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Se l’Olanda sottovaluta il pericolo
proveniente dal Kuwait

Il crescente fenomeno del fondamentalismo islamico ha messo sotto la lente d’ingrandimento dei media e di quella, sicuramente più efficace, dell’intelligence, il sistema di finanziamento dei centri culturali islamici e delle moschee. Per molto tempo, infatti, questi luoghi hanno rappresentato delle zone franche per i controlli delle forze di sicurezza: i soldi sono sempre giunti in maniera poco trasparente – la maggior parte tramite donazioni private – e quello che si temeva, ovvero che i soldi giungessero da Paesi terzi per convogliare le comunità musulmane sotto la propria ala protettrice, si sta rivelando un fatto reale. I Paesi del Golfo Persico sono da tempo considerati vere e proprie centrali di finanziamento delle moschee in Europa. E questo ruolo, più che per mera beneficenza nei confronti delle comunità islamiche del Vecchio Continente, viene svolto in particolare con un obiettivo: accrescere la propria sfera d’influenza. Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, ma anche Turchia e prima ancora la Libia di Gheddafi, utilizzavano e utilizzano ancora le associazioni islamiche e i centri di culto come longa manus nei Paesi occidentali, finanziando queste comunità, costruendo moschee, mandando imam fedeli alla linea del governo e costruendo quindi una rete di informazione e di controllo estremamente complessa e radicata. Il frutto di tutto questo, specialmente per i Paesi del Golfo Persico, è stato quello di creare un doppio binario pericoloso fra diplomazia religiosa e radicalismo islamico, tanto che l’export di imam e di teoria conservatrici dell’islam si è spesso associato all’esplosione di fenomeni jihadisti.

L’ultima notizia, in questo senso, arriva dall’Olanda, Paese che da anni riceve un ingente numero di migranti provenienti dai Paesi islamici e che oggi possiede al suo interno una grossa fetta di popolazione composta di immigrati di seconda generazione che rappresentano un elemento importante della vita del Paese. Il problema è che questa parte di popolazione è stata negli anni presa di mira da una potenza esterna, del Golfo Persico, che ha iniziato un graduale processo di penetrazione nella comunità per costruire il suo sistema di potere: il Kuwait. Secondo quanto affermato dalla testata olandese NRC, un documento inviato dal ministero degli Esteri mostra che almeno 18, tra moschee e organizzazioni islamiche con sede nei Paesi Bassi, hanno ricevuto ingenti finanziamenti in forma di “donazioni” da parte di fondazioni kuwaitiane. Tra questi centri islamici, particolare attenzione è posta sulla moschea di Al Fitrah, con sede a Utrecht, che è da anni sotto la lente d’ingrandimento delle autorità olandesi perché si ritiene un centro di diffusione del radicalismo islamico, in particolare quello legato alla corrente salafita. Lo scorso anno, la polizia olandese iniziò un’indagine sulla moschea di Al Fitrah perché preoccupata dai vincoli che aveva con alcuni esponenti dello jihadismo olandese. I vertici della moschea assicurarono che non avevano alcun rapporto di finanziamento con organizzazioni legate in qualche modo al terrorismo islamico e con sede in Kuwait. Peccato che i vertici stessero mentendo. Il documento del ministero segnala, infatti, che già nel 2012 Al Fitrah riceveva finanziamenti dalla Society of the Revival of Islamic Heritage (Rihs). Rihs è definita come una ong kuwaitiana che supporta le comunità islamiche europee e mondiali, ma la realtà è ben altra. Messa da anni nella lista nera di Stati Uniti e Onu come associazione collegata ad Al Qaeda e al terrorismo islamico in generale, la stessa società è stata messa sotto stretta indagine da parte del Cni spagnolo (Centro Nacional de Inteligencia) per essere stata lo strumento con cui il Kuwait ha finanziato i centri islamici di Reus e Torredembarra, entrambi in Catalogna e legate anche agli ultimi attentati di Barcellona e Cambrils. E, sempre in Olanda, un’altra fondazione kuwaitiana, la Fondazione del Kuwait per il lavoro umanitario (Kshw) ha raccolto 56mila euro per fare una traduzione particolare del Corano che ha venduto decine di migliaia di copie.

Il documento è stato consegnato al parlamento olandese a luglio dagli stessi funzionari del Kuwait nei Paesi Bassi, desiderosi di mostrare la trasparenza dei propri rapporti con le moschee locali. Da quel momento, l’intelligence olandese ha messo al setaccio tutte le fondazioni collegate all’emirato e a tutte le altre nazioni straniere che usano lo strumento delle donazioni per allargare la propria influenza sulle comunità islamiche degli altri Stati. Lo stesso emirato del Kuwait, pur manifestando il desiderio di collaborare con le autorità, sta da qualche tempo mantenendo contatti con i funzionari locali allo scopo di avviare il procedimento per la costruzione di una nuova moschea sul territorio olandese. Procedimento che rimane in ogni caso non privo di perplessità. Le autorità locali hanno, infatti, richiesto di soddisfare alcune condizioni per dare il semaforo verde al finanziamento estero, prima di tutto il fatto che rispettino normative-quadro imposte dall’Olanda come dimostrare che non si propagandino messaggi jihadisti, o anche d’isolamento rispetto alla società civile, che si attui la parità di genere o che non si mandino via i musulmani dissidenti. Paletti importanti ma che, in tutta onestà, non sembrano essere molto efficaci.