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La bambola che piace ai giapponesi

Lulu si muove leggera, come una farfalla, tra le strade di Tokyo. Tratti delicati, viso di porcellana, ciglia lunghe, occhi tristi, capelli neri e vestiti curati. Giunture di una bambola sul corpo di donna. Il confine tra realtà e finzione non è mai stato così labile. Eppure Lulu Hashimoto è reale, anche se l’identità della donna che la anima è un mistero. Dalla matita della sua creatrice, fan delle bambole, viene il desiderio di tratteggiare la quintessenza della bellezza. L’artista ventitreenne che ha deciso di dare vita alla prima bambola vivente del mondo è la giovane designer di moda Hitomi Komaki.

Come Prius, la «replicante» di Blade Runner e Ava, la bellissima donna robotica di Ex Machina, Lulu Hashimoto incarna un certo ideale irresistibile di bellezza elettronica. E fa galoppare la fantasia. Del resto, di robot umanoidi ne hanno già costruiti. Alcuni esempi? Geminoid F, l’attrice robot nata dal genio del suo creatore Hiroshi Ishiguro; Jia Jia, l’umanoide cinese; il robot simile a Audrey Hepburn, creato dalla Hanson Robotics. E nel 2015, dall’azienda americana Realdoll, è nata anche Denise, la costosissima macchina robotica del sesso che dice: «Ciao, sono Denise. Mi piacerebbe incontrarti». Le donne robot sono il primo pensiero che possiamo fare quando pensiamo a una bambola umanoide perché Lulu, a prima vista, può sembrare irreale, astratta.

Ma Lulu non è un robot: è una persona completamente ricoperta dalle fattezze di una bambola. È una maschera: a partire dai vestiti, al viso disegnato, alla parrucca, a calze speciali che tratteggiano le giunture. Questa creatura misteriosa, vestita come una mascotte, cammina nelle strade della Tokyo moderna. Sotto i vestiti, c’è una persona.

Lulu ha debuttato «come primo modello di bambola vivente nel mondo», spiega Hitomi, e la sua popolarità è cresciuta. Tra i fan di moda giapponesi e gli appassionati di bambole è già un mito. Ma come è nata Lulu? La sua designer aveva l’hobby di creare vari tipi di bambole, soprattutto con la testa sferica. Ma l’idea di creare una bambola che fosse così realistica le è venuta dopo aver visto i visi dipinti creati da un team creativo molto conosciuto in Giappone: Nukopan. Hitomi, allora, ha pensato di contattare Nukopan e proporre al team creativo di collaborare per sviluppare l’idea di una bambola diversa, reale. Loro hanno accettato la proposta di Hitomi. Da lì, è partita la realizzazione di questa opera d’arte vivente che oggi è Lulu. «Molte persone definiscono feticcio il mio progetto, per me non è feticcio, è moda. È come indossare vestiti carini o mettere ciglia finte per sembrare più attraenti». Ma quello che sta alla base della creazione di bambole come Lulu, in Giappone ha una storia e un nome: «Kigurumi» in giapponese, è una forma di arte. Il termine indica e definisce il «gioco delle bambole viventi», presente nella cultura nipponica. Il gioco delle bambole si svolge quando degli esseri umani indossano dei costumi elaborati, spesso bellissimi e realistici. Il costume «kirugumi» è composto da una calzamaglia completa, un abito, una maschera di resina dipinta (o, meno frequentemente di gomma). Spesso, i costumi raffigurano un personaggio manga e sono presenti quasi sempre nelle fiere del fumetto. Se ci pensiamo, possiamo trovare queste maschere anche nell’immaginario occidentale: Biancaneve, Cenerentola, e le altre mascotte dei parchi divertimento, come Disneyland o Gardaland, sono degli esempi meno raffinati di questa arte che viene dall’Oriente. Le maschere di carnevale, però non vengono considerate «kigurumi».

Lulu Hashimoto, che sembra una bambola e che si muove come un essere umano, ha già migliaia di fan su Facebook, Instagram e Twitter, sicuramente molti di più di quelli della sua creatrice. Tantissime persone camminano per le strade nella speranza di intravederla. Erika Kato, 24 anni, che ha incontrato Lulu a un evento, dice «trovo miracoloso che le bambole e gli esserci umani, due cose che esistono in differenti piani, stiano nello stesso spazio». Per ora, le sue apparizioni si concentrano nel quartiere Harajuku di Tokyo e partecipa a un evento che la sua ideatrice ha chiamato «luluroom».

Il vestito di Lulu ha spalline gonfie, come il vestito di una bambola, ma non limita i movimenti della persona che vive dentro il personaggio. Le bambole viventi, nella cultura giapponese del «kirugumi», esistevano già da tempo. Alcuni nomi? Mina Shen, Kotakoti, Valeryia Lukyanova. Ma nessuna di queste bambole è mai arrivata a raggiungere il livello di realismo di Lulu Hashimoto, vera bambola vivente e nuova rivelazione del mondo della moda giapponese. La maschera di Lulu è dipinta, i vestiti sono diversi: mantengono comunque caratteristiche degli abiti che rimandano al manga giapponese.

Alla fine, anche se Lulu è una bambola, suscita l’ammirazione collettiva. Ammirazione che nasce dalla sua bellezza e dalla voglia di assomigliarle. Ci sono anche persone che vorrebbero diventare Lulu per un giorno, come la 22enne Miu Shimioda: «Vorrei essere una bella ragazza come Lulu almeno una volta nella mia vita». Se una bambola come Lulu crea volontà di identificazione, significa che il progetto di Hitomi è riuscito. Come un Geppetto in gonnella, Hitomi, ha creato il suo moderno «Pinocchio».

L’identità dei progettisti è sconosciuta, così come quella delle persone che la abitano e la animano. Sarebbero ballerine e modelle. Ma la loro identità resta un segreto. Anche se diverse persone vestono gli abiti di Lulu e lei cambia lunghezza degli arti o del tronco, l’identità vera resta nel suo viso. Secondo la sua ideatrice «vedrete Lulu cambiare forma, ma non potrete mai chiedervi quale Lulu sia la vera Lulu. Si può dire che sono tutti lei». L’identità di Lulu si concentra principalmente nella sua testa di bambola che, truccata abilmente, rimane sempre la stessa. Le calzamaglia di Lulu derivano da quelle utilizzate dai burattinai nei teatri tradizionali giapponesi: questo tipo di calzamaglia viene chiamato «Zentai». Nel caso dei burattinai, la calza ricopre tutto il corpo, è di colore nero e serve a mimetizzare la figura sullo sfondo, così che lo spettatore non venga distratto dalla presenza di coloro che muovono le marionette. Le calze articolate indossate dalla bambola, che regalano ancora più realismo alla sua figura, sono state create dall’artista Koh Ueno, che ha dipinto le articolazioni sul tessuto. Koch Ueno afferma che vorrebbe «vedere donne vestire queste calze e trasformarsi». Vorrebbe anche invitare le persone a «sperimentare lo straordinario, diventando ultraterrene, artificiali o come bambole». Le calze aerografate sono già vendute negli shop online giapponesi a 79 dollari.

Le feste a cui presenzia Lulu segnano il tutto esaurito: le persone vogliono vedere il loro idolo muoversi. Lulu è già famosa tra i fan della cultura giapponese e parteciperà, tra i 133 finalisti, al concorso Miss iD. Il concorso include tra i partecipanti personaggi non umani, generati da intelligenza artificiale e grafica tridimensionale e annuncerà il vincitore a novembre. Hitomi Komaki spera di collaborare con marchi di moda, di commercializzare prodotti legati alla figura della sua Lulu e di fare recitare la sua bambola in video musicali. Lulu è un’incarnazione, è la perfezione, è la bellezza sognata. Lulu non parla, resta zitta, ha diversi look e si muove leggera, come una giovane Geisha, tra le strade di Tokyo.

Sara Mauri

  • Idleproc

    Globalmente parlando, stiamo andoando fuori di testa, così, tanto per dire.

  • AlbertNola

    Viva il Giappone! Viva la Monarchia, esempio di civiltà!