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Marine Le Pen, paladina anti euro

«Perché Grillo non lotta insieme a noi contro l’Europa? Voi italiani ormai dovreste averlo capito. È solo un opportunista».Marine Le Pen ti guarda e sorride divertita. «Non ve ne siete ancora resi conto? Quello non lotta contro il sistema, punta solo a conquistare l’elettorato di sinistra. Ricordate una sua presa di posizione concreta sull’immigrazione? No perché non esistono. Questa è la sua grande contraddizione. Tuona contro il sistema ultra-liberista, ma non racconta che l’immigrazione serve ad abbassare i salari ed è funzionale al grande capitale. Racconta di essere contro banche e multinazionali, ma si guarda bene dallo spiegare che l’immigrazione fa gli interessi di chi delocalizza e abbassa gli stipendi senza neppure trasferire le aziende all’estero. Grillo ha una visione distorta e contradditoria della realtà. È un politico senza basi. Un giorno si scaglia contro la corruzione, un altro contro l’Europa, non ha una visione globale. Per questo resterà il leader di un movimento di protesta e non guiderà mai un governo».

A differenza dell’italiano che le ha detto «no» rifiutando di allearsi con lei a Bruxelles la signora Marine Le Pen è convinta di esser la portabandiera di un’alternativa capace di cambiare non solo la Francia, ma l’intera Europa. E la decisione di aprire la campagna elettorale per le europee del 25 maggio in questo piccolo villaggio di pescatori del dipartimento della Somme, nell’estremo nord della Francia, è il simbolo di questa convinzione. La figlia d’arte diventata la leader incontrastata del Front National e la grande intrusa della politica francese stringe le mani ai pescatori, abbraccia le ragazze all’uscita del bistro, ascolta una a una le bionde signore galliche venute a raccontarle i loro problemi. «Sono qui perché i pescatori come chiunque svolge un mestiere tradizionale, sono le grandi vittime dell’Europa. I pescatori e i cacciatori a differenza di quanto raccontano da anni gli euroburocrati di Bruxelles non sono i nemici dell’ecosistema, ma i loro grandi difensori, anche perché loro campano di quello. Le cosiddette normative ecologiche di Bruxelles li hanno gettati sul lastrico e ci stanno condannando a vivere in un continente malato».

Uno sguardo irriverente e un sorriso divertito sottolineano ogni cavalcata politicamente scorretta di questa donna terremoto decisa a far tremare la Francia. «Sono qui per vincere – spiega al Giornale – sono qui per cambiare questo Paese. A queste elezioni prenderemo tra il 23 e il 25 per cento dei voti. Ma non ci fermeremo qui. Tra dieci anni saremo al potere e allora cambieremo veramente la Francia». Eppure quella in cui si muove oggi è la quintessenza della Francia. Qui si vende il sidro, qui i tra i campi di mimosa e i tetti di ardesia campeggiano i monumenti ai caduti di una battaglia carneficina simbolo della resistenza agli austroungarici durante la prima guerra mondiale.

Ma è proprio questa Francia profonda che Marine vuole risvegliare. La Francia dei contadini, degli operai, dei pescatori. La Francia senza voce e senza più lavoro. La Francia sfiduciata ritiratasi a covar rabbia dietro queste facciate di mattoni ancora pulite e dignitose. «Crediamo in te perché sei diversa dagli altri politici, sei una di noi» – le urla Valery sporgendosi dal banco di una pescheria su cui campeggiano cozze, gamberi e molluschi rimasti invenduti a pomeriggio inoltrato. Marine le afferra la mano. Sorride ai pochi giornalisti. «Ormai siamo gli unici a rappresentare chi è stato abbandonato dalla politica e dal grande capitale, chi viene scaricato perché non garantisce profitti, chi viene abbandonato perché non è funzionale all’Europa. Per questo pur di farci tacere le provano tutte. Provano a chiamarci razzisti, provano a metterci addosso la caricatura degli estremisti di destra, ma la verità è che hanno paura di noi perché siamo i soli a minacciare il sistema e l’Unione Europea. Grazie ai nostri successi e a quelli dei nostri alleati, come Geert Wilder in Olanda, a Bruxelles nascerà uno schieramento decisivo, una minoranza in grado di bloccare e contrastare tutte le decisioni dell’Europarlamento».

About Gian Micalessin

Lavoro come reporter di guerra dal 1983 quando fondo – con Almerigo Grilz e Fausto Biloslavo – l’Albatross Press Agency e inizio la carriera seguendo i mujaheddin afghani in lotta con l’Armata Rossa sovietica. Da allora ho raccontato più di 40 conflitti dall’Afghanistan all’Iraq, alla Libia e alla Siria passando per le guerre della Ex Jugoslavia, del Sud Est asiatico, dell’Africa e dell’America centrale. Oltre agli articoli per Il Giornale – per cui lavoro dal 1988 – ho scritto per le più importanti testate nazionali ed internazionali (Panorama, Corriere della Sera, Liberation, Der Spiegel, El Mundo, L’Express, Far Eastern Economic Review). Sono anche un documentarista ed un autore televisivo. Nel 2015 vinco la settima edizione del premio del Mediterraneo.

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