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L’Isis minaccia i mondiali in Russia:
qual è la minaccia reale dei jihadisti

I mondiali di calcio del 2018 in Russia diventano target primario dell’Isis ed è la stessa organizzazione terrorista a renderlo noto con una serie di poster propagandistici, l’ultimo dei quali rilasciato dal sito della Wafa’ Media Foundation, nel quale viene diffusa una foto di Lionel Messi, il campione argentino del Barcellona, che piange una lacrima di sangue dietro le sbarre.

In precedenza ne erano già circolati altri con scritte come “Oh nemici di Allah in Russia, giuro che il fuoco dei mujahideen vi brucerà. Attendete”. Oppure “Aspettateci”. Tema principale del poster è sempre un terrorista armato con sullo sfondo simboli chiave dei mondiali come stadi e la coppa.

Il precedente di Sochi

I mondiali di Russia partiranno il prossimo 14 luglio e si svolgeranno per un arco di un mese in undici città con una confluenza di turisti e tifosi a livello internazionale. Un’occasione più che ghiotta per i terroristi che avrebbero così la possibilità di attirare l’attenzione mondiale focalizzandosi su due obiettivi principali, ovvero colpire quella Russia ritenuta primaria responsabile della pesante sconfitta subita dall’Isis in Siria (generando un danno economico e d’immagine di ampia portata) e dimostrare al mondo intero di essere ancora in grado di “far male” nonostante la disastrosa situazione in cui si trova il “Califfato”.

Nel febbraio 2014 una minaccia analoga si era verificata durante i giochi olimpici invernali di Sochi, seppur su scala più ridotta. La prossimità con l’area del Caucaso e un Isis ancora in forze, con infiltrazioni nell’area limitrofa daghestana e cecena avevano portato le autorità di Mosca a mettere in atto un piano preventivo particolarmente efficace che aveva neutralizzato qualsiasi tentativo di attacco da parte del jihadismo e nonostante le minacce tutto si era svolto in tranquillità.

È chiaro che i mondiali di calcio sono ben altra “partita” dal punto di vista della sicurezza, in primis perché coinvolgono un’area territoriale più vasta che necessita dunque di maggior controllo e poi per la complessità delle strutture coinvolte come stadi, aeroporti internazionali, infrastrutture di trasporto e hotel che saranno soggette a traffico internazionale ben maggiore rispetto al ristretto contesto di Sochi.

La situazione attuale del jihad nel Caucaso e in Russia

Bisogna riconoscere che finora la Russia ha dimostrato di essere particolarmente efficace nel contrastare il terrorismo in casa ed ha fatto passi da gigante rispetto agli anni del Dubrovka e di Beslan, quando la situazione era palesemente fuori controllo.
Se sul piano internazionale il Cremlino, in coordinazione con l’esercito siriano, ha colpito pesantemente l’Isis e gli altri gruppi jihadisti in Siria portandoli al collasso, a livello interno ha duramente colpito il terrorismo islamista legato a ciò che era una volta l’Emirato del Caucaso, riducendolo a piccole cellule legate a jamaat locali che vengono costantemente bersagliate dalle forze di sicurezza.

L’Emirato del Caucaso aveva già iniziato a subire pesanti colpi tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, subito dopo gli ultimi attentati di Volgograd (ottobre e dicembre 2013) con sistematiche operazioni delle forze di sicurezza in Cecenia, Daghestan, Inguscezia, Kabardino-Balkaria e Russia che avevano portato all’arresto e all’eliminazione di numerosi membri della galassia jihadista locale tra cui comandanti ben noti come Doku Umarov, Aliaskhab Kebekov, Magomed Suleimanov, Zalim Shebzukhov.

Oltre alla dura azione dell’esercito di Mosca, altri due fattori che hanno notevolmente contribuito a sgretolare il jihadismo organizzato nella Repubblica Federale di Russia sono la confluenza di moltissimi jihadisti verso Siria e Iraq per unirsi all’Isis e ai gruppi qaedisti ma anche il passaggio di numerose jamaat dell’Emirato del Caucaso nell’Isis, con tanto di giuramento. Tutto ciò ha generato una frammentazione dell’Emirato del Caucaso susseguito da un progressivo indebolimento dell’Isis che ha portato alla situazione attuale.

Il rischio cellule di “ritornati” e il pericolo Asia Centrale

Ciò che preoccupa maggiormente le autorità di Mosca sono invece possibili infiltrazioni da parte di cellule composte da foreign fighters delle ex repubbliche sovietiche di ritorno dal jihad in Siria e Iraq. I jihadisti partiti da quelle aree sarebbero quasi 9mila secondo l’ultimo rapporto del Soufan Group.

Gli occhi sono puntati in particolare su paesi dell’Asia Centrale come Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Kazakistan dove da tempo viene segnalato un incremento dell’infiltrazione del radicalismo di matrice islamista e del jihadismo.

Lo scorso 30 settembre le forze di sicurezza russe avevano sgominato nella zona di Mosca una cellula di terroristi legata all’Isis che progettava attentati in zone affollate della capitale. I membri della cellula erano stati indicati come provenienti dall’area del Caucaso e sotto il comando di emissari esteri.

Ad agosto il FSB aveva arrestato quattro membri dell’Isis che pianificavano attentati a centri commerciali moscoviti mentre a luglio sette terroristi provenienti dalle repubbliche dell’Asia Centrale erano stati arrestati con l’accusa di pianificare attentati a San Pietroburgo.

In Daghestan invece lo scorso 13 ottobre veniva sgominata un’altra cellula dell’Isis attiva tra Makhachkala e Mosca.

In conclusione

Al momento la situazione nella Repubblica Federale Russa sembra sotto controllo. E’ chiaro che il Cremlino prenderà tutte le misure necessarie, preventive e cautelative, per scongiurare qualsiasi tipo di attacco durante i Mondiali.

Se da una parte è infatti fondamentale che l’evento sportivo si svolga in totale tranquillità, è altrettanto importante che non vi siano attacchi nella fase precedente ai Mondiali perché ciò potrebbe generare paura tra chi ha intenzione di recarvisi. Come sottolinea Marco Maiolino, analista del centro studi su sicurezza e terrorismo Itstime/Università Cattolica: “I Mondiali sono un target importante e appetibile per l’Isis. Bisogna capire se, al di là della propaganda, l’Isis ha le capacità per colpire in Russia. La componente ceceno-daghestana dell’Isis sembra essere la meglio addestrata sul piano militare, questo va però a scontrarsi con l’operato delle forze di sicurezza russe che appare particolarmente efficace. E’ facile propagandare un attacco durante un evento di quel calibro, sicuramente genera terrore, ma poi metterlo in pratica è un altro paio di maniche”.

Insomma, una sfida a livello mondiale che Mosca non può proprio permettersi di fallire e farà tutto il possibile affinchè l’evento fili liscio. Jihadisti avvisati.

  • Mario Trieste

    Il pericolo è reale, come sempre l’ISIS potrà contare sulla collaborazione della CIA.