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L’operazione “Scudo del Nord”
contro i tunnel di Hezbollah

L’hanno chiamata “Scudo del Nord” e l’hanno definita un’operazione per “smascherare e neutralizzare” i tunnel scavati da Hezbollah, tra Libano e Israele. E, secondo quanto riportato da Al Jazeera, l’esercito israeliano, avrebbe scelto proprio i social network per comunicare l’intervento. Un’azione che, secondo quanto dichiarato dal tenente colonnello Jonathan Conricus alla Reuters, avrebbe avuto luogo unicamente sul lato israeliano e che quindi non si sarebbe mai estesa al suolo libanese.

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Si è trattato di un piano necessario per Conricus che, all’agenzia di stampa britannica, avrebbe dichiarato di considerare le attività di Hezbollah “una flagrante violazione dell’autorità israeliana”. Per il portavoce dell’esercito Avichay Adraee, il governo di Beirut sarebbe responsabile dell’accumulo di tunnel, mettendo così in pericolo non solo i cittadini israeliani ma anche quelli libanesi. 

Il monitoraggio di Unfil

Intanto, alle operazioni militari, per ora, non sarebbe arrivata ancora nessuna risposta da parte dell’organizzazione sciita. Ma la missione delle Nazioni Unite vicino all’area di confine, la Forza di Interposizione in Libano, avrebbe fatto sapere in una dichiarazione l’avvenuta notifica dell’intervento. “La situazione generale nel settore operativo rimane calma e stiamo lavorando con tutti gli interlocutori per mantenere la stabilità complessiva”, ha dichiarato Unfil. Spiegando anche che le loro “forze di pace hanno ulteriormente aumentato il pattugliamento lungo la Linea Blu, insieme alle Forze armate libanesi, per mantenere la stabilità complessiva ed evitare malintesi che potrebbero portare a un’escalation”. Intanto, però, il portale di notizie online libanese Tayyar avrebbe riferito che l’esercito israeliano starebbe scavando in aree poste di fronte ai villaggi libanesi di Kfarkela e Adaisseh, sul confine meridionale.

Un “evento raro”

Ma per molti osservatori, tra cui anche la corrispondente da Gerusalemme di Al Jazeera, Natasha Ghoneim, la decisione di Israele è stata un “evento raro”. “Da quando si è consumato il conflitto tra i due, nel 2006, non abbiamo visto questo tipo di operazioni nel nord, in quanto c’è stato un periodo di distensione”, ha spiegato la giornalista. Sembra però che l’esercito israeliano fosse a conoscenza, già da 12 anni, del fatto che il gruppo stesse cercando di costruire gallerie che permettessero di collegare la parte meridionale del Libano al territorio israeliano. Tuttavia, secondo Ronen Manelis, altro portavoce dei militari, la costruzione dei tunnel non era ancora stata terminata.

L’ipotesi Netanyahu 

Tra le varie ipotesi legate alle motivazioni di questo intervento, per Ghoneim di Al Jazeera, anche la volontà di ripulire l’immagine di Bejamin  Netanyahu, compromessa nei giorni scorsi per le accuse di corruzione. L’analista, infatti, avrebbe aggiunto che, sebbene la popolarità del primo ministro sia rimasta alta, coloro che sono scettici riguardo a questa operazione possono pensarla come uno “sforzo da parte sua per distogliere l’attenzione dai suoi problemi legali”.

Il conflitto del 2006

L’inizio del secondo conflitto tra i due Stati, durato 34 giorni, venne combattuto proprio nell’area di confine. E fece centinaia di vittime (per lo più tra i civili) da entrambe le parti. Seguì a un’operazione militare su vasta scala, attuata dall’esercito israeliano per reazione alla cattura di due suoi soldati, il 12 luglio 2006, da parte di alcuni militanti libanesi del gruppo sciita. Il conflitto proseguì fino al cessate il fuoco per intermediazione delle Nazioni Unite, il 14 agosto 2006 anche se, formalmente, le operazioni di guerra terminarono l’8 settembre dello stesso anno. Hezbollah riuscì ad attaccare diversi obiettivi militari e civili.

Le conseguenze e la Siria

Le tensioni con Gerusalemme non si sarebbero mai sopite davvero. Ed è parere di molti attribuire a quel conflitto il peso di Hezbollah, come attore di supporto, nella guerra in Siria. Dall’inizio del conflitto di Damasco, infatti, Israele avrebbe effettuato più di 200 attacchi. Più volte, poi, Gerusalemme avrebbe accusato l’Iran di sostenere il gruppo con denaro e armi per continuare a combattere in Siria e mantenere il suo potere e la sua influenza a Beirut.