Smog_in_the_skies_of_Delhi,_India

L’India sta soffocando: sono sue le città più inquinate del pianeta

L’India sta soffocando, ma nessuno sembra farci troppo caso. All’inizio del mese di Maggio il World Healt Organization (WHO) ha pubblicato un rapporto riguardo l’inquinamento atmosferico nel mondo. Delle 20 città col più alto tasso di Pm 2.5 (polveri sottili) ben 14 si trovano in India (erano soltanto 3 nel 2013). Tutte le città indiane si trovano nella zona settentrionale del Paese. Kanpur, nell’Uttar Pradesh guida la classifica con un livello di inquinamento addirittura 17 volte più alto rispetto alla soglia di sicurezza.

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Faridabad, Varanasi, Agra, Patna. Tutta la piana dell’Indo e del Gange è avvolta in una nube mortifera. Secondo l’OMS nel 2016 sono morte 4,2 milioni di persone nel mondo a causa dell’inquinamento, circa un terzo di questi decessi sono avvenuti in India. Il Paese negli ultimi anni ha conosciuto una fortissima espansione nel settore industriale ma l’incremento di polveri sottili ha svelato l’altra, terribile faccia della medaglia. Almeno 68 decessi si verificano ogni 100.000 abitanti, il secondo dato più alto dopo la regione del Pacifico occidentale. Secondo l’OMS, l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio critico per le malattie non trasmissibili, causando circa un quarto (24%) di tutti i decessi per adulti a causa di malattie cardiache, 25% di ictus, 43% di ostruzione polmonare cronica e il 29% di tumori ai polmoni. Ciò ha gravi implicazioni per l’India, dove il carico di malattia è in aumento. Per forza di cose questo implicherà ulteriori sforzi da parte del governo centrale per quanto riguarda le spese sanitarie. L’Indian Institute of Tropical Metereology stima che in India l’inquinamento abbia accorciato l’aspettativa di vita di 3,5 anni; a Delhi, la capitale, addirittura di 6.3 anni.

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Il rapporto del WHO ha bruscamente risvegliato l’opinione pubblica riguardo un tema così delicato. Il dibattito però, più che concentrarsi sulla ricerca di soluzioni, si è rivolto all’annosa e sterile diatriba tra India del Nord e India del Sud. Secondo gli abitati degli stati meridionali “il sud è decisamente più avanzato e possiede più senso civico”. Accuse del tutto prive di fondamento, ma quali sono allora le reali motivazioni di una così alta concentrazioni di polveri sottili negli stati settentrionali della repubblica federale indiana?

Innanzitutto la motivazione risiede nel clima. Il Sud del Paese è maggiormente esposto alle correnti d’aria dell’Oceano Indiano, le polveri sottili vengono così spazzate via dal vento. La piana del Gange invece è chiusa dalla catena montuosa dell’Himalaya che impedisce alle correnti inquinate di spostarsi verso Nord. L’assenza di sbocchi sul mare e di precipitazioni rendono l’India del Nord estremamente vulnerabile. Altri studi hanno evidenziato come la formazione di depressioni a bassa pressione in questa regione fa convergere i venti anche da zone molto distanti, ne consegue che l’inquinamento proveniente dall’esterno si aggiunge a quello interno innalzando pericolosamente il livello di polveri sottili.

Una seconda motivazione invece riguarda le politiche folli messe in atto dal governo centrale che, pur di veder aumentare il PIL, ha letteralmente svenduto il Paese alle multinazionali. Il piano, voluto dal premier Narendra Modi, denominato “Make it in India”, ha da una parte contribuito alla crescita e allo sviluppo dell’economia, ma dall’altra non ha fatto che peggiorare la situazione relativa all’inquinamento atmosferico. Per ridurre i costi, in molti accordi commerciali sono stati deliberatamente fatte sparire tutte quelle regolamentazioni industriali sulle emissioni di gas nocivi. Il carbone è oggi la causa maggiore di inquinamento in India. Nel decennio 2007-20017 l’utilizzo di questo combustibile è aumentato del 50%.

Vale la pena sottolineare come l’inquinamento in India non sia un problema relativo soltanto alle metropoli. Delhi ad esempio, in due anni è passata dal quarto al sesto posto della lista nera. Mentre sono comparse sul podio, città che fino a pochi anni fa non figuravano nemmeno nella lista. Sono le nuove città oggetto nell’ultimo biennio di un’industrializzazione selvaggia. Per evitare che la situazione peggiori irrimediabilmente l’India dovrebbe attuare un grande piano nazionale. Questo richiederebbe uno sforzo economico che Modi in questo momento storico non sembra intenzionato a fare.

Preoccupato dalle ingerenze geopolitiche cinesi, il governo di Delhi farebbe meglio a guardare verso Pechino. Nel 2013 ben 16 città cinesi erano tra le 20 più inquinate al mondo, Pechino inclusa. Oggi ce ne sono “solamente” 5. La Cina è stata in grado invertire il trend negativo grazie ad un piano d’azione tanto globale quanto severo. Alcuni dei passi fondamentali intrapresi dalla Cina negli ultimi anni per controllare l’inquinamento atmosferico comprendono una transizione anticipata all’Euro-V a livello nazionale, un limite al consumo nazionale di carbone, sforzi massicci per ridurre le centrali elettriche e le emissioni industriali, produzione controllata di alcuni prodotti come acciaio e alluminio in 26 città e vendite di automobili con limite nelle città chiave: 16 città hanno introdotto il sistema di quote di veicoli o il divieto di targhe e hanno controllato l’utilizzo di combustibili solidi in milioni di famiglie. Passi avanti mastodontici a cui tutte le economie in via di sviluppo dovrebbero guardare per risolvere il problema dell’inquinamento.

  • Elpaso21

    Ma dopo una cotal industrializzazione sono diventati più ricchi?