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Theresa May sull’orlo dell’abisso
Brexit a un passo dal fallimento

Su Theresa May si abbatte una nuova tempesta sul fronte Brexit. E per le premier britannica, adesso sono giorni molto difficili. Il voto di ieri della Camera dei Comuni ha costretto il governo a pubblicare il testo integrale del documento redatto dal procuratore generale Geoffrey Cox che consiste nel parere legale sull’accordo fra Londra e Bruxelles.

Il parere doveva rimanere riservato: era questo l’intento del governo. E infatti erano stati pubblicati solo alcuni stralci in cui si evincevano alcune difficoltà ma senza entrare troppo nello specifico. Il voto di ieri ha invece reso obbligatorio per il governo conservatore pubblicare tutto il testo. E quello che è scaturito da questa pubblicazione, è un fiume di critiche e accuse che rischiano di far naufragare non solo il governo May ma anche l’iter parlamentare della stessa Brexit.

Ieri, le tre sconfitte sulle mozioni approvate dall’opposizione, aveva già mandato un segnale chiarissimo sulle difficoltà che avrebbe incontrato la premier britannica. Oggi, il parere legale a cui hanno avuto accesso i deputati, ha dato forse il colpo di grazia finale. Ed è in particolare sull’Irlanda del Nord che il governo ha perso completamente la fiducia del parlamento, anche (e soprattutto) degli alleati del Dup, il partito unionista.

Il parere di Cox, infatti, sostiene che il piano di emergenza per evitare un confine fisico in Irlanda in caso di mancato accordo finale (il cosiddetto backstop),  potrebbe “durare indefinitamente”. Il patto fra Regno Unito e Unione europea è che questo backstop garantirà in ogni caso che l’Irlanda del Nord rimarrà comunque nell’unione doganale e nel mercato comune. Questo per evitare che l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda siano rispettivamente un territorio extra Ue e uno Stato membro dell’Ue.

Il problema è che questo parere afferma non solo che la Gran Bretagna rischia di rimanere impantanata per un tempo non preventivabile “in ripetuti e protratti round negoziali”,  ma che di fatto l’Irlanda del Nord considererebbe, legalmente, la madrepatria come territorio di un Paese terzo. Theresa May si è trincerata spiegando che il piano sarebbe in realtà “un’assicurazione” che nessuna delle parti contraenti vuole far scattare. Ma il Parlamento è furioso.

E adesso, il Dup è sul piede di guerra e annuncia di non votare a favore della ratifica dell’accordo nel voto dell’11 dicembre. Che sarà un giorno difficilissimo per Theresa May, forse il più lungo da quando ha fatto il suo ingresso a Downing Street. E visto che la sconfitta del governo appare ogni giorno più probabile, c’è già chi pensa al giorno dopo. 

Come spiegato da Il Corriere della Sera, “a Westminster c’è una maggioranza trasversale che vuole evitare il no deal”. Una parte di questo folto gruppo di parlamentari “si sta dando da fare per pilotare la Brexit verso una opzione ‘norvegese’, ossia una uscita supersoft che lasci Londra nel mercato unico: in questo modo si darebbe addio formalmente alla Ue, ma si parerebbero i danni economici”. Gli euroscettici più duri sono però estremamente insoddisfatti e sono pronti a far cadere la May. L’ex ministro per la Brexit Dominic Raab, l’ex ministro degli Esteri Boris Johnson e l’attuale ministro dell’Interno Sajid Javid sono pronti a candidarsi per la guida del partito conservatore.

Il problema è che andare ad elezioni anticipate significherebbe un nuovo plebiscito sulla Brexit, o meglio, su un secondo referendum. Se i laburisti si schierano a favore di rimettere in mano al voto popolare la scelta se uscire dall’Unione europea, potrebbe diventare un’elezione incentrata esclusivamente su quello. Idea che piace ai filo-europeisti ma che potrebbe non piacere non solo ai milioni di elettori che votarono per l’uscita del Regno dall’Unione europea, ma anche dalla stessa Ue, visto che adesso nessuno sembra propenso ad aspettare un secondo referendum e rimettere di nuovo mano sul dossier dopo l’accordo raggiunto sul filo del rasoio. A Bruxelles vogliono chiedere la partita col massimo del guadagno senza sorprese.