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Libano, la speranza che nasce dalla paralisi

Il vento spinge i fiocchi di neve in una folle danza, a tratti si accumulano in dune alte più di un metro, in altri il vento scopre la roccia nuda o i fili d’erba congelati. Ogni fiocco è unico e differente da tutti gli altri, fluttuano nell’aria come accompagnati da un concerto di musica orientale.

Le montagne dei Monti Libano raggiungono i tremila metri di altezza, alle loro pendici le onde del mediterraneo si infrangono sulla costa. I cristiani, durante le prime invasioni islamiche, si inerpicarono sulle montagne per cercare un rifugio sicuro. Tra queste vette hanno convissuto per secoli con i drusi e con i nuovi vicini sunniti e sciiti.

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Come un cumulo di neve, apparentemente tutto uguale, è formato in realtà da miliardi di fiocchi unici ed irripetibili, anche i Monti Libano sono abitati da esseri umani, ognuno con la sua identità, che si raggruppano in comunità religiose settarie che faticano però a trovare un collante nazionale libanese.

Dopo la fine della guerra civile ogni comunità ha cercato un protettore straniero. I sunniti l’Arabia Saudita, gli sciiti l’Iran. I cristiani si sono divisi. La maggioranza è alleata con i sunniti, la minoranza con gli sciiti.

Dopo l’uccisione del primo ministro sunnita e moderato Rafiq Hariri, che aveva guidato la ricostruzione del Libano grazie ai finanziamenti sauditi, la politica si è polarizzata e sono nati due grandi schieramenti. Il sospetto di un coinvolgimento siriano nell’omicidio del primo ministro ha avvelenato i pozzi, già molto compromessi, della politica libanese. Le due coalizioni che si sono formate a seguito di questi avvenimenti hanno finito per legarsi ancora di più a potenze straniere. La Coalizione dell’Otto Marzo è strettamente legata alla Siria di Bashar Al Assad, che viene vista come la potenza amica che ha stabilizzato il Libano dopo la guerra civile. Hezbollah è il partito più conosciuto di questa coalizione che ha come stella polare non solo Damasco, ma anche l’Iran. Storicamente prende i voti della maggioranza degli sciiti.

La Coalizione del Quattordici Marzo è invece l’insieme dei partiti politici che durante la rivoluzione dei Cedri, dopo l’uccisione di Hariri, ha capeggiato le manifestazioni di massa che hanno portato all’uscita dal paese dell’esercito siriano.

I militari di Damasco dopo la guerra civile libanese avevano trasformato il paese in una specie di protettorato. Questo raggruppamento politico ha il sostegno della maggioranza dei sunniti e di più di metà delle diverse comunità cristiane. Il suo protettore e finanziatore è l’Arabia Saudita. Generalmente, nonostante i fondi arrivino da Riad, la coalizione del 14 marzo è percepita come più modernista di quella sostenuta dalla laica Siria e dalla Repubblica Islamica dell’Iran.

La cifra stilistica della politica libanese degli ultimi anni è la paralisi. Questi due raggruppamenti con idee incompatibili si equivalgono. Essendo entrambi legati a paesi come la Siria di Bashar Al Assad, l’Iran e l’Arabia Saudita, nazioni che in questi ultimi anni si affrontano indirettamente e in paesi terzi, in un sanguinoso conflitto internazionale, le loro contrapposizioni avrebbero potuto diventare esplosive per il Libano.

È noto come Hezbollah partecipi attivamente ai combattimenti in Siria a fianco di Bashar El Assad e che l’Arabia Saudita finanzi i gruppi armati che si oppongono al governo ufficiale di Damasco. Il risultato in Libano e’ la paralisi. In parlamento la legislatura è scaduta ormai da tempo, ma non si sono mai tenute le nuove elezioni. Anche il mandato del presidente della repubblica, per costituzione cristiano, è scaduto, ma non si è mai trovato un accordo per eleggere il successore. Tutto è fermo, ma tutto va avanti come se niente fosse. Il paese non è crollato. In fondo i libanesi sono abituati a non avere un governo.

La cifra stilistica di questo miracolo è che nessuno vuole una nuova guerra. Dopo quindici anni di conflitto fratricida, meglio vivere facendo finta che nulla stia accadendo. L’apparente immobilità nasconde un paese in cui ci si arricchisce come sempre. Una svizzera anarchica, un’isola tranquilla in mezzo a un maremoto. Nessuno vuole tirare troppo la corda e gettare il paese nel precipizio.

Certo nel centro storico, stile Montecarlo, di Beirut la crisi economica si sente, non ci sono più i miliardari del Golfo che venivano a divertirsi e non ci sono più i turisti europei. Ma poteva andare infinitamente peggio.

La situazione nella più povera e sunnita Tripoli si è stabilizzata, così come nella valle della Bekaa, ad un’ora da Damasco, sciiti e cristiani vivono una relativa tranquillità. Inoltre, il paese che conta una popolazione di poco più di tre milioni di libanesi e cinquecento mila palestinesi, è sopravvissuto all’arrivo di quasi un milione di profughi siriani.

Certo i problemi non mancano, basti pensare all’attentato, rivendicato dall’Isis, contro gli sciiti di Beirut, in cui sono morte più di quaranta persone. Chiara rappresaglia contro la partecipazione di Hezbollah al conflitto siriano.

Attualmente il primo ministro e’ il sunnita Tammam Saeb Salam, che e’ vicino alle posizioni dell’Alleanza del 14 Marzo,  filo Arabia Saudita, ma ha comunque buoni rapporti con i sostenitori di Damasco. Il suo governo e’ però paralizzato, mentre il parlamento, scaduto ormai da tempo, invece di indire le elezioni, continua a prolungare la legislatura per timore che il paese non sia pronto per le nuove elezioni.

Il malcontento dei giovani e’ esploso nella capitale, dove negli ultimi mesi, a seguito della mancata raccolta della spazzatura, vi sono state molte proteste in cui si chiedeva un rinnovamento della politica libanese.

Nonostante la democrazia dei Cedri sia ancora profondamente settaria e legata alle 18 religioni del paese, i giovani sono ormai diversi. Almeno nella capitale rifiutano le divisioni religiose e cercano maggiori libertà. Sono però incastrati nella guerra che attanaglia la regione e se non finiranno per emigrare all’estero, i frutti delle loro battaglie si vedranno tra un decennio. Oggi i genitori sono infatti troppo preoccupati per toccare lo status quo che, pur pieno di veleni religiosi e settari,  è percepito come preferibile all’esplosione di proteste che, magari partendo con i migliori propositi, possano accendere vecchie tensioni e far precipitare il paese nel conflitto generale che attanaglia il mondo islamico.

La neve continua a cadere sulle vette, un raggio di sole squarcia le nubi, il mare appare non lontano. Il piccolo miracolo libanese sopravvive ai suoi veleni e stupisce ancora.

  • beowulf2

    Sei un essere spregevole e viscido.Nemmeno una parola sull’invasione siriana, sui bombardamenti sul palazzo presidenziale del cristiano Aoun con i Sukoy russi( grazie dea Nemesi…), sui cristiani calpestati vivi dai thanks siro-russi, sulla fuga disperata o la morte dei cristiani, sulla farsa della nuova costituzione ( che fa dei cristiani cittadini di serie b sulla terra dove vivono da molto piu tempo dei mussulmani)fatta firmare ai parlamentari col fucile siriano puntato alla tempia.L’Occidente cristiano e codardo , purtroppo, e’ fatto di gentaglia come te.