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L’Isis si sta riorganizzando
(anche grazie all’aiuto di Erdogan)

“L’Isis sta utilizzando la Turchia come base per riorganizzarsi e per minacciare nuovamente la sicurezza dell’Europa”, è quanto si legge nell’ultimo report sul terrorismo dei servizi di intelligence olandesi.

“Lo Stato islamico”, si legge nella relazione dell’Aivd, “sta cercando di riprendersi dalle sconfitte subite nell’ultimo periodo in Siria e Iraq, riorganizzarsi e tornare nelle condizioni di riprendere la propria battaglia per il controllo della regione”.

I servizi di sicurezza olandesi denunciano come gli interessi della Turchia in materia di anti-terrorismo non combacino sempre con gli interessi europei. Ad esempio Ankara non considera le minacce jihadiste un problema per la propria sicurezza interna e ciò permette ai jihadisti dell’Isis e di Al Qaeda di poter trovare i propri spazi all’interno dei confini della penisola anatolica.

“Per riconquistare la forza perduta hanno deciso di utilizzare come base la Turchia che, sin dallo scoppio della guerra in Siria, è stata il crocevia di numerosi foreign fighters provenienti da tutto il mondo che volevano arruolarsi nelle file del Califfato”, continua il report che evidenzia come Ankara sia più impegnata alla lotta contro i curdi turchi e siriani piuttosto che alla lotta contro il terrorismo islamico.

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Proprio la scorsa settimana l’esercito turco ha sferrato degli attacchi contro postazioni militari dei curdi siriani che per tutta risposta hanno deciso di interrompere temporaneamente la loro lotta contro lo Stato islamico per potersi difendere da una possibile nuova invasione turca in territorio siriano. Erdogan ha ribadito più volte che vuole “stanare i terroristi curdi da tutto il territorio del nord della Siria partendo da ovest e fino ad arrivare al confine iracheno” mettendo così al sicuro il confine meridionale turco.

Il rapporto tra Turchia e Stato islamico è sempre stato alquanto controverso. Tutti ricorderanno come Ankara si sia opposta a qualsiasi aiuto ai curdi di Kobane quando la città era sotto assedio delle bandiere nere. È inoltre noto come Ankara abbia aperto sin dal 2014 l’autostrada della jihad cosi come i traffici di petrolio con il Califfato.

Proprio per queste ragioni, la denuncia dei servizi di sicurezza olandesi non sorprende più di tanto. Con questi fatti però bisognerebbe ripensare al ruolo di Ankara all’interno della Nato. L’Alleanza atlantica non può rimanere silente davanti a un rapporto, quello tra la Turchia e il jihadismo, che continua a mettere a repentaglio la sicurezza dell’Europa.