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Schiaffo della Spagna agli Stati Uniti
La marina russa sbarca a Ceuta

La marina militare russa torna a Ceuta. Tre navi di Mosca si sono arrivate nell’enclave spagnola in territorio marocchino, tornando dopo due anni di blocco da parte della Nato. Una novità particolarmente importante vista la centralità del porto di Ceuta per la rotta russa che dai porti della Federazione conduce le navi nel Mediterraneo e nei mai del Medio Oriente. E i dati, sotto questo profilo, sono chiari: la città ha visto le navi russe fermarsi 60 volte tra il 2010 e l 2016, con oltre 10mila membri dell’equipaggio e con un volume d’affari di circa 4,5 milioni di euro.

L’Alleanza atlantica, nel 2016, aveva ordinato alla Spagna di interrompere l’accordo con la Federazione russa. Nel mezzo delle tensioni sempre più crescenti fra Gran Bretagna e Russia e con il Pentagono decisamente contrario al patto fra un Paese Nato e Mosca, da Bruxelles arrivò l’ordine di fermare questo traffico di navi a Ceuta anche per rendere più complicata, per la marina russa, la rotta verso i porti siriani. Una mossa che non piacque a Mosca, tanto che tra Russia e Spagna le relazioni raggiunsero uno dei livelli più bassi degli ultimi anni.

Ma adesso, le cose sembrano essere cambiate. Russia e Spagna sono tornate a dialogare come negli anni prima dell’ordine del Patto atlantico. E così, l’incrociatore antimissile Marshal Ustinov, il rimorchiatore SB-406 e la petroliera Dubna hanno potuto ormeggiare a Ceuta insieme ai 700 marinai a bordo delle tre navi. Di queste tre imbarcazioni, la più importante è sicuramente la Marshal Ustinov. Entrata in servizio nel 1986, appartiene alla flotta russa del Nord. Di base a Severomorsk, nel Mare di Barents, dove è partita il 5 luglio, la sua ultima sosta nel Mediterraneo risale al 20 ottobre, nel porto cipriota di Limassol.

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Un peso certamente decisivo sulle sorti dell’accordo fra Madrid e Mosca per l’utilizzo del porto spagnolo lo ha avuto la recente visita di Sergei Lavrov in Spagna, dove ha incontrato sia il ministro degli Esteri Josep Borrell, sia il re Filippo VI. Un incontro che è servito a ricucire dopo lo strappo del 2016 e dopo una serie di tensioni fra i due Stati anche durante i difficili momenti del referendum in Catalogna, quando da Madrid accusarono Mosca di voler fomentare il secessionismo catalano.

Dall’incontro con i vertici spagnoli, Lavrov è riuscito a strappare l’accordo sul ritorno delle navi russe. Ma questa mossa non è piaciuta né alla Nato né agli Stati Uniti. Come scrive El Confidencial Digital, Washington ha già fatto arrivare attraverso canali non ufficiali il proprio disappunto nei confronti della decisione di Madrid una decisione non solo ritenuta inappropriata per motivi politici e strategici, ma anche perché è arrivata in un momento decisamente poco opportuna. Infatti, mentre le navi russe arrivavano a Ceuta, dall’altra parte dello Stretto di Gibilterra, era presenta una folta delegazione americana in visita ufficiale a Jerez, per il 23esimo forum Spagna – USA e nella base navale di Rota.

L’evento, che si tiene a cadenza annuale e che riunisce uomini d’affari e politici di alto livello di entrambe le nazioni, è no dei momenti pi important per intavolare affari economici e politici fra le classi dirigenti di Spagna e Stati Uniti. Ed è un incontro che ha sempre dei risvolti particolarmente interessati anche sul fronte delle relazioni internazionali. Quest’anno, ad esempio, la delegazione statunitense era guidata da Tim Kaine, senatore che, in tandem con Hillary Clinton, puntava alla vicepresidenza degli Stati Uniti.

Scelta inopportuna, fanno sapere dal Pentagono. Ma che evidentemente per la Spagna era fondamentale per riallacciare i legami con Mosca. Con l’avvento di Pedro Sanchez, i rapporti tra Madrid e Washington si sono fatti più complessi, e Donald Trump ha già fatto capire di non apprezzare il governo spagnolo. Il Pentagono non vede di buon occhio l’attuale esecutivo ma in generale non considera la Spagna un alleato stabile. E questa mossa può servire a Madrid per inviare un messaggio a Washington , ma anche a Mosca per dare uno “schiaffo” all’accerchiamento posto dalla Nato. Un porto dell’Alleanza atlantica che riceve e supporta la flotta russa on è un dato secondario.