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Faccia a faccia con lo Stato Islamico

La colonna di fuoristrada divora l’asfalto, avanza come una mandria impazzita. Si fa largo a colpi di clacson, ruggisce in mezzo al traffico, punta prepotente chiunque ostacoli la sua corsa. Chi l’intravvede nel retrovisore e fa in tempo ad accostare abbassa il finestrino, alza le dita in segno di vittoria, strilla “Viva Libya, Viva Misurata”. I miliziani ammassati sui cassoni di camion e pick up s’alzano in piedi, s’aggrappano alle mitragliatrici e ai lanciarazzi Grad, contraccambiano il saluto alzando al cielo le canne dei kalashnikov. “Andate a combattere Daesh….che Allah vi benedica! Siamo tutti con voi. Misurata è con voi”, urla Abdul affacciandosi dal ristorante dove ha mollato “ciorba” e “kebab” pur di salutare i miliziani in marcia.

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Eppure c’è poco da cantar vittoria. La notizia gira da qualche ora, ma adesso è certezza. A Sirte e più in giù, a Nawfaliya, 145 chilometri a sud est, lo Stato Islamico è all’offensiva. Noi lo sappiamo già dalle prime ore di questa mattina quando la colonna della 166ma brigata di Misurata incaricata di scortarci a Sirte ci lascia a metà strada. La scusa ufficiale per l’abbandono è la chiusura della strada. Ma dura poco. Già poche ore dopo qualcosa trapela. Gli ufficiali, tesi e nervosi, non dispensano più sorrisi. Non discutono più con i giornalisti. Restano incollati alla radio, controllano le armi, attendono ordini. Poi qualcosa in più trapela. Lo Stato Islamico, dopo giorni di stallo, sta cercando di rompere l’assedio.

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Il primo segnale dell’offensiva arriva da Nawfalya, la cittadina conquistata dal gruppo terroristico un mese e mezzo fa, all’inizio dell’avanzata verso la Sirte. Ma il nostro arrivo in Libia e a Misurata per questa nuova tappa dei reportage degli Occhi della Guerra coincide con l’inasprirsi della situazione anche a Sirte. Anche lì, secondo notizie frammentarie, ma ripetute con insistenza, si combatte da metà mattina. I primi caduti e le prime vittime dei combattimenti sarebbero già sulle ambulanze partite dall’ospedale di Misurata.

Dopo settimane di attesa durante le quali le formazioni di Misurata si sono limitate a circondare i terroristi, i primi a prendere l’offensiva sembrano essere i miliziani del Califfato. Un Califfato deciso ad esibire anche qui tutta la propria aggressività e la propria capacità militare. Ma non solo. L’offensiva – scattata all’indomani del viaggio di Matteo Renzi a Sharm El Sheick – suona come una diretta risposta alle dichiarazioni con cui il premier ha ufficializzato, d’intesa con il presidente egiziano Al Sisi, un possibile intervento in Libia. Un intervento destinato nelle parole del premier ad arginare lo Stato Islamico ed evitare la caduta di altre città libica nella sua sfera d’influenza. Il primo a intervenire, il primo a muovere le proprie pedine sul tavolo di questo complesso Risiko bellico propagandistico è invece proprio lo Stato Islamico. Sullo scacchiere libico si prepara insomma una partita decisiva dello scontro con il Califfato. E noi degli Occhi della Guerra siamo qui per raccontarvela.