(FILES) This file photo taken on September 5, 2017 shows people walking past a branch of Denmark's Danske Bank in Tallinn, Estonia. - The general director of the Danske Bank resigned on September 19, 2018 following a money laundering scandal in Estonia. (Photo by RAIGO PAJULA / AFP)

Lo scandalo di Danske Bank
che fa tremare Deutsche Bank

Nei mesi scorsi il più grande istituto bancario danese, Danske Bank, è finito nella bufera per uno scandalo legato al riciclaggio di centinaia di miliardi di euro provenienti dai Paesi dell’ex Unione Sovietica e occultati attraverso la sua filiale estone tra il 2007 e il 2015. 

In Danimarca le rivelazioni di numerose fonti giudiziarie e giornalistiche hanno portato all’avvio di un chiesta parlamentare, estesosi poi su scala europea: nei giorni scorsi, riferendo davanti ai deputati di Copenaghen e all’Europarlamento Howard Wilkinson, tra il 2007 e il 2014 a capo della divisione trading della filiale di Tallin della banca danese, ha chiamato in causa numerosi altri istituti per il coinvolgimento in un affare che pare abbia coinvolto fino a 230 miliardi di euro. E tra questi, stando a quanto filtrato dalle dichiarazioni, potrebbe esservi anche Deutsche Bank, che rischierebbe di essere coinvolta nell’ennesimo scandalo.

Lo scandalo Danske Bank si allarga a macchia d’olio

Le parole di Wilkinson prefigurano l’emersione di uno dei più grandi scandali finanziari di sempre. “Duecentotrenta miliardi di dollari, in gran parte provenienti dalla Russia, sarebbero passati attraverso la filiale estone di Danske Bank e girati a Deutsche Bank, JPMorgan e Bank of America per essere immessi, puliti, nel sistema finanziario internazionale”, scrive Repubblica. In effetti, Deutsche Bank ha gestito pagamenti per conto di Danske Bank in Estonia fino al 2015, mentre Jp Morgan ha chiuso la collaborazione con la controparte nel 2013.

“Per quattro volte tra il 2013 e il 2014 Wilkinson, cui queste gigantesche somme di denaro sporco passavano sotto il naso, avrebbe tentato di lanciare l’allarme, inascoltato”. Nulla si può sapere della destinazione e della natura dei fondi che dalla Russia passavano in Estonia per i terminali danesi. Dall’occultamento di capitali dai patrimoni della “superclasse” al riciclo dei proventi delle attività della criminalità organizzata, passando per i fondi destinati a servizi segreti o gruppi terroristici, infatti, tutto viene appiattito nel mondo del capitale erratico.

Un complesso gioco di specchi

Ma come facevano i capitali processati da Danske Bank ad “evadere”? Molto probabilmente i fondi venivano riciclati, per la stragrande maggioranza, in dollari negli Stati Uniti o nelle piazze offshore attraverso società-scudo domiciliate legalmente in Gran Bretagna.

Come riporta il GuardianWilkinson ha dichiarato che circa 150 miliardi di euro sarebbero stati gestiti direttamente da Deutsche Bank, da lui mai citata direttamente ma di cui si intravede chiaramente la fisionomia. Le indagini hanno portato alle dimissioni del Ceo della banca danese, Thomas Borgen, e a un grave tonfo borsistico degli istituti chiamati in causa.

Secondo quanto segnalato da Dagospia“Wilkinson si è anche soffermato sul ruolo delle Limited liability partnership (Llp) inglesi e delle Scottish libility partnership (Slp) scozzesi, le entità utilizzate dai russi per riciclare il denaro. “Il ruolo del Regno Unito – ha detto Wilkinson – è un’ assoluta vergogna: le partnership a responsabilità limitata e le partnership scozzesi sono state sfruttate per anni”. Su questo fronte sta indagando anche la National crime agency del Regno Unito, per identificare i beneficiari reali delle società scudo domiciliate in Gran Bretagna“.

Il sospetto, dunque, è che questa rivelazione di per sé colossale non sia altro che la punta dell’iceberg di una problematica ben più grave.

Deutsche Bank, credibilità a pezzi

Il più grande istituto creditizio tedesco esce letteralmente a pezzi da questa vicenda. Lo scandalo Danske Bank infligge un nuovo colpo alla credibilità di Deutsche Bank, scossa da un’ondata di dissesti amministrativi e scandali negli ultimi anni.

nel 2017 la banca è stata accusata dalla Procura di Milano per palesi manipolazioni del mercato dei Btp nel contesto della crisi dello spread del 2011, mentre a inizio 2018 anche la Cina ha iniziato a monitorare con attenzione i movimenti dell’istituto entro i suoi confini. Ma la mossa più importante di tutti è stata presa dalla Federal Reserve statunitense, che a giugno ha “bocciato” la filiale americana di Deutsche Bank, istituto che con oltre 1,7 trilioni di dollari in asset è il terzo per dimensioni nell’area euro e il quindicesimo più grande al mondo, per le criticità legate alla difficile sostenibilità del suo portafogli, stracolmo di derivati potenzialmente tossici.

Danske Bank rischia di affossare definitivamente ogni possibilità di Deutsche Bank di qualificarsi nuovamente come stakeholder credibile nel contesto finanziario globale. Ma al tempo stesso perturba nuovamente il fragile mondo delle banche e del credito. Dietro la narrazione semplicistica del libero mercato autoregolante, efficiente e performante c’è il cono d’ombra degli scandali, inquietanti nella loro portata. Dove erano diretti i miliardi transitati attraverso Danske Bank in Estonia? Chi ha gestito i traffici e, soprattutto, che governi sono stati coinvolti in una mossa tanto ampia e disinvolta? A queste domande, probabilmente, non riusciremo mai a rispondere esaustivamente.