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L’improvvida mossa dei sauditi

Tiene banco la tensione tra Arabia Saudita e Qatar, che ha dato vita a un confronto serrato e alquanto nuovo nell’ambito dell’islam sunnita. L’Arabia Saudita ha accusato il Qatar di sponsorizzare il Terrore: da qui la rottura dei rapporti tra Ryad e Doha, che ha visto gli Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Egitto e Giordania schierarsi con la prima (come anche il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale).

In realtà l’accusa mossa al Qatar è un pretesto, come si legge in tantissime analisi che ricordano come i sauditi non sono immuni al vizietto addebitato ai loro avversari (vedi Piccolenote). Allora perché tale iniziativa?

Diversi analisti ne hanno individuato le cause nei rapporti che il Qatar intratterrebbe con l’Iran. Tutto sarebbe nato da un’avventura sfortunata: membri della famiglia reale del Qatar si sarebbero recati in Iraq per una battuta di caccia al falcone e qui sarebbero stati rapiti,

L’emiro Tamim bin Hamad al-Thani avrebbe quindi deciso di pagare un riscatto di un miliardo di dollari a Teheran per ottenere, tramite la sua influenza sulle milizie sciite locali, la liberazione dei propri cari.

Gossip d’accatto, ovvio, ma rilanciato da vari giornali e va bene così (prima o poi qualcuno magari spiegherà le vere ragioni che hanno spinto i principi del Qatar a recarsi in un territorio controllato dal Terrore).

Detto questo è un fatto che da tempo, forse dalla liberazione dei principi in questione, l’emiro del Qatar abbia preso ad approcciare Teheran in maniera diversa, meno dura rispetto al passato e soprattutto in maniera meno confacente ai desiderata di Ryad.

Ad avvicinare il Qatar e l’Iran anche i nuovi rapporti tra Ankara e Teheran, che dal tempo del fallito colpo di Stato in Turchia (che i turchi hanno attribuito ad ambiti vicini all’Occidente), si sono fatti meno conflittuali. Un riavvicinamento che si è accentuato grazie ai colloqui di Astana dove entrambi i Paesi, sotto l’ala della Russia, stanno conducendo negoziati per risolvere la crisi siriana.

Se si tiene presente che Qatar e Ankara sono legati a doppio filo a causa della comune prossimità con la Fratellanza musulmana, si capisce ancor meglio la posizione di Doha verso l’Iran.

Ma se l’ambiguità di Doha nei confronti dell’Iran era mal sopportata da Ryad, resta da capire perché i sauditi abbiano voluto accelerare la resa dei conti, creando una conflittualità inedita e tanto pericolosa all’interno del mondo sunnita.

Più che probabile che dietro tale decisione vi sia il nervosismo saudita per l’evoluzione del conflitto siriano, che sta volgendo inaspettatamente a favore dell’asse sciita, come documenta in maniera simbolica il congiungimento sulla frontiera siro-irachena delle forze di Bagdad con quelle di Damasco (vedi Piccolenote).

Da qui la necessità per Ryad di serrare ancora di più i ranghi della fantomatica Nato sunnita contro il comune nemico sciita. Certe ambiguità interne sono più pericolose di prima.

La recente visita di Donald Trump in Arabia Saudita e il rinnovato rapporto tra i due Stati, che si era più che logorato durante l’era Obama, ha fatto immaginare ai sauditi che fosse ora di chiudere la questione Qatar, infliggendogli una punizione talmente esemplare che avrebbe avuto come effetto anche quello di rilanciare la sua leadership sul mondo sunnita.

Calcolo sbagliato. Dopo la visita di Trump, infatti, Ryad era sicura di incassare un risoluto sostegno americano, ma non è stato così. Se il presidente Usa ha infatti subito rivendicato tale decisione come un suo successo personale (avendo chiesto ai sauditi di prendere le distanze dal Terrore), i suoi generali si sono affrettati a smentirne la linea. Washington non può obliare il fatto che il Qatar ospita la più importante base aerea statunitense in terra d’Arabia.

Né l’Occidente può scegliere tra sauditi e Qatar, stante che sa benissimo che ambedue conservano rapporti più che ambigui con le centrali del Terrore (e sono tante e drammatiche le domande da porsi su tale circostanza). Il punto è che l’Occidente ha bisogno delle risorse energetiche e dei soldi degli uni e degli altri (basti vedere gli sponsor del calcio…).

Non solo l’Occidente. Ryad immaginava di poter compattare dietro di sé tutti i Paesi a maggioranza sunnita. Ancora una volta si è trattato di un calcolo risultato errato. A unirsi alla sua crociata, infatti, è stata una sparuta minoranza, seppur significativa.

Certo, ha incassato l’importante appoggio egiziano (non scontato), dovuto al fatto che il presidente al Sisi considera la Fratellanza musulmana, che ha in Doha e Ankara un suo punto di riferimento politico, un nemico esistenziale. Ma non aveva previsto tante defezioni.

Allo stesso tempo, quella che sembrava un’iniziativa volta a conseguire un successo immediato, ovvero la resa dell’emiro al-Thani o la sua caduta, si è rivelata ben altra cosa.

Ryad reputava che il blocco imposto al Qatar avrebbe messo in ginocchio in pochi giorni il piccolo emirato, che pur ricchissimo di gas deve dipendere dall’estero per tutto, in particolare per le derrate alimentari. Né aveva messo in conto che esso potesse immaginare una qualche difesa armata dei propri confini.

Invece l’Iran si è affrettato a inviare aiuti alimentari, mentre la Turchia quelli militari.

Insomma, Ryad ha ripetuto con il Qatar l’errore fatto con Sana’a. Anche in Yemen Ryad è intervenuta pesantemente a difesa di Abd Rabbuh Mansur, sovrano che ritiene legittimo, contro i suoi avversari (gli houti di religione islamica sciita e Ali Abdullah Saleh ex presidente del Paese. loro alleato).

I sauditi avevano immaginato un blitzkrieg, anche per la poderosa alleanza internazionale attrezzata all’uopo (comprensiva degli Stati Uniti). Invece il conflitto dura dal 2015 senza soluzione di continuità.

Come quella, anche la crisi del Qatar rischia di diventare duratura. E ha già avuto una conseguenza nefasta per Ryad, avendo provocato una convergenza ancora di più netta tra Doha e il mondo islamico sciita.

Significativa in tal senso un’intervista rilasciata in questi giorni dal ministro degli Esteri di Doha a un giornale russo. Mohammad Ben Abdel Rahman al-Thani ha infatti fatto un mezzo passo indietro sulla crisi siriana, aprendo alla posizione degli alleati di Damasco, in primis Teheran, che reputano necessaria la permanenza al potere del presidente Bashar al Assad.

Ryad peraltro non può permettersi una guerra contro il Qatar. Il Golfo persico è già straziato da conflitti: non solo quello in Yemen, ma anche il durissimo confronto che da tempo oppone il governo del Barhein alla comunità sciita.

Su ambedue i fronti i sauditi appoggiano i regnanti sunniti contro i loro avversari. Ryad non può aprire un altro fronte ai suoi confini (basti pensare che più di una volta i razzi dei ribelli yemeniti hanno colpito il suo territorio).

Alcuni Paesi arabi a maggioranza sunnita, come il Kuwait, stanno tentando di ricomporre la crisi. Probabile che i sovrani sauditi siano costretti ad accettare una mediazione al ribasso, stante che ogni giorno che passa tale frattura rischia di ampliarsi a detrimento del “fronte sunnita”.

Ad oggi il Qatar sembra disposto a fare un’unica concessione, quella di non dare più ospitalità ad Hamas (cosa peraltro gradita a Israele), ma su altro appare tutt’altro che remissivo.

Ancora una volta i sauditi si sono mossi in maniera improvvida, con conseguenze negative in termini di prestigio e di autorevolezza internazionale. Non solo, il confronto a distanza che da tempo hanno ingaggiato con l’Iran segna un altro punto a favore di quest’ultimo Paese.

  • Maria

    Congratulazione per l eccellente informazione facendo chiarezza sulla vera situazione pero ci sono ancora punti oscuri da chiarire e cioe la forte resistenza di DAESH a Raqqa data per vinta da molte informazioni ma ancora in mano ai jihadisti di DAESH. Chi li finanzia?? Veramente i Sauditi sono assenti su questo bollente campo di battaglia siriano?? Ora i Sauditi si sono calmati ma quando riceveranno l enorme arsenale d armi promesso da Trump si scatenera il putiferio in tutto l areale coinvolgendo Putin e Trump ora in un certo senso rinconciliati dopo il gelo di Obama. DOMANDA non ancora Evasa Come mai gli USA scelsero il Qatar sapendo il suo sostegno ai terroristi di Siria per installare una grande base militare e colpire gli alleati del Qatar combattenti in Siria?? Inoltre c e l altro contenzioso caduto in oblio e cioe la decisione della Germania di trasportare le sue basi militari attualmente in Turchia in Giordania che ha acconsentito a causa del profondo contenzioso politico con Erdogan. Stranamente la Turchia sostiene il Qatar pur facendo parte della NATO. E una situazione complicatissima e per di piu ingarbugliata che necessita di un abilissimo politico aiutato da una squadra d esperti ottimi politici e militari per uscire da questo pantano di sabbie mobili. All orizzonte si stanno annunv errore annunciando nubi neressimi foriere di un cataclisma pronto a scatenarsi sul medioriente coinvolgendo tutto il pianeta. Ma non perdiamo la speranza anche se tempi difficilissimi e disastrosi si abbatteranno con una violenza inaudita sara l ultima battaglia per ottenere la tanto sospirata pace dopo due catasrofici conflitti mondaiali errore mondiali. Maria

    • Idleproc

      E’ un problema strategico molto più ampio che coinvolge tutti gli aspetti globali con in testa quello del mondo multipolare o unipolare con le sue conseguenze economico-finanziarie.
      Al momento stanno ancora litigando in casa su di un paio di strategie fallite e non è che l’una sia “migliore” dell’altra.

  • agosvac

    A me questa stupidaggine fatta dall’Arabia Saudita sembra tanto somigliare ad un vecchia “pulla” che va da un chirurgo estetico per farsi rifare la verginità perduta ormai da decenni! Tutti sanno che si tratta solo di una vecchia “pulla”, ma la pulla spera di ritornare integra facendo dimenticare il suo passato piuttosto “allegro”. Per quanto riguarda l’Arabia Saudita le scemenza è gravissima perché ha dimenticato che in Qatar c’è la più grossa base navale del suo amato alleato americano! C’è da dire che se i sauditi fossero intelligenti non avrebbero sovvenzionato il terrorismo dell’isis!

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Pensa all’acqua, solo all’acqua.

  • Raoul Pontalti

    Quella dei rapporti tra il Qatar e l’Iran è l’ultima delle questioni: il paese della regione che ha i migliori rapporti con l’Iran e non da oggi è l’Oman che condivide con l’Iran l’amministrazione del o strategicissimo stretto di Hormuz (il centro di direzione del traffico navale nello stretto è anzi omanita) e nessuno si sogna di rompere con l’Oman per queste ottime relazioni. Le ragioni sono dunque altre per la rottura tra Arabia saudita (con Baharain, Kuwait e ed EAU) e Qatar e inerenti a questioni in seno al GCC (Consiglio di cooperazione del Golfo) oltre che di relazioni divenute troppo stretta tra Qatar e Turchia in merito anche alla questione siriana.

  • Umberto Ciotti

    A me sembra che tutto il mondo islamico, sunnita e sciita, sia marcio di prepotenza e autoritarismo. Tutto.

  • johnny rotten

    Come disse un grande analista, i sauditi sono un isis che ce l’ha fatta, e non è da escludere che siano queste due versioni del terrorismo islamista ad essere scaricate, anche con Saddam Hussein lo scaricamento da parte americana iniziò quando Saddam chiese all’ambasciatrice americana a Bagdad se avessero qualcosa in contrario, rispetto all’invasione Irakena del Q8? l’ambasciatrice disse che non c’era alcun problema, che andasse tranquillo, tutti si sa come finì la storia, quindi a questo punto per capire cosa sta accadendo bisogna vedere il seguito, gli americani sono traditori e falsi per natura.

    • percival656

      Le sarei molto grato se lei avesse modo di farci avere in supporto cartaceo originale la opportuna documentazione ”declassificata” in base alla quale si evince che ”la ambasciatrice USA a Baghdad diede la luce verde a Saddam Hussein circa la invasione del Kuwait”. Sarebbe molto interessante, poiche’ sarebbero documenti che andrebbero direttamente nei libri di storia.
      Diversamente, fossero solo le solite chiacchiere degli amici al bar……………
      le chiederei di astenersi a riportarle sul blog e di limitarsi a parlarne con i suoi amici fra uno sprizz e l’altro.

      • johnny rotten

        Se lei non è in grado di accedere ad informazioni pubbliche rilasciate dall’ambasciatrice in persona, all’epoca dei fatti, non stia a rompermi i coglioni, per favore, se invece insiste, la bannerò così eviterò di leggere ancora le sue idiozie.

        • percival656

          Benissimo.
          Mi banni pure.
          Non essere letto da lei e’ un grande piacere

  • andromaca

    Avere petrodollari non sdogana i sauditi dall’essere fondamentalmente dei pecorai beduini e ignoranti E questo vale per tutti i signori del petrolio. Non prendo posizioni sui cambiamenti climatici e relativa necessità di rinunciare ai combustibili fossili, ma se questo serve a fare a meno del loro petrolio per rimandarli a pascolar cammelli, ben vengano tutte le teorie ad oc. Non se ne può più di riverire e blandire questi quattro satrapi medievali, continua causa di violenze, disastri e ricatti
    Shalom

    • Nerone2

      Il petrolio e’ un prodotto abiotico, non e’ fossile.
      Viene generato direttamente nella profondita’ della Terra e portato in superfice relativamente vicina. Non e’ piu’ una teoria ma un dato di fatto. Sono ormai anni … decadi… che gli scenziati russi (USSR anni 50′) lo affermano. Lo dimostrano i giacimenti esauriti, vengono riforniti da fonti profonde e si verifica a velocità diverse.
      Anche le compagnie petrolifere americane sono a conoscenza che non e’ fossile il petrolio. Lo hanno costatato negli ultimi due o tre anni nel golfo del Messico. Hanno potuto pompare petrolio da giacimenti esauriti da circa 10-20 anni.
      Questo forse spiega la caduta del prezzo del petrolio grezzo.

      Per il resto del tuo commento sono daccordo. I sauditi sono una massa di pecorai.

  • Leonardo

    Sono proprio degli incapaci, esportatori solo di terroristi. A livello strategico sono disarmanti.
    Se non avessero tutti quei soldi dal petrolio, sarebbero insignificanti.

  • martello carlo

    Rimango a bocca aperta di fronte a contante dotte considerazioni geopoliticoreligiose sulla casba arabesca del medio oriente di fronte a cui io, povero populista, non sono in grado di contorcermi.

    Superare i vecchi, obsoleti ragionamenti su multinazionali, 7 sorelle e venditori di armi, concedendo il giusto peso alla religione è già un grosso passo avanti.

    Certo che non sarà facile districarsi tra sunniti, sciiti, e tutte le sottospecie discendenti dalle tribù nomadi dedite alle razzie fino ai tempi di DIESEL: Qahtanidi e Adnanidi, Wahabiti, Houtiti, Imamiti, Azraqiti, Najadāti, Nukkariti, nonostante il tentativo di MAOMETTO di riunirli sotto un’ unica fede monolitica, mi sembra che non si siano ancora messi d’ accordo.

    Certamente prima o poi con il vs. contributo si riuscirà ad arrivare alla soluzione dei problemi, ma nel frattempo,dal momento che il DIO MAINSTREAM ci vuole multiculturali e quindi questi ce li abbiamo già tra i piedi, ci volete dire con quale tribù dobbiamo INTEGRARCI?

  • la-gazza

    evidentemente c’è un piano: da superpotenza economica stanno diventando anche potenza militare, specie dopo gli ultimi accordi con l’America. Il che non so se sia un bene, visti i precedenti e gli influssi negativi sui vicini e sull’Occidente (vedi i finanziamenti di moschee)