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Se il mercato dell’alluminio
diventa vittima delle sanzioni

Il mercato dell’alluminio rischia di subire delle gravi ripercussioni dopo che, la scorsa settimana, gli Stati Uniti hanno emesso le nuove sanzioni nei confronti di 24 russi, 7 oligarchi e 17 funzionari di Stato.

Tra le 12 compagnie colpite, perché controllate da questi oligarchi, figura il colosso dell’alluminio, UC Rusal, che da sola controlla l’11% del mercato mondiale del metallo, presente in tutti e cinque i continenti, in 19 Paesi dando lavoro a 70mila dipendenti.

L’azienda, dal 2007, è controllata per tre quarti da Oleg Deripaska, un oligarca arricchitosi negli anni investendo nel mercato dei minerali di alluminio e nel settore automobilistico. Egli, dopo aver sposato la figlia di un genero di Eltsin, ha coltivato importanti amicizie, tra cui Roman Abramovich, patron del Chelsea ed ex socio in affari di Deripaska, e Vladimir Putin. La nascita di UC Rusal è dovuta proprio alla creazione di una joint venture tra la RusAl di Deripaska, il colosso finanziario svizzero Glencore e la SUal, azienda produttrice di alluminio controllata all’epoca dei fatti da Viktor Vekselberg, oligarca ebreo ucraino, investitore nel campo petrolifero e delle comunicazioni, anch’egli colpito dalle sanzioni americane.

Glencore, il più grande trader di materie prime al mondo, ha iniziato a tagliare i legami con il magnate russo dell’alluminio Oleg Deripaska dopo le nuove sanzioni statunitensi contro il suo impero economico.

La società ha dichiarato di aver annullato lo swap pianificato della sua quota dell’8,75% nel produttore di alluminio russo Rusal, controllato da Deripaska, per le azioni del gruppo En + quotato a Londra, un’altra delle società dell’oligarca che invece si occupa di energia elettrica.

Anche l’amministratore delegato di Glencore, Ivan Glasenberg, si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Rusal. Il trader di commodities con sede in Svizzera ha dichiarato che stava valutando altri contratti con Rusal. Ha acquistato 2,4 miliardi di dollari (2 miliardi di Euro) di alluminio da Rusal nel 2017 nell’ambito di un accordo pluriennale che avrebbe dovuto essere rinegoziato quest’anno, che prevedeva la distribuzione di 14,5 milioni di tonnellate di materiale tra il 2012 e il 2019. 

Il prezzo dell’alluminio si è impennato al London Metal Exchange, raggiungendo quota 1.244 dollari per tonnellata (tre mesi), con un balzo in avanti di quasi il 5%.

I problemi, per di più, non riguardano solo l’alluminio. Il colosso russo è anche un importante fornitore di allumina (con 10,6 milioni di tonnellate, il 6,3% del mercato) e di bauxite, grazie a una capacità estrattiva di 17,4 milioni di tonnellate, circa il 4% dell’offerta globale. In Italia è proprietario di Eurallumina, raffineria sarda di bauxite ferma dal 2009, cui il destino di Rusal è fortemente legato, che in teoria sarebbe pronta a riaprire per garantire rifornimenti all’ex Alcoa di Portovesme, anch’essa prossima al riavvio dopo essere stata rilevata dalla svizzera Sider Alloys.

A seguito delle sanzioni emesse da Trump, sommate alla guerra dei dazi in corso con la Cina, il mercato mondiale dell’alluminio ha subito degli sconvolgimenti di grande portata, causando la perdita di metà del valore di Rusal sulla borsa di Hong Kong, e trascinando giù tutto il mercato azionario di Mosca, che ha provocato perdite per 16 miliardi di dollari, tra gli oligarchi colpiti dalle sanzioni e non. Quello che ha registrato le perdite maggiori è stato infatti Vladimir Potanin, il padrone di Norilsk Nichel.

Un alto funzionario russo martedì ha dichiarato che il governo è pronto a intervenire se necessario per evitare fallimenti o licenziamenti di massa in alcuni degli imperi economici presi di mira dalle sanzioni.

“La cosa più importante ora è ridurre al minimo l’incertezza, soprattutto prevedendo le operazioni stabili e tranquille delle imprese che impiegano centinaia di migliaia di persone…se necessario, faciliteremo la conservazione delle operazioni stabili di queste imprese”, ha detto Arkady Dvorkovich, vice primo ministro il cui portafoglio include l’economia, in una sessione del Moscow Exchange Forum di lunedì.

  • johnny rotten

    Bene così, rinazionalizzeranno tutte le aziende illegalmente detenute dagli oligarchi, ancora in giro dall’era yeltsin, costruite anche con i finanziamenti degli oligarchi sionisti occidentali.