General Khalifa Haftar speaks during a news conference at a sports club in Abyar, a small town to the east of Benghazi. May 17, 2014. The self-declared Libyan National Army led by a renegade general told civilians on Saturday to leave parts of Benghazi before it launched a fresh attack on Islamist militants, a day after dozens were killed in the worst clashes in the city for months. Families could be seen packing up and driving away from western districts of the port city where Islamist militants and LNA forces led by retired General Haftar fought for hours on Friday, killing at least 43 people. REUTERS/Esam Omran Al-Fetori (LIBYA  - Tags: CIVIL UNREST MILITARY POLITICS)

In Libia è già partita
la lotta per la successione ad Haftar

Il generale Haftar sarebbe vivo, ma non in grado di continuare a comandare il suo esercito che negli ultimi anni ha preso il controllo di quasi tutta la Cirenaica: sono queste le ultime novità emerse da un articolo apparso su AgenziaNova nelle scorse ore. A cercare di mettere maggiore chiarezza circa le condizioni di salute di Haftar, è stato Mohammed Bousiri: ex consigliere del generale, in un’intervista rilasciata al quotidiano “al Araby al Jadid” Bousiri ha affermato di sapere che l’uomo forte della Cirenaica è vivo e si trova in gravi condizioni a Parigi, a causa di un ictus celebrale.

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Bousiri vive adesso negli Usa, ma al quotidiano sopra citato ha comunque dichiarato di avere notizie di prima mano su Haftar, essendo in ottimi rapporti con il entourage. Al capezzale del generale, sarebbero presenti i suoi più stretti familiari e collaboratori: anche se la notizia del decesso è stata smentita, Bousiri crede però che oramai la situazione sia compromessa e che dunque può dirsi già iniziata la delicata partita per la successione.

Gli sponsor internazionali di Haftar alla ricerca di un sostituto

Mentre Haftar lotta tra la vita e la morte in una stanza d’ospedale nella capitale francese, a pochi passi da lui i suoi quattro figli assieme al fedelissimo Aoun al Farjani stanno discutendo della successione. E’ questo lo scenario descritto da Bousiri nell’articolo riportato poi da AgenziaNova: le condizioni del generale sono tali da iniziare a parlare in maniera concreta della successione. Assieme a familiari e collaboratori, a trattare di successione sarebbero anche i servizi d’intelligence francesi: Parigi ha sempre sostenuto Haftar e vorrebbe imporre il proprio peso politico per la designazione del nuovo leader della Cirenaica. Dall’Eliseo è già arrivato un primo veto: alla Francia infatti non piacerebbe Abdel Razaq al Nadori, principale indiziato delle prime ore per il dopo Haftar per via del suo attuale ruolo di capo di Stato maggiore dell’esercito libico guidato dal generale.

I francesi punterebbero invece su un altro nome, ossia quello di Abdel Salam al Hasi, attualmente a capo delle operazioni dell’esercito di Haftar; rispetto ad Al Nadori, Al Hasi ha la fama di un generale dal profilo anche politico e dunque più adatto, secondo Parigi, a prendere il posto di Haftar. A premere per Al Hasi sarebbero anche Egitto ed Emirati Arabi Uniti, altri due grandi ed importanti sponsor del generale della Cirenaica; come si legge in un articolo di Francesco Bussoletti sul sito Difesa&Sicurezza, Al Nadori viene considerato una vera e propria “testa calda” e non darebbe necessarie garanzie agli attori in questi anni vicini ad Haftar.

Ma per capire chi prenderà il posto del generale oramai messo fuori gioco dalla salute, bisognerà attendere anche la risoluzione di beghe tutte interne al parlamento di Tobruck ed alla Cirenaica. In queste ore infatti, sono in corso diversi tentativi a livello politico e diplomatico per convincere l’ala più vicina ad Al Nadori ad optare per Al Hasi. E’ in particolare Aguila Saleh, presidente del parlamento di Tobruck, a sostenere assieme a diversi deputati la designazione di Al Nadori e questo, secondo il racconto di Bousiri, rallenterebbe al momento le operazioni di scelta del successore.

L’importanza di scegliere il successore in tempi brevi

Anche se lontano da ogni parvenza di vero e proprio governo e vero e proprio Stato, il sodalizio formato dalle forze fedeli ad Haftar e dal parlamento di Tobruck ha comunque rappresentato negli ultimi tre anni un piccolo ma significativo barlume di stabilità per la parte orientale della Libia. A dispetto dei frazionamenti ben distinguibili in Tripolitania e nel Fezzan e, soprattutto, a differenza di una scarsa capacità di controllo del territorio da parte dell’esecutivo stanziato a Tripoli, le forze di Haftar hanno permesso di unificare quasi integralmente il territorio della Cirenaica e creare un primo embrione di nuovo Stato libico. L’improvvisa uscita di scena del generale, adesso rischia di frazionare anche il fronte orientale e di spiazzare le potenze che hanno finanziato l’ascesa di Haftar.

Ecco perché da Parigi, come da Il Cairo, da Abu Dhabi come in altre cancellerie mediorientali, si sta cercando di attuare il prima possibile il passaggio di consegne: troppo elevato il rischio che, con ulteriori perdite di tempo, si consolidino schieramenti e posizioni interne alle forze di Haftar tali da creare in pochi mesi estenuanti (oltre che insostenibili) lotte di potere. A prescindere dalle reali condizioni di salute del generale, una cosa appare certa: il braccio di ferro interno ed esterno alla Libia per la successione è già iniziato e gli esiti appaiono, ora più che mai, altamente imprevedibili.