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May e Macron alleati contro il terrore

La minaccia del terrorismo internazionale viaggia da molti anni per via informatica. È internet, con i suoi siti, i blog e i social network, a rappresentare a piattaforma dove si sviluppa il proselitismo, dove si attivano le cellule terroriste e dove si affiliano i gruppi. Tuttavia, proprio perché online, queste minacce sono tanto evidenti quanto difficili da colpire. Il motivo risiede nel fatto che internet, di per sé, è un luogo pubblico, ma non di proprietà pubblica: i grandi gruppi delle multinazionali tecnologiche come Google e Facebook, rivestono un ruolo fondamentale, anche più dei singoli Stati, e sono a loro a dettare le regole del gioco. A fronte della minaccia alla sicurezza nazionale, le aziende internazionali che si occupano di social impongono una serie di normative sulla privacy che diventano assolutamente limitanti per le forze d’intelligence mondiali.

Partendo da queste premesse, Theresa May ed Emmanuel Macron, che s’incontreranno a Parigi in queste ore, discuteranno un quadro di azione congiunto per contrastare il terrorismo internazionale dilagante su internet. Un piano che prevedrebbe la minaccia di azioni legali e di boicottaggio delle più grandi aziende di servizi online, come Facebook e Google, affinché si impegnino in maniera molto più approfondita nel contrastare l’avvento del terrorismo e del proselitismo sul web. Un obiettivo da sempre primario nell’agenda di Theresa May, sin dai tempi del suo dicastero dell’Interno, e che adesso, da Primo Ministro, vuole rendere a tutti i costi parte della sua agenda di governo. Con l’incontro di Parigi, Theresa May tenterà di portare il problema a livello internazionale, consapevole che questo possa essere un esempio di cooperazione con l’Europa anche con Brexit alle porte.

L’Home Secretary britannico, Amber Rudd e il nuovo ministro dell’Interno di Macron, Gérard Collomb, s’incontreranno nei prossimi giorni per definire tutti i dettagli legali e operativi dell’iniziativa politica. Un’iniziativa che è stata anche vagliata dal G7 di Taormina, e che tutti i Paesi presenti hanno ritenuto di dover intraprendere per contrastare il fenomeno jihadista in rete. Francia e Regno Unito, in questo ambito, sono state le più interessate a dare impulso all’iniziativa, probabilmente anche perché vittime dei più gravi attentati terroristici in Europa negli ultimi anni. Parigi, Nizza, Londra e Manchester rappresentano ferite aperte nel cuore dei popoli francese e britannico che i rispettivi governi devono in qualche modo tentare di far cicatrizzare. L’unico modo è mostrare una volontà comune per non rimanere soli di fronte a un problema di matrice mondiale, che nessun Paese, da solo, può affrontare.

Theresa May ha più volte sostenuto che la necessità di affrontare la radicalizzazione online sia una priorità per entrambi i paesi. Francia e Regno Unito collaborano da anni attraverso le loro forze d’intelligence per contrastare il terrorismo internazionale, ma l’utilizzo dei social network, di Youtube o di altri siti o mezzi di comunicazione online esige una collaborazione molto più stretta tra gli Stati. Una collaborazione che mette in particolare sotto accusa le aziende internazionali di servizi internet e che crea un partito trasversale di unità nazionale mai così utile come in questi tempi per la fragile maggioranza conservatrice uscita dalle urne. I Laburisti hanno dato il loro assenso a questa forma di collaborazione e a questa volontà del governo di inasprire le regole per le multinazionali di internet nel caso in cui sia messa a repentaglio la sicurezza nazionale. Yvette Cooper, del Labour, ha più volte affermato che il partito di centrosinistra inglese farà il possibile per collaborare in questo processo di unità d’intenti con il presidente francese, consapevole che molti siti internet, non soltanto quelli radicali, rappresentino fonti d’ispirazione e di propaganda per moltissimi potenziali terroristi.

Da parte francese, c’è tutto l’interesse a che si giunga a un accordo con il governo di Londra. I motivi sono sia di natura interna sia di natura internazionale. Da un punto di vista interno, una più ampia cooperazione con l’intelligence del Regno Unito non può che aiutare le autorità di Parigi, che sono state da più parti accusate di non essere mai riuscite a contrastare in modo esaustivo la minaccia terrorista. Dall’altro lato, a livello internazionale, Macron ha un’altra chance di dimostrarsi quale leader non soltanto di Francia, ma di tutta l’Europa. Il fatto che Londra abbia deciso di coordinarsi con Parigi nel contrasto al terrorismo su internet, e che Macron abbia immediatamente parlato di quadro di riferimento europeo, significa che da parte del presidente francese l’idea sia quella di mostrarsi quale guida di una nuova Europa, soprattutto in chiave futura con gli accordi di Brexit alle porte.