti i campi: ferrovie, porti, banche e industria. La Francia e gli europei in generale ci hanno abbandonato e gli americani hanno perso l’interesse di un tempo». Guelleh si riferisce all’ambizioso progetto del gasdotto che collegherà Gibuti ad Addis Abeba, in Etiopia, su una tratta di 752 km che sarà parallela a quella della ferrovia, anche in questo caso sponsorizzata dai cinesi. I dettagli dell’operazione sono stati discussi lo scorso 23 novembre durante la visita di Guelleh a Pechino dal presidente Xi Jinping. Si tratta del primo capo di stato africano a visitare la Cina dalla conclusione del 19esimo Congresso nazionale del Partito comunista in ottobre. Gli analisti ritengono questo passaggio fondamentale nella campagna d’Africa innescata da Pechino ormai da almeno un decennio. Xi Jinping si sta muovendo con parecchia disinvoltura nel continente nero e il sostegno alle forze del generale Chiwenga per deporre Mugabe nello Zimbabwe, e mettere le mani sulle miniere di diamanti, è stato solo l’ultimo atto .

Che il rapporto di Gibuti con la Cina sia ormai privilegiato lo si evince anche da un episodio di poche settimane fa, quando nella capitale si è presentato il vice-ministro degli Esteri giapponese Manabu Horii, in missione diplomatica per verificare la possibilità di ampliare la base militare. Le richieste di Tokyo sono state rispedite al mittente. E lo stesso potrebbe accadere con l’India, che si è detta interessata a intensificare i rapporti, così come l’Arabia Saudita che ha rivelato di aver raggiunto un accordo di massima per «affittare» una lingua di deserto gibutiano e costruire una base entro il 2020.

Luigi Guelpa

  • Pelzen

    Nel Risiko dello spostamento di truppe e mezzi logistici la Cina, senza troppa pubblicità, posiziona le sue pedine in attesa del momento migliore…

    • PEIS Giovanni

      Non tarda a manifestarsi il pensiero comune degli italiani, di cui al mio commento sopra. Già, NOI sappiamo cosa ha in mente LA CINA, e se si comporta bene lo fa solo per ingannarci, perfidamente…

    • montezuma

      Intanto la Cina sta piazzando nelle Americhe, in Europa, in Oceania le sue comunità (in Africa è colonialismo tout court) ed acquisendo le capacità linguistiche nel quasi completo disinteresse della nostra leadership politica. Ormai una città toscana e un quartiere di Milano sono, di fatto, enclave cinesi. Per citare solo i casi più eclatanti.

      • AlbertNola

        I cinesi lavorano come matti e non rompono le scatole!

        • montezuma

          Questo è solo parzialmente vero anche perché i loro fenomeni mafiosi sono già “ben inseriti ” e difficili da contrastare. Ma a quali condizioni vengono? E con quali intenzioni a lungo termine? Dalle manifestazioni a Prato di qualche tempo fa, hanno strani criteri di … inserimento! A fronte delle nostre autorità imbelli e della nostra indole menefreghista!

          • AlbertNola

            Il tessile a Prato senza i cinesi sarebbe morto e sepolto. “I’indole menefreghista” in questo caso ha portato a buoni risulati.

          • montezuma

            Se ci credi va bene così, evidentemente sei di ispirazioni … sinistre. Consiglio un colloquio privato con il sindaco attuale o uno di quelli passati. In pubblico ti direbbero altro (ovvero politicamente corretto).

          • luigirossi

            E perchè mai sarebbe morto e sepolto? Forse un complotto islamico?

          • Gioachimo Liera

            No,solo la penetrazione cinese….costo della mano d’opera quasi a zero…..lavoro h.24 e zero contributi…
            Le par poco…..(!)
            Questo vale anche per la distribuzione dei prodotti cinesi e non. Diciamo pure zero controllo qualita’ e sicurezza prodotti….falsificazione prodotti e certificazione EU.
            Bello fare concorrenza….le par poco…..(!)
            Scusi questo rimbrotto…..non c’e’ nulla di Islamico…di Islamico non sopporto la pseudo religione o legge civile della Sharia, degli anatemi del profeta ovvero Hadith o delle disposizioni coraniche degli Ada, del loro trogliditismo sintassico nella storia ed evoluzione delle religioni e delle loro guerre intestine fra Sunniti, Salafiti, Shiiti, Sinussiti, dei puri dei Isis e del terrorismo che infesta la nostra società.
            A me tutto cio’ non garba….ne cinesi ne Islamici…..

          • AlbertNola

            Rispondere al sottoproletario, borgataro romano, luigirossi è una perdita di tempo.

          • best67

            i cinesi del tessile,a Prato,lavorano in condizioni analoghe a quelle in cina! stipendi bassissimi e molti vivono praticamente dove lavorano!il tessile italiano sempre a Prato,è morto sul serio!

          • AlbertNola

            Ma noi italiani siamo vecchi, malati e viziati. Lasciali lavorare i cinesi, fatti loro!

          • best67

            mica tanto!i profitti vanno in cina!

      • luigirossi

        Per non citare Ivry e la Courneuve enclave algerine,pirla

        • montezuma

          Ricambio caramente, idiota (che non hai capito).

  • PEIS Giovanni

    E’ cosa buona e giusta che l’articolo riporti i fatti, e sinteticamente mi sembra che lo faccia. Giusto anche non calcare la mano sulla loro interpretazione: il gusto di esporre le proprie ipotesi su “quel che c’è dietro” (ossia le intenzioni dei Potenti) è un segno tipico di popolazioni che non si sentono in grado di influenzare gli avvenimenti, è il pensiero comune di noi italiani, popolo SOVRANO solo (e non sempre) nel ristretto ambito di casa, e zitti che non ti sentano: in compenso cerco di attribuire agli altri le più maligne intenzioni. Ciò premesso, mi sento in diritto e anche tenuto a esprimere il mio giudizio sul governo cinese (niente meno!): ha una politica estera esemplare, concilia cioè gli interessi del suo popolo con il rispetto degli altri popoli, non è bellicoso non rivaleggia, è educato, GARBATO.

  • Raoul Pontalti

    Sì! Scriviamo controstorie, ossia panzane…Dall’articolo si evince che Gibuti era una brutta e piccola Cenerentola d’Africa fino a che non l’hanno scoperta i cowboys per piazzarvi le stalle di sosta delle mandrie dirette in Afghanistan e poi via via l’avrebbero scoperta alri mandriani compresi quelli francesi che sarebbero arrivati addirittura per ultimi, nel 2014. BALLE! Gibuti era colonia francese e l’ultima d’Africa ad ottenere l’indipendenza nel 1977 con garanzie per gli interessi francesi e la Francia vi ha base navale ed aerea oltre che un tempo un reparto della Légion étrangère. Con Somalia, Eritrea e Yemen controlla l’accesso meridionale del Mar Rosso, una posizione strategica che fa gola a molti e naturalmente per prima proprio alla Francia che, ripeto da Gibuti non se ne è mai andata: Gibuti è una creatura (come la maggior parte degli Stati subsahariani) del colonialismo costituita artificialmente come contrappeso alla presenza britannica in Yemen e Somalia (arriveranno poi gli italiani in Eritrea) ed è un coacervo di razze diverse tenute insieme a stento dalla religione (islamica) ma spesso in bega tra loro (guerre civili).

    • PEIS Giovanni

      Anche dall’articolo si evinceva che Gibuti era sotto dominio francese, e che gli USA hanno voluto metterci i loro scarponi. La popolazione evidentemente non è sprovveduta e ha accolto la presenza (e l’aiuto economico) della Cina, non foss’altro che per bilanciare quella USA. Un istruttivo esempio di sovranità popolare.

      • Pelzen

        Non so se sia perfidia, ma considerando l’enorme popolazione di quel paese (1,5 miiardi) e lo spazio risicato, poco produttivo e arido, la ricerca di spazi e di aree dove poter “sfamare” è vitale. In Africa la Cina sta facendo cose che l’Inghilterra, la Francia, l’Olanda ed il Belgio non hanno fatto in 200 anni di colonialismo, ma allo stesso tempo sta anche distruggendo un paese con tutte le sue meraviglie naturali scaricandoci addosso, anche con la complicità delle su menzionate nazioni, quella parte “poco utile” al loro interesse. Si chiama “Land Grabbing” praticato dalla Cina, ma anche dalle immense strutture sovranazionali che imperversano nel mondo.

        • AlbertNola

          Ma chi se ne frega delle “meraviglie naturali”!

          • luigirossi

            Credevo che lo fossi tu,una meraviglia della natura

          • AlbertNola

            Io sono io (Marchese Grillo) e tu non sei un c.

          • luigirossi

            Tu di quello sei la testa.

    • montezuma

      Per una volta una sintesi completa ed esauriente in poche righe.

      • luigirossi

        La fattura ai caraibi?

    • luigirossi

      Raul,vaffanculo.

    • luigirossi

      Se volete leggere vere panzane comprate LA FRANCIA DI MACRON di Marc Lazar.Un cumulo di balle scioviniste scritte da un deficiente

    • Zeneize

      Taci, cagna, sei noiosa.

  • andromaca

    Dall’invasione dell’africa da parte della cina consegue la grande migrazione degli africani in europa. i cinesi vogliono i territori dell’africa, ma senza africani. e quel che avviene a gibuti è già avvenuto in vati territori dell’africa subsahariana, con costruzione di avamposti civili e infrastrutture. Non si tratta più nemmeno di colonizzazione ma di esproprio con deportazione della popolazione, in collusione con varie tribù libiche che fanno il lavoro sporco.
    shalom

    • PEIS Giovanni

      Andromaca SHALOM, forse confondi la Cina con Israele!

      • andromaca

        No, penso che lei non conosca la storia. Si informi meglio, magari leggendo anche documenti non solo filopalestinesi.
        Shalom

        • PEIS Giovanni

          Come è evidente, leggo anche te. Manchi di logos, Shalom.

        • AlbertNola

          Filoterroristi, volevi dire.

      • Egi Mabe

        PEIS Giovanni,guardi che andromaca ha detto una cosa VERA!.
        credo che lei sia veramente scarso in geopolitica.

        • Raoul Pontalti

          Certamente: sto guardando dalla finestra l’invasione di gibutini causata dai cinesi…

          • luigirossi

            Gia’ che ci sei,buttatici

      • AlbertNola

        Infatti tutta l’Africa è in mano d’Israele.

        • luigirossi

          Il tuo orinale no,è in mano all’infermiera

          • AlbertNola

            Amo le infermiere!

          • luigirossi

            da buon filoislamico quaindi amico delle lobbies gay,direi che probabilmente ami gli infermieri

          • AlbertNola

            Lo so che a te piacciono, ma a me gli uomini mi fanno schifo!

    • Raoul Pontalti

      Tempesta ormonale e grappa di mattina fanno brutti effetti…Abbiamo infatti un’invasione di gibutini in Europa grazie ai cinesi…

    • luigirusso6667

      Lascia perdere non c’è niente da fare, inutile sprecare energie per il presente, che è già andato, preoccupiamoci del futuro.
      Bocker toov

    • itsmy opinion

      non credo che sia cosí….in africa ci sono 1.2 mld di persone e le previsioni sono per il raddoppio in 30 anni. Hai voglia mandarne qui….

      • AlbertNola

        Quelli vengono, non si fanno mandare da nessuno.

    • AlbertNola

      Gli africani, sfaticati e incapaci di natura, devono baciare i piedi ai cinesi che investono centinaia di miliardi nell’infrastruttura di quel continente, dove nessuno ci vuole stare!

      • andromaca

        il grave è che anche i cinesi sanno che gli africani sono sfaticati e incapaci di natura, e senza farsi tanti problemi umanitari, li cacciano dai territori che colonizzano e li rimpiazzano con maestranze e menagement cinesi. Facendo tesoro delle esperienze del colonialismo europeo che con la brutalità tento di far lavorare gli autoctoni (anche perché era l’unico modo, con le buone non si cavava il ragno dal buco) comunque non riuscendoci e generando rancori e rivalse sfociate in violente rivoluzioni, i cinesi per evitare futuri problemi li prevengono, svuotando i territori di loro interesse dalla popolazione, giudicata inutile nell’immediato e in futuro dannosa.
        shalom

        • luigirossi

          Adesso capisco perchè ad Auschwitz le SS vi facevano lavorare tanto.

  • silver

    E chissene frega di Gibuti lo vogliamo dire si o no? Ci faranno la birra con Gibuti. Figurarsi! LOL.

  • agosvac

    Da quel poco che si dice nell’articolo sembra che Gibuti appetisca a molti per farvi basi militari. Solo i cinesi hanno espresso l’intenzione di investire soldi per creare infrastrutture e commerciare.

    • Raoul Pontalti

      Anima candida da Carini i cinesi hanno offerto di rimettere in sesto infrastruttre già create dai colonialisti (come la ferrovia) senza contare che una base militare è essa stessa un’infrastruttura. Due parole sulla ferrovia Doralé-Addis Abeba: creata già nell’800 fu completata il secolo successivo e a scartamento ridotto funzionò fino al 2016 quando fu completament sostituita (con mofifiche di tracciato e di pendenza) dalla nuova ferrovia a scartamento ordinario costruita dai cinesi che a Gibuti sono presenti da almeno un decennio. Facile ora omprendere con cosa abbiano pagato siffatta opera i gibutini…

      • agosvac

        Egregio duce di Trento, francamente mi sembra del tutto irrisorio se i cinesi stiano ammodernando strutture già esistenti oppure ne costruiscano di nuove, non vedo la differenza. Tra l’altro della storia della ferrovia Doralè-Addis Abeba me ne importa ancora di meno, sono cognizioni che interessano solo ad uno come lei sempre alla ricerca di cose che non interessano a nessun altro.

        • Raoul Pontalti

          Il solito superficialone…Quella ferrovia ha invece un’importanza storica notevole oltre che strategia anche attuale. Ma il califfo di Carini ignora la storia del Corno d’Africa e dunque anche la storia della presenza italiana colì. Ma lo sa il califfo di Carini che le prime colonie italiane furno quelle del Corno d’Africa (Eritrea e Somalia) cui si aggiunse anche l’ultima (Etiopia) che diede il titolo imperiale a quello sgorbio di regnante che ci regalò l’ignominioso 8 settembre in compagnia di Badoglio? Se si commenta cosa stiano combinando i cinesi proprio nel Corno d’Africa noi italiani (noblesse oblige! e per le ragioni anzidette) dovremmo commentare appunto con un minimo di cognizione di causa.

          • Ernesto Pesce

            NOSTALGICI DI UN PASSATO REMOTO, ANZI REMOTISSIMO. FINE DI GRAZIANI, IMPEGNATI A LIBERARE IL NOSTRO PAESE, L’AMATA ITALIA, DAI NUOVI COLONIZZATORI AMERICANI. IN ITALIA CI SONO, ALTROCHE’ UNA BASE, MA PIU DI 113 BASI MILITARI AMERIcani, COMPRESI NUCLEARI

          • agosvac

            Lei continua a credere di essere il solo che conosce la storia. So benissimo che la prima colonia italiana in Africa fu l’Eritrea, ma che c’entra col mio commento??? La situazione attuale vede una Cina che investe capitali al contrario di altre Nazioni che vogliono solo basi militari! Su questo si deve discutere non su cose che con l’articolo che si sta commentando non c’entrano niente!!! Il fatto è che lei si sofferma troppo sulle cognizioni spicciole e troppo poco sul significato di certi fatti.

  • montezuma

    Sulla prima parte dell’articolo alcune precisazioni sarebbero necessarie. Vedere la sintesi Pontalti (se ce sta, ce sta!)… In ogni caso che la Cina affermi che tutto quello che stanno facendo a Djibouti … Gibuti serve per le operazioni “di pace” e umanitarie dell’ONU fa sbellicare dalle risate. A parte Gibuti, i Cinesi hanno ormai colonizzato mezza Africa (e non solo) con modalità da far inorridire i nostri pacifisti e buonisti di varia estrazione … se facessero attenzione. Solo che non si tratta di sporchi bianchi Europei e Americani e hanno una nostalgica bandiera rossa con tanto di “popolare” annesso alla “repubblica”. L’Italia dovrebbe avere una politica privilegiata su questa area, per varie ragioni. Invece sembra che l’obiettivo principale sia di preparare i briefing ministeriali (!) mattutini a certi personaggi che ci capiscono poco o niente. E la cui lungimiranza politica (a pelle di leopardo) corrisponde all’incirca al … fine settimana. Almeno i ponti di Natale quest’anno sono lunghi! Sorprenderemo i … Francesi! Scusate, solo nazionalismo ironico … comincio ad avercene piene le … tasche dei dilettanti e di un’opinione pubblica che non segue i suoi interessi.

  • best67

    Gibuti centro-costa africa

    • Raoul Pontalti

      Si dice Corno d’Africa…

      • best67

        il “corno d’africa” è un po più giù (capo guardafui)!

  • luigirossi

    Devo tenere duro?Come voi a Dien Bien Puhu?O come in Algeria? Non offenderti,stronzo.Tu hai il tuo eroismo di censore,io il mio apprezzamento di censito.

  • Gioachimo Liera

    Jibuti è il porto commerciale più ambito del Corno D’Africa. I cinesi hanno investito nel rammodernamento della ferrovia Adis – Jibuti per il trasporto delle produzioni industriali cinesi realizzati in Etiopia. Hanno finanziato l’Etiopia nel programma dighe per la realizzazione di energia indispensabile (Exim e Banca Mondiale Cinese) e si sono esposti naturalmente per la protezione degli interessi Cinesi in Africa…che continuano ad imperversare verso il Sudan, Kenya, Uganda e Tanzania.
    L’Africa è una riserva gigantesca di materie prime……la Cina ha bisogno di tutto per supportare la sua grande industria, cotone, legno, minerali e preziosi, petrolio, commodities, ecc… mentre gli USA corrono per portare la loro democrazia…(!) la Cina molto più sofisticatamente corre per altri obiettivi che si chiamano aiuti all’Africa e interessi di ritorno da manipolare sui mercati internazionali.
    Ormai i cinesi sono ovunque e gli Europei….si ritrovano i disperati d’Africa…..mentre i cinesi sono già penetrati in Europa per colonizzare i mercati e venderci e i loro prodotti industriali.
    Napoleone diceva di non svegliare i cinesi…..ma altri lo hanno fatto e queste sono le conseguenze.
    Come dice il poeta….si scoprirà vivendo…(!)

    • Zeneize

      Taci, inutile cagna.

      • Gioachimo Liera

        Sintagma della demenza…

  • Ernesto Pesce

    GIBUTI CONFINA CON ERITREA, ETIOPIA E SOMALIA

    • Gioachimo Liera

      Corno d’Africa….e comprende i suddetti paesi…Etiopia (Ugaden) Somalia francese (Jibuti) e Somalia ex colonia Italiana….nonchè brevemente anche l’Eritrea.
      Per chi ci ha lavorato per realizzare opere di collegamento stradale e pozzi al Nord Somalia…Buroh, Borama, Hargheisa, altipiani fino a Berbera…Jubuti era ed è punto fondamentale nello scacchiere dei rifornimenti portuali.
      Infine le opere dei laghi e bacini idroelettrici dai laghi Turkana e Tana…DiriDawa….sono zone incantevoli e pulsanti della bellezza d’Africa fino alle zone del Kaffa.
      Sfortunatamente i rapporti tra Eritrea e Etiopia diciamo non sono sempre stati idilliaci….
      Il mar Rosso…isole di Sokotra, ecc son il paradiso è hanno molto in comune con l’Etiopia,Yemen e Somalia. Purtroppo lo Yemen…altro bellissimo paese di zona, è imperversato di guerre intestine infinite….prima l’occupazone Egiziana poi le guerre tra Nord e Sud ed ora per inconciliabili capricci di dominio sub-Islamico.

      • Ernesto Pesce

        ERRATE CORRIGE. SOMALIA NON E’ TUTTO EX COLONIA ITALIANA. LA PARTE CONFINANTE CON LA REPUBBLICA DI GIBUTI E’ UN EX COLONIA INGLESE, DA TE VISITATA.
        INFINE IN IEMEN, E’ IN CORSO UNA AGGRESSIONE ARMATA PERPETUATA DAI FANTOCCI AMERIcani DELL’ARABIA SAUDITA

        • Gioachimo Liera

          Corretto…Somaliland era la parte inglese confinante con Jubuti…ma le città di cui faccio menzione e per cui abbiamo lavorato anni (impresa Italiana) realizzando lavori civili si riferiscono alla Somalia Italiana.
          Conosco bene, anche lo Yemen,questo bellissimo paese per averci lavorato e realizzato opere civili e industriali – Yemen ex Nord e Sud ex Aden, oggi solo apparentemente occupato in parte forse da ISIS e/o simpatizzanti e le lotte di parte assistite dall’Arabia Saudita per discernere la differenza religiosa Sunnita e Shiita.
          Un vero peccato un paese di sogno, terrazzi verdeggianti , cultura millenaria che parte dalla regina di Saba di Marib e societa’ in lotta dagli anni sessanta con l’occupazione Egiziana, la divisione dei territori Nord Sud/Aden, ad assassini perenni dei presidenti e di opprimenti differenze religiose…Un grande caffe’ Mocka….che ha ispirato il mondo del caffe’ sopratutto gli italiani e la devastazione del jat….Mondi lasciati negli primi anni 2000.