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L’Iran e l’accesso al Mediterraneo

Per la prima volta dall’inizio della guerra in Siria, sembra ormai certo che le forze iraniane abbiano ottenuto quanto voluto negli ultimi anni: collegare il confine iraniano al Mediterraneo. Un obiettivo che sembrava impossibile fino a pochi mesi fa e che per molti rappresentava il vero obiettivo della guerra siriana: evitare che Teheran arrivasse al Mediterraneo. Ora, con l’evoluzione del conflitto specialmente in Iraq, e le conquiste degli ultimi villaggi al confine fra Siria e Iraq, sembra che la rete stradale che permette il collegamento terrestre fra l’Iran, l’Iraq e la Siria e che quindi conduce direttamente al Mediterraneo, sembra essere diventata una realtà. Una realtà che per la guerra in Siria è un tassello di fondamentale importanza, soprattutto per l’impiego delle forze armate iraniane nelle ultime sacche di resistenza dello Stato Islamico. Con la messa in sicurezza delle strade che collegano i tre Stati, le forze armate di Bashar Assad e le truppe iraniane impegnate nel conflitto in Siria avranno finalmente la possibilità di essere connesse all’Iran non più soltanto per via aerea o per via marittima, ma potranno direttamente accedere alle risorse, sia umane che materiali, per via terrestre, con un abbattimento notevole dei costi e soprattutto con una velocizzazione e intensificazione degli spostamenti di uomini e mezzi.

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La notizia della creazione del corridoio terrestre tra Iran e Mediterraneo è stata data dal New Yorker, che cita fonti anonime provenienti dal Kurdistan iracheno. A detta della fonte curda, il corridoio sarebbe ormai una realtà del conflitto in Siria e Iraq, e questo fatto ha provocato non poche proteste e richieste d’intervento da parte curda verso gli alleati statunitensi. Al Kurdistan iracheno non piace l’idea che vi sia una strada che passa nel nord dell’Iraq e che colleghi le forze iraniane agli sciti iracheni e agli alleati siriani. Già nel 2012, le forze militari curde si opposero alla richiesta ufficiale del governo di Teheran di lasciare aperto un corridoio terrestre che collegasse il confine tra Iran e Iraq con le zone di conflitto.

E se da una parte i curdi protestano con Trump per aver lasciato che le forze iraniane si collegassero via terra a tutti gli alleati dell’area Mediorientale, dall’altra parte, l’Iran non può che considerare questo avvenimento come una vittoria di fondamentale importanza per la sua strategia in tutto il Medio Oriente. Se confermato, la messa in sicurezza di una rete di strade che collega tutti gli alleati dell’Iran da Teheran al Mediterraneo rappresenterebbe non soltanto la concretizzazione della cosiddetta Mezzaluna Sciita, ma una sconfitta clamorosa per l’asse sunnita in tutto il conflitto siriano e degli alleati della coalizione internazionale. Con un’unica rete stradale, le forze di Hezbollah, le forze di Damasco, le truppe di Baghdad e l’esercito dell’Iran, avrebbero tutte accesso alle aree di conflitto o di potenziale conflitto, rendendo l’alleanza militare molto più solida ma soprattutto molto più semplice da declinare nella singola area di guerra dove si vedono impegnate le varie forze militari e paramilitari.

Da parte statunitense arrivano smentite a questa notizia del New Yorker. Secondo il Pentagono non sarebbe ancora evidente questo collegamento fra Iran e Mediterraneo e, soprattutto, sarebbe comunque messo in dubbio dalla presenza delle forze curdo-arabe proprio nell’area in cui dovrebbe passare questa sorta di “autostrada sciita”. Tuttavia, gli sviluppi del conflitto in Siria e l’avvicinamento delle truppe regolari di Damasco al confine con l’Iraq, dimostrano che il Pentagono potrebbe avere torto. L’arrivo dei regolari siriani sul confine siro-iracheno è dato per certa, anche se in una zona più meridionale. Dall’altro lato, l’avanzata delle forze sciite irachene non si ferma ed ha raggiunto anche gli ultimi villaggi al confine con la Siria. Due fronti che, se uniti, metterebbero in scacco le forze dello Stato Islamico e chiuderebbero le forze della coalizione internazionale in un imbuto che avrebbe l’unico sfogo al confine con la Giordania, lasciando comunque il nord della Siria alle forze sciite e alle forze curdo-arabe.

Il problema semmai potrebbe proprio sorgere dalla presenza delle forze curde insieme alle forze sunnite nel nord della Siria. I curdi siriani hanno più volte ripetuto di non voler collaborare alla nascita di un collegamento diretto fra le forze sciite del conflitto e, anzi, hanno anche accusato la Russia di minacciarli di dare il via libera alle forze turche qualora non facessero passare le forze iraniane dal confine iracheno al Mediterraneo. Un vero e proprio intrigo internazionale in un sistema di alleanze sempre più complesso, in cui sembra chiaro soltanto un fatto: l’asse sciita sta prendendo sempre più forza, nonostante il fronte compatto dei sunniti insieme con la coalizione internazionale.

  • https://www.youtube.com/watch?v=S31VLG8Qi78 Panthera Pardus

    Allora vediamo di chiarire:

    – video della presa del confine iraq – siria c’è ne sono a decine, al tafta ( territorio siriano ) è stata aggirata e gli americani che si sono asserragliati la sono in palese violazione di ogni legge internazionale

    – I curdi possono strillare quanto vogliono ma fatto è e fatto resta che confinano solo con nazioni alla meglio “non ostili” , cercheranno di diventare il sud Tirolo dell’Asia, spaccando le palle a destra e a manca su quanto sono unici.

    – più che l’autostrada potè il gasdotto. … Iran e qatar condividono uno dei più grandi giacimenti di gas e l’iran ( con Russia ed Hezbollah ) ora controlla l’accesso al mediterraneo. .. per cosa credevate che i cammellieri sauditi si agitano tanto ? 😀