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Macron sfida Putin in Africa
Armi e soldi per contrastare la Russia

Emmanuel Macron non ci sta. In Africa sta perdendo terreno: e adesso ha deciso di passare al contrattacco. L’ultimo caso è quello della Repubblica centrafricana, dove Parigi sta lentamente perdendo il proprio peso politico e strategico a discapito in una potenza che in Africa è sempre apparsa distante: la Russia.

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L’omicidio, ancora avvolto nel mistero, dei tre giornalisti russi avvenuti a qualche centinaio di chilometro da Bangui, capitale centrafricana, ha infatti svelato una penetrazione di Mosca nel Paese molto più incisiva di quanto si pensasse. I sospetti sono andati immediatamente sul Gruppo Wagner, l’impresa di contractors che è diventata una vera e propria longa manus del Cremlino in molti teatri di guerra. Ma quello che è certo è che quella tragedia ha rivelato una realtà che molti avevano per lungo tempo sottostimato: la presenza russa in Africa.

Questo interesse della Russia per la Repubblica centrafricana preoccupa non poco l’Eliseo, che vede eroso quel potere ereditato dai tempi delle colonie e che adesso è sempre più messo in pericolo. Lo è dalla Cina, con cui la Francia ha ingaggiato una sfida (difficilissima) per il controllo di molte aree dell’Africa. Lo è da altri Paesi dell’Unione europea, a cominciare dall’Italia, in Libia ma non solo. E lo è, infine, anche dalla Russia.

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E proprio contro quest’ultima, si sono rivolte le ultime attenzioni di Macron, intenzionato a perorare la causa della cosiddetta “Françafrique” per evitare un ennesimo disastro: la perdita del controllo su un altro Stato dell’ex impero coloniale. Così, il presidente francese ha deciso di inviare il suo ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian per una visita lampo a Bangui per rimettere in riga la Repubblica centrafricana. Lo strumento? Quello più classico: soldi e armi.

Come spiega Le Monde, l’esito del blitz di Le Drian in Repubblica Centrafricana è stato questo: un accordi da 24 milioni di euro di aiuti e per la frontiera di 1.400 mitragliatori. Il primo libretto degli assegni è stato strappato ieri e ha previsto una tranche da 10 milioni di euro che andranno direttamente nelle casse di Bangui. Poi arriveranno altri soldi, il tutto per 24 milioni, che serviranno per una serie di progetti infrastrutturali ma anche per la spesa corrente del governo centrafricano. Ad esempio alcuni di questi soldi serviranno a pagare gli stipendi arretrati dei dipendenti pubblici.

Con i soldi, arriveranno anche i fucili. Tutti provenienti da un carico di kalashnikov sequestrato alcuni mesi fa dalla marina francese al largo della Somalia. In uno strano giro di armi di cui l’Africa, purtroppo, è tristemente teatro. Ma del resto è anche e soprattutto questo il giro d’affari che si svolge fra le potenze del mondo e i governi dell’Africa: aiuti e armi in cambio di materie prime e altre concessioni.

E in questo la Francia non è sola. La Russia ha iniziato così la sua penetrazione nella Repubblica centrafricana. Come ricordano i media francesi, nel dicembre del 2017, Mosca ha ottenuto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite un accordo di esenzione per l’embargo sulla consegna di armi alla Repubblica Centrafricana, associato all’arrivo di 175 istruttori russi. Ed è da quel momento che il Cremlino è riuscito a introdursi nel Paese africano scalzando la storica influenza francese, sia nella formazione delle forze armate centrafricane sia nella protezione del presidente: Faustin-Archange Touaderà.

Durante la sua visita lampo di 24 ore, Le Drian ha voluto rimarcare questa tradizionale presenza francese anche ricordando il ruolo avuto da se stesso quando era ministro della Difesa. “Sono sempre stato presente, nei momenti bui come in quelli buoni. Non tutti possono dire la stessa cosa”, ha detto il ministro ai suoi interlocutori centrafricani.

E il ricordo va all’operazione Sangaris, quando le truppe francesi (con l’allora ministro della Difesa Le Drian) furono inviate a sostegno del governo contro le forze ribelli Séléka. La missione durò dal 2013 al 2016 e Parigi inviò circa 2mila soldati. Ma nel frattempo, Vladimir Putin aveva già dato il via alla sua strategia africana. Con gli accordi con Sudan e Repubblica centrafricana, la Russia è riuscita a posizionarsi come intermediario fra ribelli e Stato. E di fatto, con un governo che non ha autorità su molti territori, avere armi, uomini e rapporti con tutti, aiuta (e molto) i piani del Cremlino. Macron lo sa: per questo tanto l’ultima carta.