Nord Stream 2

Gasdotto Nord Stream
L’asse Russia-Germania

Il gasdotto Nord Stream è da tempo al centro dello scontro fra Occidente e Russia, con la Germania che si è trasformata nel corso degli anni in un vero e proprio hub energetico del gas russo in Europa. E se il Nord Stream è già una realtà che comporta l’arrivo in Europa, attraverso il Baltico, di 55 miliardi di metri cubo l’anno di gas, il suo raddoppio, il Nord Stream 2, allarma in particolare gli Stati Uniti. Con l’obiettivo non celato di sfidare la Russia nel mercato del gas europeo, il progetto del raddoppio di questa infrastruttura significherebbe un immenso flusso di gas da Mosca diretto in Germania. Rafforzando quindi il ruolo del Cremlino in Europa.

Il percorso di Nord Stream

Il gasdotto è composto da due linee parallele da 27,5 miliardi di metri cubi all’anno. Lungo 1.220 chilometri, la pipeline parte da Vyborg, in Russia, e giunge a Greifswald, in Germania. A quel punto, il gas si collega alla rete tedesca entrando nel mercato europeo e nel sistema continentale di distribuzione dell’oro blu.

Il percorso del gasdotto è quasi completamente off-shore, e passa tutto il Mar Baltico evitando accuratamente di passare nella zona economica e nelle acque territoriali di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. Una scelta chiaramente strategica: i Paesi baltici e la Polonia hanno da sempre una visione estremamente negativa della Russia e dei rapporti di Mosca con il resto dell’Europa. E proprio per questo motivo, Mosca ha preferito scavalcare le possibile contestazioni baltiche affidandosi a un gasdotto subacqueo che esclude le aree sotto la giurisdizione dei Paesi che sono più avversi alla strategia del Cremlino.

Il Nord Stream 2

Se il Nord Stream ha sempre rappresentato il simbolo dell’esportazione russa di gas, non deve stupire che il suo raddoppio sia visto con estremo sospetto da tutti coloro che vogliono scindere Mosca dai destini energetici europei.

E la storia del progetto del raddoppio evidenzia proprio questo scontro. Nell’ottobre 2012, gli azionisti di Nord Stream hanno deciso, dopo un attento di studio fattibilità, che l’idea della costruzione di una terza e quarta conduttura fosse realizzabile. Da quel momento, si inizia a parlare di Nord Stream 2. Il progetto va avanti fino al gennaio del 2015, quando c’è una prima interruzione: il piano di raddoppio viene sospeso poiché le linee esistenti funzionavano a metà della capacità a causa delle sanzioni europee a Gazprom.

nord stream

Il progetto riprende dopo sei mesi, a giugno 2015, con un accordo per la costruzione di due linee aggiuntive tra Gazprom, Royal Dutch Shell , E.on , Omv ed Engie . Nel 2017, per ovviare al veto polacco, Uniper, Wintershall, Engie, Omve Royal Dutch Shell firmano un accordo di finanziamento con Nord Stream 2 Ag, società controllata di Gazprom. Secondo l’accordo, ciascuna società avrebbe fornito 950 milioni di euro per coprire il 50% dei costi di progetto, pari a 9,5 miliardi di euro. Il resto sarebbe finanziato da Gazprom. Nel maggio 2018 è iniziata la costruzione del terminale di Greifswald. Attualmente, sono stati realizzati più di 200 chilometri di tubature.

Il nuovo gasdotto

Nord Stream 2 sarà composto da 200mila tubi di acciaio ricoperti di cemento e successivamente rinforzati con un’armatura di ferro. Ogni tubo è lungo 12 metri e pesa 24 tonnellate. In tutto saranno necessarie 2.424 migliaia di tonnellate di acciaio. Le condutture vengono posate sul fondo del Mar Baltico da navi che prima li assembleano a bordo e poi li posano. Secondo Il Post, ritmo sarà di tre chilometri al giorno. Un lavoro titanico che però, fino a wuesto momento, nonostante le sanzioni e le proteste, procede. 

L’opposizione al Nord Stream 2

Tutti i Paesi dell’Europa orientale si oppongono al Nord Stream 2. Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania, temono da un lato l’aggiramento russo e dall’altro il fatto che Mosca e Berlino siano collegate in modo sempre più solido, con il timore che la Russia abbia in Germania un alleato. La paura di una possibile invasione russa continua ancora ad aleggiare come uno spettro su tutte le repubbliche baltiche e non solo.

Più a sud, Repubblica Ceca e Bulgaria sono contrarie alla realizzazione del gasdotto per motivi diversi. Il loro non è timore dell’invasione russa quanto paura di perdere l’opportunità di essere Paesi di arrivo e transito del gas in arrivo dalla Russia. Questi due Stati temono che il Cremlino abbia scelto la via del Mar Baltico per aggirare l’Ucraina andando a ledere gli interessi dei Paesi di transito.

Le paure dei Paesi baltici sono, non casualmente, le stesse degli Stati Uniti e della Nato. Proprio per questo motivo, il presidente Donald Trump ha ricordato come la Germania sia dipendente dal gas russo nonostante abbia le forze Usa sul suo territorio. In quelle dichiarazioni di Trump non c’era solo il desiderio di vendere gas liquefatto americano alla Germania (cosa poi avvenuta), ma anche il guanto di sfida nei confronti di Mosca. Per Washington, l’Europa deve sganciarsi gradualmente dalla dipendenza dal gas russo. E il Nord Stream 2 va nella direzione contraria.

L’Ucraina e il Nord Stream 2

Secondo molti osservatori, l’obiettivo di Vladimir Putin nella realizzazione del raddoppio del Nord Stream sarebbe quello di scavalcare non solo i Paesi baltici, ma anche l’Ucraina. Essendo Kiev, da sempre, uno dei Paesi di transito del gas russo, l’obiettivo del Cremlino sarebbe quello di evitare di passare per il territorio ucraino dopo che il Paese si è completamente spostato nell’orbita occidentale, minacciando anche di entrare nella Nato.

Dal momento che l’Ucraina incassa quai tre miliardi di euro all’anno di tasse per il passaggio del gas russo sul suo territorio, è del tutto evidente che la riduzione, o il progressivo azzeramento del passaggio di oro blu in Ucraina sarebbe, per Kiev, una perdita economica enorme. Proprio per questo motivo, Petro Poroshenko ha già chiesto garanzie ad Angela Merkel sul ruolo del nuovo gasdotto. Ma gli interessi tedeschi sono ovviamente per la sua realizzazione. Anche per questo motivo, Berlino è considerata come l’unica potenza in grado di fare da mediatore fra Kiev e Mosca. Ha interessi a mantenere i rapporti positivi con entrambi gli schieramenti della crisi in Ucraina.