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Libertà di stampa: Polonia come Ungheria

“Il governo sta promuovendo una ri-polacchizzazione della stampa (…) I nostri media nazionali dovrebbero essere più polacchi”. Questa e frasi analoghe stanno venendo più volte ripetute dai leader del PiS, acronimo di “Diritto e Giustizia”, il partito che a ottobre ha stravinto le elezioni nazionali polacche. Forte di oltre metà dei seggi in parlamento, è in grado di governare da solo e ha i numeri per promuovere le riforme incisive che annunciate in campagna elettorale. In primis quelle che riguardano il controllo dei media e che regolano la libertà di stampa e di espressione.

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Dopo alcune settimane di insediamento il nuovo governo ha modificato alcune leggi che stabiliscono il funzionamento della radio e delle tv nel Paese. Il nuovo esecutivo ha nominato i nuovi vertici della televisione e della radio pubbliche, licenziato alcuni giornalisti molto noti e chiuso alcuni programmi tv considerati critici nei confronti del nuovo establishment. Annunciando inoltre di voler aumentare i suoi poteri in fatto di sorveglianza digitale.
Attraverso le nuove modifiche il governo si è dato il potere di assumere e licenziare i giornalisti. Le nuove disposizioni, infatti, modificano completamente i meccanismi di nomina dei vertici delle emittenti pubbliche: il Ministro del Tesoro ha ora il diritto di licenziare e assumere chi meglio preferisca, in qualsiasi momento. In questo modo il governo ha di fatto la possibilità di scegliere, assumere o licenziare i manager delle emittenti pubbliche. Cosa, quest’ultima, che in precedenza spettava alla National Broadcasting Council, un’istituzione indipendente ancorata alla costituzione e operativa come un corpo di supervisione sia per il settore pubblico che per quello privato del broadcasting polacco.

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Il governo punta a trasformare l’intero servizio pubblico. Il Ministro della cultura e dell’eredità nazionale Piotr Glinski ha annunciato che un nuovo pacchetto di riforme trasformerà i media di servizio pubblico e la Polish Press Agency da imprese commerciali a “istituzioni nazionali e culturali” che potranno garantire “finanziamenti stabili e opportunità di sviluppo”. Secondo un’inchiesta fatta dallo European Journalism Observatory  il governo avrebbe pronta una riforma completa del servizio pubblico già da questa primavera, che prevede la creazione di una nuova istituzione che controlli direttamente i media pubblici polacchi; un nuovo modello di finanziamento per il servizio pubblico e maggiori fondi provenienti dalle emittenti private; il ridimensionamento del ruolo della National Broadcasting Council, senza che questa abbia poteri di regolamentazione sui media; un nuovo sistema di nomine delle massime cariche della pubblica comunicazione, non vincolate al parlamento ma direttamente al volere governativo.

Il governo ha anche annunciato di voler cambiare le leggi in termini di sorveglianza, puntando ad avere maggiore accesso ai dati digitali dei cittadini e ad aumentare i suoi poteri in fatto di controllo e di monitoraggio delle comunicazioni Internet. L’European Journalism Observatory  si aspetta, inoltre, che il prossimo passo possa essere l’intervento diretto sulla programmazione, dato che alcune trasmissioni, note per le critiche nei confronti del potere, vengono ora cancellate o sostituite.

Il nuovo modello di controllo ha suscitato la preoccupazione dell’Unione europea. L’European Broadcasting Union (Ebu) ha chiesto al Presidente polacco Andrzej Duda di non firmare il nuovo pacchetto di riforme, raccomandando al Paese la salvaguardia dell’indipendenza del servizio pubblico dalle intromissioni governative. Le stesse preoccupazioni sono state espresse dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks e dal Segretario generale del Consiglio Thorbjørn Jagland. Anche il Parlamento europeo ha dibattuto le scelte del governo di Varsavia riguardo i media e, nonostante il risultato finale di questi cambiamenti sia ancora sconosciuto, ha per la prima volta dato inizio a una procedura di supervisione. Si tratta di forti segnali di avvertimento ai quali il partito di governo polacco ha risposto che le nuove leggi dovevano essere introdotte per rendere i media pubblici polacchi “imparziali e obiettivi” e che le riforme siano necessari perché la precedente coalizione al potere avrebbe preso “un controllo esagerato e pieno” sui media pubblici. Resta comunque molto improbabile che il Paese si possa veder infliggere pesanti sanzioni.

Ma cosa spinge la Polonia a voler controllare così profondamente il proprio sistema di informazione, fino a rischiare di comprometterne l’indipendenza? Quello del governo polacco è in realtà un comportamento piuttosto tipico nell’Europa centro-orientale. Dal 1989 in poi la politicizzazione dei media – in particolare per quanto riguarda le emittenti pubbliche – e le forti ingerenze dello Stato nell’informazione (retaggio, questo, spesso figlio dell’eredità sovietica) hanno reso la relazione tra la politica e i media spesso complicata e ricca di conflitti. Le riforme polacche prendono infatti spunto dall’Ungheria, il cui governo ha avviato un processo di regolamentazione di giornali, radio, tv e organi di informazione che ha potenziato il ruolo dell’Autorità Nazionale delle Telecomunicazioni, il cui garante è un uomo di fiducia del premier. E che“è sempre favorevoli all’operato del governo e rende l’informazione pubblica totalmente legata a quella dell’esecutivo” racconta Jùlia Vàsàrhely, giornalista dissidente ungherese. Un altro esempio lampante di strumentalizzazione dell’informazione è invece l’Ucraina, dove, come spiegato da uno studio condotto dal Lviv Media Forum, a seguito della rivoluzione dell’Euromaidan del 2014 le testate sono diventate degli strumenti nelle mani dei politici, che li usano liberamente per i propri interessi, a prescindere dal proprio schieramento.

Quanto sta avvenendo in Polonia non è dunque una novità. Ogni governo polacco in carica in tra il 1989 e il 2015 è stato accusato di trattare i media pubblici come strumenti di mera propaganda politica. Ma anche prendendo in considerazione tutti questi precedenti, la portata dei cambiamenti introdotti dal nuovo governo di Varsavia da novembre a oggi è davvero sorprendente, sia per gli osservatori nazionali che per quelli internazionali.

@luca_steinmann1

  • Maretz

    Beh, certo, i paesi dell’est si sono stufati di avere i media in mano a degli stranieri, che possono manipolare l’opinione pubblica come pare a loro… Non c’è niente di sorprendente in tutto questo.

    Come in Ungheria, anche in Polonia il mercato della stampa è piuttosto libero: se l’emittente statale diventa troppo di parte, allora le persone andranno a seguire canali di informazione privati, e ce ne sono parecchi.

    La stessa cosa è successa in Ungheria durante il periodo socialista: dopo il 2002 oltre ai canali commerciali di rilievo nazionale (entrambi due soggetti a grandi gruppi mediatici internazionali) anche la tv statale tornò a fare propaganda di sinistra… quindi scese in campo HirTV, primo canale all-news privato. Per accedere a informazioni libere, gran parte della popolazione scelse di abbonarsi, e senza alcun sostenimento dal governo di sinistra, diventò a breve uno dei canali più seguiti del paese.

    Il problema della sinistra in Ungheria è che nessuno gli dà più retta… possono pure lamentarsi per il fatto che i media statali fanno di nuovo da stampella al governo (come è stato per altro sotto tutti i governi ungheresi, quelli di sinistra inclusi), ma se i media di sinistra avessero un pubblico, non ci sarebbe problema. Invece vediamo che tutti gli eroici emittenti “indipendenti” (i.e. di sinistra) vanno a fallire… e non perchè il governo li mette a bando. Ma perchè non servono a nessuno… tranne a una manciata di attivisti sinistroidi, come la Vàsàrhelyi…