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Lo Yemen sprofonda nel caos:
si sfalda la coalizione saudita

Una guerra nella guerra: nel caos generato da oramai quasi tre anni nello Yemen, l’unica certezza è che per la popolazione di questo sfortunato paese della penisola arabica la pace appare un’autentica chimera; non solo il braccio di ferro a distanza tra Arabia Saudita ed Iran, che ha dato vita ad un conflitto per procura dove i Saud sostengono il presidente Hadi e Teheran è al fianco dei ribelli sciiti Houti, dallo scorso mese di dicembre la guerra ha preso una piega ancora più tragica, con una frammentazione del fronte che rischia di far morire sul nascere ogni timido tentativo di riportare il paese alla normalità. Dopo il divorzio tra gli Houti e gli alleati fedeli all’ex presidente Saleh, l’uccisione di quest’ultimo ed il rafforzamento di Al Qaeda in vaste regioni desertiche, adesso un’altra fattura appare dilaniare ulteriormente il quadro yemenita: si tratta, in particolare, dello scontro in corso tra ribelli appoggiati dagli Emirati Arabi Uniti e le forze fedeli al presidente Hadi, a sua volta vicino ai sauditi.

Uno scontro tutto interno alla coalizione saudita

Teatro degli scontri è questa volta la città di Aden e non più la capitale Sana’a, sotto il controllo degli Houti e scenario della recente battaglia di dicembre che ha visto gli sciiti contrapposti ai fedelissimi di Saleh, passato improvvisamente sul fronte saudita e poi ucciso mentre provava a fuggire dalla città. Aden è la principale città del sud del paese, ex capitale di quello Yemen del Sud poi unificato nel 1990; ma non solo: il centro appare un importante snodo economico, soprattutto per il suo porto che si affaccia sull’oceano Indiano ed a pochi passi dall’omonimo golfo che vira verso il mar Rosso. La città è dunque strategica anche in tempo di pace, in questi anni di guerra averla in mano ha voluto dire detenere gran parte delle porte d’accesso allo Yemen; gli Houthi da queste parti non sono mai riusciti a mettere piede, la stabilità di Aden è stata garantita soprattutto dal fatto che il controllo del suo centro urbano è apparso sempre saldamente in mano alla coalizione filo saudita.

Non è un caso che è proprio qui che Hadi, nativo peraltro di Aden, ha fissato la sua residenza ed i suoi edifici governativi, visto che la capitale è in mano attualmente ai rivali; ma adesso qualcosa è sembrato, ancora una volta, repentinamente cambiare: la composizione della coalizione vicina ai Saud ad Aden è stata contrassegnata già dal 2015 dall’alleanza tra due fazioni. Da un lato, vi sono le forze fedeli al governo di Hadi, dall’altro invece quelle vicine al governatore della città, Aidarous al Zubeidi, queste ultime finanziate da sempre dagli Emirati Arabi Uniti; la convivenza tra queste due fazioni però, ha iniziato ad incrinarsi a partire dallo scorso mese di aprile: il presidente Hadi infatti, ha rimosso Al Zubeidi dal ruolo di governatore, generando malumori interni alla coalizione ma anche tra la popolazione. Da quel momento, le frizioni tra il governo di Hadi e le forze vicine all’ex governatore sono andate aumentando, culminando negli scontri iniziati nei giorni scorsi.

Le velleità separatiste di Al Zubeidi

Dopo il suo licenziamento avvenuto ad aprile, Al Zubeidi si è posto a capo delle fazioni a lui fedeli ed ha iniziato ad utilizzare soprattutto l’arma del separatismo, velleità mai riposta completamente nel cassetto da buona parte dell’opinione pubblica delle regioni meridionali e questo nonostante, da quella riunificazione avvenuta nel 1990, siano passati oramai quasi trent’anni. Nel mese di luglio, come riporta AgenziaNova, lo stesso presidente Hadi aveva espresso dubbi e perplessità sul finanziamento offerto alle forze di Al Zubeidi da parte degli Emirati Arabi Uniti, palesando pericoli tanto per la tenuta del suo governo quanto di quella dell’alleanza interna alla coalizione filo saudita. L’istituzione, sempre da parte dello stesso Al Zubeidi, di un ‘consiglio transitorio meridionale’ ha ben fatto intuire la volontà di tornare a fare di Aden la capitale di un nuovo Stato, nuovamente staccato da Sana’a anche giuridicamente e non solo ‘de facto’ come adesso.

Gli scontri iniziati nei giorni scorsi

La situazione è precipitata lo scorso 28 gennaio: dopo aspri giorni di scontri verbali tra Hadi ed Al Zubeidi, quest’ultimo ha proclamato per quella giornata la mobilitazione delle forze meridionali, invitando il presidente alle dimissioni sotto la minaccia di una vasta manifestazione di piazza da tenersi ad Aden. Le dimissioni di Hadi, come prevedibile, non sono arrivate e quella manifestazione paventata dal leader separatista si è in realtà trasformata nelle genesi perfetta per gli scontri tra le due fazioni; in poche ore, sono state uccise almeno 15 persone in entrambi gli schieramenti, la città è apparsa subito in preda alla paura con diversi quartieri oramai blindati e con soltanto i soldati per strada. Gli scontri rischiano di trasformarsi in una vera e propria guerra tutta interna alla coalizione saudita, un ulteriore colpo di scena che mostra ancora una volta il fallimento dei Saud in questa sempre più cruenta avventura yemenita.

Le forze separatiste sui social hanno mostrato alcuni carri armati dell’esercito di Hadi bloccati e conquistati, mentre da Aden alcune fonti parlano di combattenti di Al Zubeidi vicini oramai alla conquista del palazzo presidenziale; da Riyadh sono giunti inviti alla calma, ma ci sarebbero già alcuni piani per portare provvisoriamente in esilio il presidente Hadi, nel caso in cui la situazione precipiti sempre di più. Ma al di là delle cronache di questo nuovo conflitto sorto tra la varie forze in campo nello Yemen, c’è da registrare quella che potrebbe essere una grave battuta d’arresto per le milizie vicine ai Saud; nonostante il passaggio degli uomini di Saleh al fianco di Riyadh e nonostante, inoltre, i continui raid aerei dell’aviazione saudita, gli Houti hanno continuato a mantenere il controllo tanto di Sana’a quanto di gran parte delle loro posizioni. Adesso che il nemico appare provenire dall’interno della coalizione, per Riyadh i grattacapi rischiano di diventare insormontabili. 

A questo, bisogna anche aggiungere la sempre maggior forza presa dai gruppi vicini all’ISIS e ad Al Qaeda nelle zone desertiche del paese, grazie al caos ed all’indebolimento reciproco delle altre parti in causa; un ‘tutti contro tutti’ quindi, uno scenario da incubo sia per le prospettive di stabilità del paese, quanto soprattutto per la stremata popolazione civile yemenita.

  • Aran Benjo

    chissà perché i media non ne parlano di questa guerra?

  • Vlado Cremisi

    interessante, qui se non sbaglio la fa da padrone anche la geografia
    gli EAU dovrebbero essere uno di quei stati sospettati che violano l’embargo di armi alla Libia

  • Luigi za

    L’MbS, detto il salamino saudita, somiglia sempre più a Cimabue, quello che ne pensa una e ne sbaglia due.

  • eusebio

    Ansarullah ha praticamente vinto la guerra, lo Yemen storico era un imamato zaydita alleato dell’Italia in epoca coloniale, che contendeva ai saud la regione zaydita dello Asir ed ora è una repubblica sciita tipo Iran, come vorrebbe diventare anche il Bahrein.
    Lo Yemen ormai è in frantumi e Ansarullah già insidia il controllo saudita sullo Asir e si prepara ad aiutare la secessione della regione petrolifera sciita dello Hasa, soggetta come il Bahrein sciita alla sovranità di sanguinarie dinastie wahabite, come quella qatariota, sostenitrice di Erdogan, e quella di Abu Dhabi.
    Queste pittoresche monarchie cominciano a soffrire la crisi economica e le masse sciite soggette o bombardate non vedono l’ora di vendicarsi.

    • Vlado Cremisi

      con gli zaiditi in yemen una tregua è possibile, sempre se i sauditi lo vogliono
      rimarrebbe un problema comune cioè le solite fazioni terroristiche…oltre a questi separatisti