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L’Iran alla prova delle elezioni

Diciannove maggio 2017. Tra le date fondamentali per comprendere sempre meglio in quale direzione andranno le politiche internazionali, c’è senza dubbio quella delle elezioni presidenziali in Iran. Il consiglio dei guardiani della rivoluzione ha già dato il via libera sulla data in cui la Repubblica islamica deciderà il suo nuovo presidente. Superfavorito sembrava fino a qualche giorno fa essere l’uscente Hassan Rohani, in linea con quanto avvenuto da sempre dopo il consolidamento della rivoluzione khomeinista del 1979: fino ad oggi, tutti gli uscenti sono stati riconfermati per il secondo mandato.

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Da poche ore, invece, sulla sua rielezione pesa l’incognita di Ebrahim Raisi, che ha presentato la candidatura e dichiara di avere dalla sua parte l’Ayatollah Khamenei. Rohani si gioca il tutto per tutto, puntando come suo cavallo di battaglia sulla felice conclusione degli accordi sul nucleare, trattative che hanno consentito la revoca di alcune delle sanzioni imposte dalla comunità internazionale a Teheran.

In tale sede, l’Iran si è impegnato a limitare il programma nucleare al settore civile e a non munirsi di armi atomiche. L’accordo ha dato maggiore stabilità all’Iran nel contesto internazionale e, tra l’altro, Rohani viene considerato da una parte dell’opinione pubblica un presidente in grado di ridare slancio all’economia del Paese, tema molto sentito in questo periodo storico.

Sugli equilibri economici influisce infatti il timore delle grandi banche rispetto alle manovre di Washington nello scenario mediorientale e questo scetticismo frena la ripresa. Il percorso di Rohani non sarà però tutto in discesa, poiché ci sono due candidati intenzionati a dargli del filo da torcere.

L’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, dopo otto anni dal suo mandato ha ripresentato la candidatura. Candidatura sulla quale la guida suprema dell’Iran, Khamenei, ha già espresso il suo “no” deciso. Tutto il Consiglio dei guardiani della rivoluzione, di conseguenza ha dichiarato di voler esprimere il suo veto alla partecipazione di Ahmadinejad alla competizione di maggio.

La lista ufficiale dei nomi approvati, si conoscerà comunque il prossimo 27 aprile. In questo momento storico, le posizioni antioccidentali di Ahmadinejad vengono valutate positivamente solo da alcune frange estremiste e non incontrano il favore neanche dei conservatori.

In ogni caso, Ahmadinejad potrebbe avvalersi di un suo uomo, Hamid Baqai, suo ex vicepresidente, per far passare la sua linea senza esporsi personalmente. Un competitore che invece godrebbe dell’appoggio del supremo leader e che parte aggressivamente in questa corsa, è Ebrahim Raisi, sceso in campo solo qualche giorno fa. Raisi ha sparigliato le carte e creato molta inquietudine nello staff di Rohani. Per il popolo iraniano Raisi è l’espressione più brutale del regime. Nel suo ruolo di viceprocuratore pubblico di Teheran, si è distinto per le condanne a morte facili e le esecuzioni di massa. Ha fatto parte della famigerata “Commissione della morte”, colpevole del massacro, nel 1988, di 30mila oppositori del regime.

Per i suoi metodi è stato ricompensato da Khamenei con incarichi importanti nella magistratura. L’ayatollah non ha esitato a metterlo poi a capo dell’Astan Quds Razavi, fondazione economica potente sospettata di finanziare organizzazioni terroristiche. Si è invece ritirato da poco Mohammad Bagher Qalibaf, che nella sfida del 2013, vinta da Rohani, si era piazzato secondo. Qalibaf è l’attuale sindaco di Teheran, ma ha incontrato ostacoli a causa di una ancor non definita vicenda di corruzione che lo vedrebbe coinvolto. Il Comune avrebbe infatti ceduto a privati alcuni terreni di un’area residenziale a metà del prezzo di mercato. Tanti altri sono i nomi in corsa, ma il dato più scoraggiante è che il popolo iraniano non crede più alle elezioni, ritenendole una farsa. Molti iraniani che vivono all’estero hanno espresso il loro sconforto e la certezza che, comunque vada, il regime di terrore e violenza, pur mascherato da nomi e volti “nuovi” non finirà. “Il mio voto è per un cambio di regime”, hanno scritto sui social network molti iraniani per esprimere il desiderio che sopraffazione e violazione dei diritti cessino, chiunque salga al potere.